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Paternò, vent’anni di riforme incompiute: perché la rete idrica perde ancora metà dell’acqua

Paternò, vent’anni di riforme incompiute: perché la rete idrica perde ancora metà dell’acqua
Giovanni Parisi illustra il piano di risanamento di Ama S.p.A.

La storia di una transizione mai completata, tra gestioni frammentate, investimenti rinviati e le sfide che attendono il sistema dell’acqua nel territorio etneo

Per comprendere la crisi del servizio idrico a Paternò occorre partire dal quadro normativo nazionale e attraversare oltre vent’anni di riforme incompiute che, in Sicilia, hanno ridisegnato sulla carta il sistema dell’acqua senza riuscire a completarne la piena attuazione sul territorio.

Il punto di origine è la Legge Galli (n. 36/1994), che ha trasformato radicalmente la gestione idrica in Italia: dal modello comunale frammentato al Servizio Idrico Integrato, fondato su efficienza, efficacia ed economicità. La riforma introduce gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), in Sicilia coincidenti con le province, con l’obiettivo di superare le gestioni locali e creare un unico gestore industriale capace di finanziare investimenti attraverso la tariffa.

Il Piano d’Ambito del 2002 e la nascita del progetto Sie

Nel 2002 il Consorzio Ato di Catania approva il Piano d’Ambito per la riorganizzazione del servizio idrico provinciale. Da questo impianto nasce il progetto della Sie – Servizi Idrici Etnei S.p.A., società mista pubblico-privata destinata a gestire l’intero ciclo idrico dei 58 Comuni della provincia.

Tra il 2004 e il 2005 viene bandita la gara europea a “doppio oggetto”: il 51% ai soci pubblici e il 49% al socio industriale Hydro Catania. L’idea originaria era quella di unire competenze tecniche del territorio e capacità industriali per realizzare gli investimenti sulle reti.

“Il modello prevedeva un gestore unico che finanziasse gestione e investimenti attraverso la tariffa”, spiega l’ingegnere civile idraulico Giovanni Parisi, oggi amministratore unico di Ama S.p.A.

La convenzione viene firmata nel 2005, ma il sistema non riesce mai a entrare pienamente a regime.

Vent’anni di transizione incompiuta

Il progetto Sie si arena per anni tra ricorsi amministrativi, cambi normativi e conflitti istituzionali. Nel frattempo il quadro cambia: le Province vengono soppresse, nascono le Città Metropolitane e le competenze passano alle Ati (Assemblee Territoriali Idriche).

Secondo Parisi, il risultato è stato un sistema rimasto sospeso: “Per circa vent’anni la provincia di Catania non ha avuto un vero gestore unico. Sono rimaste attive gestioni frammentate tra Comuni, Sidra, Acoset e altri soggetti locali”.

Il modello del Servizio Idrico Integrato resta quindi incompiuto, con reti disomogenee e investimenti rallentati. La svolta arriva solo nel 2022, quando due sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia impongono all’Ati Catania di rendere efficace la gara del 2004, rendendo la Sie soggetto legittimato alla gestione unica.

Tariffa e investimenti: un equilibrio incompleto

La Legge Galli prevede che la tariffa copra sia la gestione ordinaria sia gli investimenti infrastrutturali. Tuttavia, nella pratica, questo meccanismo non si è tradotto in un pieno ciclo di modernizzazione delle reti.

“Oggi la tariffa copre soprattutto la gestione ordinaria, mentre la quota investimenti non è ancora pienamente efficace”, osserva Parisi. Il risultato è un sistema che continua a vivere su infrastrutture datate e interventi emergenziali.

Il caso Paternò e il rischio della tariffa unica

Paternò rappresenta un caso particolare nel panorama provinciale: una rete idrica con forti criticità sulle perdite ma una dotazione relativamente più avanzata sul fronte della depurazione rispetto ad altri territori.

Con l’avvio del gestore unico, la tariffa sarà definita a livello di ambito, secondo le regole Arera. Questo introduce una tariffa unica provinciale.

“Il rischio è che le risorse vengano indirizzate soprattutto verso le aree in infrazione europea, a scapito di interventi urgenti come la riduzione delle perdite a Paternò”, sottolinea Parisi. Una questione centrale nella futura programmazione dell’Ati Catania.

Ama, una gestione in emergenza

Sul piano locale, Ama affronta una fase di forte criticità organizzativa e finanziaria. Al momento dell’insediamento della nuova gestione, la situazione è fragile: circa 2–3 milioni di euro di debiti scaduti e circa 350.000 euro di liquidità disponibile.

La rete idrica presenta perdite tra il 50% e il 60% dell’acqua immessa, aggravate dal sistema di turnazione che contribuisce a generare ulteriori stress sulle condotte. “Le variazioni di pressione accelerano le rotture delle tubazioni più vecchie”, spiega Parisi.

