Csi Sicilia, sport che fa bene a corpo e mente di 50.000 persone - QdS

Csi Sicilia, sport che fa bene a corpo e mente di 50.000 persone

Adriano Agatino Zuccaro

Csi Sicilia, sport che fa bene a corpo e mente di 50.000 persone

mercoledì 20 Gennaio 2021 - 17:50

Il QdS dà voce ad alcune società sportive e ha chiesto ad Agnese Gagliano, presidente regionale del CSI una lettura della situazione attuale che vivono gli sportivi fuori dal circuito professionistico.

In vetta ai desideri di giovani e meno giovani nel tanto agognato ritorno alla “normalità” c’è la possibilità di riprendere a praticare sport di squadra e riprendere in mano lo “spogliatoio”. Il CSI, Centro Sportivo Italiano, coinvolge in tal senso ogni anno migliaia di persone, 50 mila solo nell’Isola. Il QdS ha provato a dare voce ad alcune società sportive e ha chiesto ad Agnese Gagliano, presidente regionale del CSI una lettura della situazione attuale che vivono gli sportivi fuori dal circuito professionistico e le prospettive per i mesi avvenire.

Agnese Gagliano

“Il Centro Sportivo Italiano – spiega la presidente – è un’associazione di Promozione Sociale e unico Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dalla CEI ed è presente in Sicilia da oltre 75 anni, svolgendo in maniera capillare, attraverso i suoi comitati, attività sportive, promozionali, culturali, di formazione e del tempo libero, che fanno dello sport il perno di un’azione educativa, inclusiva e di crescita umana e personale.

Il CSI è attivo ad Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, e inoltre, avendo una dimensione “diocesana”, nelle realtà di Noto, Caltagirone e Acireale che peraltro ha appena festeggiato i 70 anni del Comitato e ha riconfermato come presidente Salvo Raffa.

Sono oltre 500 le società sportive, circa 35.000 i tesserati, più di 1500 squadre iscritte ai tornei di oltre 25 discipline sportive, ogni anno coinvolge circa 50 mila persone in attività sportive, formative svolte con impegno e continuità e rivolte soprattutto alla fascia under – che rappresentano circa il 70% dei nostri tesserati – e alle categorie più fragili (sport per i disabili, nelle carceri, per i migranti)”.

Anche lo sport è stato coinvolto e travolto dall’emergenza sanitaria; qual è stato l’impatto sullo sport non professionistico?
“Nonostante i tanti aiuti messi in campo, con i vari decreti e sussidi previsti per il modo sportivo, il settore più penalizzato da questa drammatica epidemia, resta certamente quello dello sport di base, già in grande difficoltà.

In un labirinto normativo di procedure, regole ed equipaggiamenti per garantire il distanziamento fisico, rispettare i protocolli e le direttive in aggiornamento continuo, le società sportive meno strutturate e non professionistiche, sono rimaste disorientate.

Dopo la scuola, lo sport è una delle agenzie educative che dà maggiore respiro ai ragazzi e che ha raccolto costantemente, in questi mesi, il loro bisogno di ritrovare gioia, normalità, e anche i luoghi della relazione con gli altri. Proprio per questa ragione, accanto a tante società sportive demoralizzate dalla situazione attuale e a rischio di non riprendere più le attività, tante altre società sportive hanno resistito, inventando con creatività organizzativa nuove modalità di allenamento e mantenendo costante l’interazione con i ragazzi, certe a volte le grandi soluzioni sono frutto di una grande crisi”.


Cosa sta mettendo in campo il CSI regionale guardando all’orizzonte del ritorno alla “normalità”? Quali le iniziative intraprese, invece, di recente per rimanere in contatto con le varie realtà isolane?

“Il CSI guarda alla ripresa delle attività – quando le condizioni di sicurezza sanitaria la renderanno possibile – con speranza e con coraggio, senza farsi demoralizzare dalle difficoltà organizzative, senza mai venir meno al rispetto delle regole e consapevole del fatto che sarà necessario che la vita associativa ricominci con modalità e ritmi nuovi, frutto delle esperienze vissute. Esistono modi sicuri per fare attività sportiva: privilegiare le attività outdoor, puntare sulla promozione di nuovi sport individuali, immaginare un futuro in cui i parchi, le piazze, i luoghi della città diventino spazi urbani in cui poter fare sport, in cui poter coltivare benessere.

