L’Unione europea ha confermato al Governo italiano una certa elasticità nel bilancio per affrontare la crisi energetica. Che significa elasticità? Si fanno alcune ipotesi.
La prima è che il deficit, già acclarato al 3,1 per cento, possa aumentare; la seconda è che si possano distrarre somme da altri capitoli, per esempio i Fondi di coesione, per destinarli al supporto delle aziende agricole, dei trasporti, della pesca, delle attività di navigazione e del manifatturiero, nonché alle imprese con redditi Isee minori. Questo ossigeno consentirà al Governo di affrontare le varie situazioni, con il fermo augurio che la crisi di Hormuz si risolva e con essa quella energetica.
Perché l’Ue non vuole la pace energetica
Ma non basta, perché con uno sforzo di realismo l’Unione europea dovrebbe togliere le sanzioni relative alle importazioni di gas russo: con questa manovra il fabbisogno di energia sarebbe soddisfatto completamente.
La situazione è chiara; chi non la vede è perché fa finta di essere cieco.
Che vogliamo dire? Che l’Ue non toglierà le sanzioni alla Russia perché vi sono interessi guerrafondai, che consistono nell’alimentare la guerra di quel Paese contro l’Ucraina con la fornitura di cospicue quantità di armi. Da parte dell’Ue non c’è la volontà di indurre l’Ucraina a firmare quella che ormai uno Zelensky rassegnato definisce “pace dignitosa” e non più “pace giusta”.
Ma si sa, le industrie delle armi europee spingono perché la guerra continui per potere mantenere alti fatturati e profitti. Non solo, ma anche le industrie delle armi statunitensi spingono perché la guerra continui, in quanto loro le armi le vendono attraverso quegli intelligentoni degli europei, che le comprano e le passano gratuitamente all’Ucraina.
Bilancio italiano al limite: evasione, Pa inefficiente e PIL fermo allo 0,5%
Detto questo, torniamo alle ristrettezze del bilancio italiano, che non sono in condizione di assorbire una crisi. Perché? Perché è già stretto di suo, perché i conti sono al limite della tollerabilità, perché il deficit è ancora al 3,1 per cento, perché l’evasione, stimata in cento miliardi, non porta questa cifra nelle casse dello Stato, perché la produttività del sistema manifatturiero non aumenta e neanche il suo fatturato, perché la Pubblica amministrazione continua a non funzionare e a sperperare risorse senza limiti.
La questione di fondo della politica economica del Governo è mettere all’ordine del giorno un programma che supporti fortemente le esportazioni, ma anche il manifatturiero interno. Come? Con un efficientamento deciso della Pa tramite l’aumento netto della produttività, in modo che tutte le richieste delle imprese di qualunque genere, ma soprattutto nel settore dell’energia, vengano evase ad horas, cioè istantaneamente.
Autorizzazioni per le rinnovabili bloccate
Vi sono centinaia di autorizzazioni per impianti di rinnovabili ferme al Ministero per la Via (Valutazione di impatto ambientale) da tempo immemorabile. Non è possibile che un’autorizzazione non venga rilasciata entro trenta giorni o eventualmente rifiutata in modo motivato. Questi ritardi moltiplicano gli effetti negativi sull’economia del Paese, quindi sul Pil e sulle entrate dello Stato, che non sono quasi mai quelle previste.
E da qui la pressione che c’è sul ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, il quale, da un canto, vede malauguratamente aumentare le spese e, dall’altro, diminuire le entrate.
Immobilismo e PIL: l’Italia cresce lo 0,5% mentre Malta e Cipro corrono
Siccome Giorgetti non ha ancora la bacchetta magica e non può di botto aumentare le entrate o diminuire le uscite, ecco che si arriva alla situazione finanziaria drammatica del Paese, che è di fatto immobilizzato. Cosa produce l’immobilismo? È presto detto: quasi nessun incremento del Pil, se non quel misero 0,5 per cento previsto e che forse entro dicembre non si raggiungerà.
Invece il Pil del nostro Paese dovrebbe crescere del tre, quattro o cinque per cento, come fa quello della piccola Malta o l’altro della piccola isola di Cipro. Si obietterà che quei territori sono talmente piccoli che un incremento di tal fatta è facilmente raggiungibile. Falso: non è la dimensione di un Paese che fa aumentare o mantenere piatto il Pil, ma la capacità della sua classe dirigente istituzionale di tutti i livelli, che, dotata di un’efficiente organizzazione, utilizza al meglio tutte le risorse disponibili.
Noi questa classe istituzionale purtroppo non l’abbiamo, dal che i risultati prima elencati.

