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Criminalità a Palermo, l’arcivescovo Lorefice: “Istituzioni agiscano o prevarrà la mafia”

Criminalità a Palermo, l’arcivescovo Lorefice: “Istituzioni agiscano o prevarrà la mafia”
Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

Il metropolita del capoluogo siciliano chiede un intervento urgente per la sicurezza dei cittadini palermitani

A Palermo adesso c’è tanta paura con l’escalation di violenza che sta colpendo nelle ultime settimane la città e che negli ultimi giorni ha avuto il suo apice con due omicidi oltre a continue intimidazioni ad attività commerciali tra Sferracavallo, Tommaso Natale e Zen. Adesso si chiede alle istituzioni di intervenire urgentemente e in maniera concreta con azioni rigide per ridare la sicurezza di un tempo al capoluogo. L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, intervistato dal Tgr Rai Sicilia ha manifestato tutta la sua preoccupazione sul fatto che la mafia possa alla fine prevalere se non si agisce subito.

Lorefice: “Palermo è capace di risorgere nella misura in cui è capace di alzare la voce”

“Quasi ogni giorni abbiamo notizie di violenze. Palermo è capace di risorgere – ha affermato – nella misura in cui è capace di indignarsi e alzare la voce, nel dire che mai possiamo accettare la prevaricazione e faremo di tutto perché non prevalga la prevaricazione”.

“Guidiamo i nostri giovani – aggiunge – la comunità cristiana è dislocata nel cuore della città, in ogni anfratto cittadino:, abbiamo questa grande arma della parola che dobbiamo utilizzare, e quella dell’incontro, di stare dentro e di accompagnare i cammini delle nuove generazioni che possono aiutarci al vero cambiamento”.

Lorefice: “Le istituzioni devono rispondere alle esigenze e fragilità della città, altrimenti la mafia prenderà il sopravvento”

“Le istituzioni – prosegue Lorefice – oggi più che mai devono vivere realmente le fragilità, le contraddizioni e i problemi della città. C’è la responsabilità di rispondere alle esigenze maggiori, perché se mancano le cose essenziali, altre mentalità e forze carsiche, mafiose, prendono il sopravvento e rischiano – avverte il vescovo di Palermo – di apparire e diventare gli unici interlocutori riconosciuti”.

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