Impianti degradati e criticità diffuse

La fotografia iniziale scattata dal dossier tecnico interno ha evidenziato criticità diffuse nei principali impianti cittadini, ereditate dalle gestioni passate. Tra le principali criticità riscontrate figurano quelle del serbatoio San Biagio, dove sono state rilevate armature in cemento armato scoperte e quadri elettrici ormai obsoleti. Al pozzo San Vito, invece, permangono problemi legati alla sicurezza degli accessi, aggravati dall’assenza di adeguati sistemi anticaduta. Anche il serbatoio Munafò presenta condizioni che richiedono interventi, con infiltrazioni d’acqua e cablaggi elettrici esposti. Nei pozzi Strano e Ciapparazzo si registrano, inoltre, accumuli di materiali che ostacolano la corretta gestione degli impianti, oltre a frequenti guasti che ne compromettono l’efficienza. A completare il quadro, i sistemi di clorazione evidenziano criticità sotto il profilo della sicurezza chimica, dovute in particolare a una ventilazione insufficiente degli ambienti.

Un quadro che richiama la necessità di adeguamento al D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ma che oggi rappresenta il punto di partenza del piano di rilancio aziendale. A cinque mesi dal suo insediamento, l’amministratore unico Giovanni Parisi ha spiegato come queste fragilità siano state inserite in un percorso di risanamento strutturale. L’obiettivo della nuova governance è proprio quello di superare la fase emergenziale, avviando gli interventi tecnici e la riorganizzazione del personale necessari a mettere in sicurezza le infrastrutture storiche e garantire l’efficienza del servizio.

Il nodo delle utenze: 11mila posizioni mancanti

Un elemento centrale della ricognizione riguarda il divario tra popolazione e utenze registrate. Il confronto con realtà analoghe evidenzia l’anomalia: Acireale conta circa 50 mila abitanti e 28 mila utenze idriche, mentre Paternò, con una popolazione di circa 45 mila residenti, ne registra appena 17 mila. Il divario di circa 11.000 utenze rappresenta una zona grigia ancora in fase di verifica.

“Non tutte sono abusive”, chiarisce Parisi. “Ma esistono contatori non censiti, errori anagrafici e allacci non regolarizzati”. Le verifiche si basano su incroci di banche dati, sopralluoghi tecnici e controlli sul territorio con il supporto delle forze dell’ordine.

Morosità e tutela sociale: tra rigore e misura di protezione

Accanto al piano di recupero crediti, Ama ha definito un sistema strutturato di gestione della morosità che distingue tra evasione e disagio economico reale. La regola generale prevede che, per bloccare la procedura di distacco, l’utente debba versare una quota iniziale del 30% del debito, con rateizzazione del restante importo fino a un massimo di 12 mesi. Tuttavia, il sistema prevede una deroga sociale straordinaria per i casi di particolare fragilità.

“La legalità deve sempre camminare insieme all’umanità e alla solidarietà sociale”, afferma Parisi.

In presenza di nuclei familiari in grave difficoltà — come malattie improvvise, assenza di reddito o situazioni familiari critiche — e previa documentazione (Isee, certificati medici o relazioni dei servizi sociali), è possibile ridurre l’acconto al 10% del debito ed estendere la rateizzazione fino a 24 mesi.

“In linea generale queste richieste vengono accolte – precisa Parisi – perché chi è in difficoltà reale non può essere trattato come un moroso qualsiasi”. Il principio guida è distinguere tra chi evade e chi è in condizione di fragilità, garantendo allo stesso tempo sostenibilità del sistema e tutela sociale.

Il piano d’urto 2026

Il piano predisposto da Ama si articola lungo quattro direttrici strategiche. La prima riguarda la legalità e la trasparenza, attraverso l’adozione del Modello 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti e l’iscrizione alla Banca Dati Nazionale Antimafia, con l’obiettivo di garantire la massima regolarità nelle procedure contrattuali e nelle forniture. Sul fronte del risanamento economico è stato avviato un programma finalizzato al recupero dei crediti e alla bonifica dell’anagrafe degli utenti, per eliminare le aree di irregolarità e aggiornare i censimenti. Un ulteriore asse è dedicato alla sicurezza e al personale, con uno stanziamento di 150 mila euro destinato all’adeguamento degli impianti alle norme sulla sicurezza sul lavoro e con il rafforzamento dell’organico per migliorare la gestione operativa. Infine, il piano punta sull’innovazione tecnologica mediante l’avvio della distrettualizzazione della rete idrica, sviluppata in collaborazione con i dipartimenti di Ingegneria delle Università di Catania e Palermo. Il progetto prevede la suddivisione della rete cittadina in distretti isolabili e costantemente monitorati attraverso sensori, così da individuare con tempestività perdite occulte, anomalie di pressione e guasti, migliorando l’efficienza del servizio e riducendo gli sprechi.

Una transizione ancora aperta

La crisi del servizio idrico di Paternò si colloca all’incrocio tra riforme normative, gestione industriale incompiuta e infrastrutture obsolete.

Da un lato, vent’anni di tentativi di attuazione del modello del gestore unico. Dall’altro, una rete che continua a disperdere gran parte dell’acqua immessa. Nel mezzo, una fase di transizione ancora in corso. “Il vero banco di prova – conclude Parisi – sarà la rete: quanta acqua riuscirà davvero ad arrivare ai cittadini”.

Una risposta che, più delle norme e dei piani, definirà il futuro del sistema idrico locale.