Accanto ai sostegni anche economici per i comitati e le società sportive travolte da questo tsunami, abbiamo utilizzato questo tempo ‘sospeso’ per prepararci alla ripresa.

Per questo in questi mesi, accanto ai corsi di formazione sulle norme di sicurezza in relazione al Covid-19, numerose e diversificate iniziative formative smart hanno riguardato l’organizzazione di grandi eventi sportivi all’aperto, la promozione degli e-sport, il rilancio di discipline sportive individuali quali la corsa, il walking, il tennis e il padel.

Il CSI in Sicilia, con i suoi atleti e i suoi dirigenti è pronto sarà pronto a ripartire, con nuove modalità e sperimentazioni che affiancheranno gli sport tradizionali, per uno sport vissuto nella gioia, nella serenità, nell’allegria ma sempre in sicurezza”.

La Stella Nascente di Acireale

“Nuove modalità e sperimentazioni” su cui puntano e che confermano alcune società sportive in seno al CSI. Fabio Femiano responsabile dell’Accademy Stella Nascente di Acireale sottolinea: “Nel rispetto dei protocolli e delle misure previste, siamo riusciti, quando consentito, a continuare ad allenarci. I bambini e i ragazzi sono stati divisi in piccoli gruppi e abbiamo anche attivato sessioni di allenamento individuale. Tanti bambini, forse anche per paura, non hanno però ripreso gli allenamenti e li sappiamo a casa, soli ed annoiati, davanti ad una consolle o ad un videogioco. Sarà dura la ripresa e il ritorno alla normalità soprattutto per loro”.

Liotri Volley di Catania

Raffaele Cunsolo della Liotri Volley di Catania racconta delle sedute di allenamento online: “Abbiamo interrotto gli allenamenti a partire dal 3 novembre per ragioni di prudenza e consapevoli che in questa fase occorre dimostrare tutti senso di responsabilità e attenzione per il bene comune. Durante i periodi di lockdown però non ci siamo mai fermati: sedute di allenamento on line su Meet, interazioni continue e quotidiane con tutta la squadra, non solo per non ‘perdere il ritmo’ ma soprattutto per rimanere in contatto e sentirsi ‘squadra’ anche e soprattutto in momenti difficili come questo”.

SSd Camaro 1969 Messina

Antonio D’Arrigo della SSd Camaro 1969 di Messina mette in luce la voglia di tornare in campo dei ragazzi: “In questi mesi difficili abbiamo continuato le attività nel rispetto di tutte le procedure e delle linee guida previste. Dal momento che gestiamo anche un impianto sportivo (calcio a 11/calcio a 5/calcio a 7) abbiamo anche dovuto equipaggiare gli impianti dei dispositivi necessari. Teniamo duro e resistiamo sperando che questo brutto momento passi al più presto perché lo sport non è solo quello che si vede alla TV, ma è soprattutto quello di tanti ragazzi che non vedono l’ora di poter tornare a stare insieme in allegria e spensieratezza”.

ASD Fair Play Messina

Guido Pecora dell’ASD Fair Play Messina riferisce delle difficoltà che le società si ritrovano ad affrontare: “Il mondo dello sport è in ginocchio, molte società hanno chiuso i battenti, solo chi ha le spalle larghe potrà riprendere non senza difficoltà. La nostra società avendo strutture sportive nella propria disponibilità, pur nella crisi profonda che sta investendo l’intero sistema, sta proseguendo le attività a livello individuale come consentito dalle norme, ma siamo pronti a fermarci se le indicazioni saranno queste, bisogna stringere i denti in attesa di tempi migliori e affrontare con senso di responsabilità questo difficile periodo.”

La Volley Valley di Catania


Marco Emanuele Cutore, presidente della Volley Valley di Catania, parla dello sport come valvola di sfogo e di “evasione” dalle mura domestiche: “La nostra società ha fatto una scelta precisa, pur nell’assoluta consapevolezza delle difficoltà del momento, ha optato per la prosecuzione degli allenamenti, di tutti i gruppi sportivi, ad eccezione dei CAS, pur lasciando libertà di scelta alle famiglie se aderire o meno alle sessioni di allenamento.

