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Storia di una crisi profonda, al teatro Abc di Catania “Migliore” con Valerio Mastandrea

Storia di una crisi profonda, al teatro Abc di Catania “Migliore” con Valerio Mastandrea

Valerio Mastandrea torna con l’avvincente monologo nei panni di Alfredo Beaumont

A vent’anni dal suo debutto, Migliore, il famoso monologo scritto da Mattia Torre e interpretato da Valerio Mastandrea, torna nei teatri italiani senza una ruga, ricordandoci, a dispetto del titolo, quanto peggiori eravamo e quanto peggiori siamo rimasti. Ieri sera è toccato al Teatro Abc di Catania, dove l’attore romano ritornerà in scena stasera e domani nei panni di Alfredo Beaumont, un uomo comune dalla vita ordinaria e infelice che scopre nell’esercizio della cattiveria e del disprezzo verso il prossimo il segreto del successo.

La crisi al centro di Migliore, spettacolo e riflessione al Teatro Abc di Catania

Una crisi profonda, alimentata da una quotidianità apatica e da un’angoscia esistenziale che lo rende succube degli altri, sanata da gesti efferati e una mancanza di scrupoli che repentinamente gli apriranno tutte le porte, dal lavoro fino alle donne. Già vent’anni fa Migliore veniva descritta come una riflessione lucida e pungente su una contemporaneità che considerava la prepotenza e la sopraffazione doti necessarie per il successo sociale e professionale. Oggi, come ieri, non è cambiato nulla anche se tutto è cambiato: sono arrivati i social, il mondo digitale ha investito la sfera privata e pubblica allo stesso modo, chiunque può sfogare la propria rabbia sulle piattaforme digitali, chiunque può diventare cattivo con il prossimo con un solo click e sperare nei quindici minuti di fama. Chiunque può rendersi sgradevole e avere un pubblico che gli batte le mani.

Un paradosso

Il paradosso che racconta Mattia Torre riguarda soprattutto chi quella violenza la subisce e ne rimane affascinato, chi accetta di essere calpestato perché nell’arroganza riconosce la presenza di un carattere forte e di una personalità da invidiare. Alfredo inizia a essere guardato e cercato quando alza la voce, quando la violenza diventa la via più semplice per ottenere quello che desidera, quando se ne frega del prossimo, quando dice volgarità e si diverte a umiliare pubblicamente il suo interlocutore e negli occhi dei suoi estimatori si specchia diventando sempre più sicuro di sé. Si potrebbe persino dire che nessun passo avanti sia stato fatto dell’idea che l’uomo forte al potere, con tutta la sua trivialità, sia capace di grandi cose, che sia ispirare i propri condomini o guidare le masse. Alfredo è un uomo qualunque senza particolari qualità prima che una tragedia gli cambi la vita; eppure, la mancanza di elementi speciali nella sua esistenza e nella sua persona non lo esime da diventare un esempio nel momento in cui scopre il cinismo.

La rivoluzione la faranno gli educati, diceva Franca Valeri. E chi riconosce a questa qualità un valore propulsivo, aggiunge Mattia Torre con il suo monologo. Così la gentilezza e l’educazione, assieme alla lealtà, diventano un avamposto di resistenza che può ancora essere scelto come alternativa a una barbara esistenza. Il garbo come atto radicale di salvezza, sebbene nel monologo di Torre non esista nessuna forma di salvezza: se essere disponibile, insicuro e inibito ti rende una vittima perfetta della sopraffazione altrui, diventare l’uomo nero ti trasforma invece nella leva principale dell’esercizio di quella sopraffazione. Mattia era squisitamente feroce, non ottimista, e per questo ci manca ogni giorno.

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