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Dissalatore a mezzo servizio e costi alle stelle: alle Eolie scatta l’allarme danno erariale

Dissalatore a mezzo servizio e costi alle stelle: alle Eolie scatta l’allarme danno erariale
Dissalatore, immagine di repertorio da Imagoeconomica

Situazione difficile, che impatta sulle risorse idriche dell’arcipelago ma anche sui costi. Ecco cosa scrivono associazioni e comitati.

Ventiquattro tra associazioni e comitati – comprese la delegazione di Confesercenti Isole Eolie, l’Enpa e Italia Nostra – hanno inviato una dettagliata nota sulla grave crisi idrica che attraversa l’arcipelago delle Eolie e sulle problematiche che riguardano il dissalatore di Lipari “che – puntualizzano – da quando è stato inaugurato funziona sempre a regime ridotto”.  

Nel documento gli organismi che – rappresentano parte della società civile e attività commerciali dell’arcipelago – illustrano ai ministri della Difesa, Guido Crosetto e Nello Musumeci, titolare del dicastero di Protezione civile e al Mare, al presidente della Regione Renato Schifani e altri rappresentanti del Governo regionale, al prefetto di Messina, al sindaco di Lipari Riccardo Gullo e alla Corte dei conti “le gravi carenze di un impianto”, ipotizzando anche il danno erariale a causa degli esosi costi per il rifornimento idrico.

Crisi idrica e dissalatore di Lipari, la nota dalle Eolie

“Le associazioni imprenditoriali, ricettive, sociali e professionali del Comune di Lipari – si legge nel documento inviato ai ministri – già firmatarie della nota del 6 agosto 2025, tornano a segnalare la gravissima e ormai insostenibile crisi idrica… Nulla è stato concretamente realizzato per mettere in sicurezza  e rendere pienamente operativo il dissalatore di Lipari, la cui situazione manutentiva è oggi precipitata in una situazione di emergenza assoluta“.

“Come comunicato dal Responsabile del Servizio idrico integrato del Comune di Lipari, la produzione dell’impianto è crollata da 4100-4500 metri cubi al giorno a circa 1900-2000 metri cubi giornalieri a causa della rottura dei generatori elettrici e dei motori di produzione. Questa riduzione rende impossibile il servizio idrico essenziale alla popolazione e alle attività economiche”.

Le associazioni, entrando nel merito del grave problema, segnalano ai due ministri che “il dissalatore non è stato mai completato, né collaudato, nonostante siano trascorsi oltre 10 anni dalla sua installazione”. E puntualizzano anche “che l’impianto fotovoltaico da 1 MW progettato per alimentare il dissalatore non è mai entrato in funzione né mai sono state realizzate le linee elettriche tra impianto fotovoltaico e dissalatore”.

L’ipotesi di danno erariale

Sul punto relativo al mega installazione fotovoltaica, realizzata con fondi regionali nell’ex invaso idrico di Monte Sant’Angelo, il QdS ha scritto già diversi articoli per segnalare l’abbandono del sito. Secondo il parere di alcuni tecnici, l’impianto sarebbe rimasto incompleto a causa anche di un contenzioso con la ditta realizzatrice e la Regione che ancora oggi sarebbe in atto. Comunque, anche se l’impasse venisse superato, sembra che dal punto di vista tecnico i pannelli realizzati non siano ormai più utilizzabili perché privi da un decennio di manutenzione.

“Inoltre – prosegue la nota sempre in riferimento al dissalatore di Lipari – la presa a mare attuale non è in grado di prelevare più di 4500 tonnellate al giorno, rendendo impossibile raggiungere la capacità progettuale di 9000 tonnellate al giorno”.

Successivamente, la nota si sofferma sui costi aggiuntivi causati dal malfunzionamento del dissalatore e per questo gli scriventi ipotizzano un danno erariale e si rivolgono alla Corte. “A causa del mancato completamento dell’impianto e dell’assenza del fotovoltaico, la Regione ha riconosciuto al gestore un costo aggiuntivo di circa 0,70 euro a tonnellata, pari a oltre il 30 % del costo pattuito. Questo comporta per la Regione un costo aggiuntivo di circa un milione l’anno totalmente evitabile se l’impianto fosse stato completato e collaudato”.

Dito puntato anche sul costo dell’acqua trasportata attraverso navi cisterna. “Il cattivo funzionamento del dissalatore obbliga lo Stato a integrare l’approvvigionamento tramite navi cisterna. Nel 2025 sono state trasportate via nave 210mila tonnellate di acqua, delle quali 50mila aggiuntive rispetto al 2024 per un costo di oltre 2mln700mila euro. A questo punto sorge spontanea una domanda – scrivono le associazioni -:per quale motivo si continua a non completare l’impianto che con un investimento di circa 2 milioni permetterebbe di risparmiare in un solo anno più di quanto oggi si spende in costi aggiuntivi e approvvigionamenti sostitutivi?”.

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