Proseguire le attività, pur nelle difficoltà e con fatica, ci sembra doveroso soprattutto per permettere ai nostri tesserati più giovani di avere una quotidiana valvola di sfogo alla luce della costante permanenza in casa, sia per la Dad sia per le attutali norme di contenimento in vigore.”

Alus Volley Mascalucia

Stefano Leone dell’Alus Volley di Mascalucia denuncia l’impossibilità di una programmazione: “Il periodo ha colpito fortemente soprattutto le attività giovanili, non solo nell’immediato ma anche e soprattutto per ciò che concerne l’attività programmata. Il continuo differire le attività ad un tempo ancora indeterminato e certamente in una ristrettezza di risorse, rappresenta la più grande criticità. L’altro problema non indifferente è superare la legittima e comprensibile diffidenza dei genitori nel far fare attività sportiva ai propri ragazzi. La mia preoccupazione è che questi ragazzi subiscano negativamente l’allontanarsi dalla vita sociale e da una forma di crescita a 360 grandi. Trovare delle alternative di allenamento alla pallavolo, che è uno sport di squadra, basato sulla collaborazione tra giocatori, è certamente proibitivo. Abbiamo cercato di mantenere la forma fisica attraverso allenamenti on line oppure allenamenti individuali all’aperto nel cortile della scuola. Ma si è snaturato fortemente il principio del nostro sport”.

Foto di gruppo Oratorio Sant’Antonio di Padova dell’Arenella di Palermo

Il CSI è motore di sport ed emozioni all’interno di tantissime parrocchie. Padre Francesco Di Pasquale, presidente e parroco dell’Oratorio Sant’Antonio di Padova all’Arenella di Palermo sottolinea il ruolo educativo dello sport: “Abbiamo seguito le disposizioni del CSI, prevedendo allenamenti singoli, incentrati sulla tecnica di base e giochi a tema. Non è stato facile convincere i bambini a non fare partitelle, ma poi come spesso accade hanno mostrato una maturità da grandi e allenamento dopo allenamento è stato sempre un crescendo di partecipazione e divertimento. Il nostro obiettivo è stato quello di tenere vicini, soprattutto in questo delicato momento, i bambini all’interno dello spirito parrocchiale sapendo che l’alternativa era vederli giocare per strada con tutti i pericoli che ne conseguono. A Natale abbiamo organizzato, sempre rispettando le norme, un piccolo torneo di calcio a 5, con tutti i bambini nati dal 2008 al 2011. È stato un modo per far vivere nuovamente il loro lo spirito di normalità pre covid. essendo una borgata marinara abbiamo dato ad ogni singola squadra un nome ” tipico”: gambero, polipo, Sarda e sgombro. Per l’occasione era presente anche il Presidente Polizzi che ha premiato ogni bambino con una medaglia ricordo”.

Padre Angelo Tomasello, presidente, parroco e direttore dell’Ufficio Catechistico Arcidiocesi di Palermo racconta la realtà vissuta dall’Oratorio San Gabriele: “Siamo in stato di emergenza e non si può fare finta di nulla, ma bisogna riconoscere il tempo che viviamo con serietà e responsabilità. Non ci possiamo permettere risposte affrettate in un senso o in un altro, tanto meno faciloneria o eccesso di panico. Non offriamo un servizio, c’è chi lo fa professionalmente forse meglio di noi, ma offriamo una proposta di accompagnamento alla conoscenza ed esperienza della vita cristiana.

Le parole chiave, che hanno caratterizzato l’esperienza dell’Oratorio San Gabriele nel tempo del Coronavirus, sono state prossimità verso il territorio e responsabilità.

Non possiamo, ancora di più che nel passato, riproporre schemi ripetuti, tentando di incastrare la realtà dentro i nostri modelli assodati, ma dobbiamo dare spazio allo Spirito che ci dona, anzi sta già suscitando, creatività, riscoprendo così che il cuore dell’educare è ospitalità, fraternità, relazione, accompagnamento”.

Adriano Agatino Zuccaro

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