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Da San Leone a Santa Maria del Focallo, corsa contro il tempo per salvare le coste

Da San Leone a Santa Maria del Focallo, corsa contro il tempo per salvare le coste
Spiaggia di San Leone (Agrigento)

Dopo anni di cattiva gestione del territorio si pensa adesso a “recuperare terreno”. Non solo spiagge: anche le infrastrutture vicine rischiano di venire giù

PALERMO – Una regione che perde sempre più terreno. La Sicilia rappresenta il paradigma nazionale della secolare cattiva gestione del territorio e, in particolare, dell’errata salvaguardia delle coste, rese sempre più fragili dall’intensa antropizzazione – legale e illegale – a causa della costruzione di abitazioni, strade, porti e altre infrastrutture.

Una condotta nefasta che si intreccia inevitabilmente con altri fattori, quali i cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello medio delle acque del mar Mediterraneo (2.4 mm l’anno secondo i dati dell’Ispra). Ed è così che quell’ambiente costiero che frequentavamo un tempo, oggi si presenta completamente differente. La spiaggia ci sembra più stretta. Le onde ci appaiono sempre più vicine. Non è solo un’impressione, bensì una realtà.

Così come abbiamo ribadito in passato sul Quotidiano di Sicilia, le analisi condotte in questi anni dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale hanno appurato che la Sicilia, insieme a Calabria, Puglia e Sardegna rappresenta uno degli ambienti del nostro Paese dove si concentra il numero maggiore di chilometri di costa in arretramento.

Sicilia seconda in Italia per chilometri di costa in erosione

Questo “gruppo” di Regioni conta più di due terzi della costa nazionale e oltre il 61% del litorali in erosione appartiene proprio a questi territori. La Sicilia, nell’arco di tempo compreso tra il 2007 e il 2019 ha segnato il secondo valore nazionale più elevato di costa in erosione, pari a 139 km. Il “primato” spetta alla vicina Calabria con 161 km. Seguono, poi, la Sardegna con 116 km e la Puglia con 95 km.

Tra le spiagge siciliane maggiormente soggette al fenomeno dell’erosione vi è quella di San Leone, all’altezza di viale delle Dune ad Agrigento, dove il mare da tempo si sta facendo strada. A fine 2025 l’azione delle continue mareggiate ha messo a rischio anche la pista ciclabile che è stata interessata da alcuni crolli.

Un altro territorio a rischio è quello del Ragusano, in particolare nella zona di Santa Maria del Focallo, nel Comune di Ispica. Il litorale sabbioso, tra più rinomati dell’area iblea, è continuamente messo a dura prova dalle correnti e dagli eventi meteorologici estremi che hanno interessato anche la vicina Strada provinciale 67.

A inizio maggio 2026 il Comune di Ispica e il Libero consorzio comunale di Ragusa hanno sottoscritto una convenzione per provvedere a interventi di contrasto all’erosione. L’accordo, che rientra nel programma Siru Val di Noto, prevede un finanziamento da 600 mila euro per la messa in sicurezza e il recupero del litorale. Il progetto farà parte della programmazione delle opere pubbliche del Comune ispicese.

Lido di Noto, la spiaggia arretra di oltre mezzo metro all’anno

Emblematico è poi il caso di Lido di Noto, frazione balneare della “capitale Barocco”, in provincia di Siracusa, dove le spiagge arretrano al ritmo impressionante di oltre mezzo metro all’anno. Nel dettaglio, tra il 1998 e il 2015 il tasso di erosione medio è stato calcolato in 58 centimetri annui. In quest’area la Regione siciliana ha predisposto un grande intervento protettivo. Il progetto consiste nella realizzazione di tre pennelli emersi a difesa del litorale e un ripascimento della spiaggia. L’intento è quello di riuscire a mantenere una fascia di spiaggia di circa 30 metri.

In provincia di Catania, a Sud del capoluogo etneo, la mancanza di sedimenti provenienti dal fiume Simeto ha causato nel giro di 20 anni la perdita di 200 metri di sabbia alla foce nell’omonima oasi. Nel Messinese, sull’isola di Salina, la famosa spiaggia di Pollara, set del film “Il Postino” con Massimo Troisi, si è ridotta a pochi metri. Un’altra situazione complessa è quella presente sulle rive di Cefalù, in provincia di Palermo. Qui l’erosione costiera ha reso sempre più vulnerabile il costone roccioso di Sud-Est della Rocca e le porzioni di litorale soggette alle mareggiate.

Cefalù, due progetti per difendere il litorale

Negli scorsi mesi la Giunta comunale ha approvato due progetti finanziati con fondi Pnrr. Nel primo caso, sono previste opere di rinaturazione e applicazione di chiodature di ancoraggio per migliorare “le caratteristiche geo-meccaniche dell’ammasso roccioso e il placcaggio diretto dei blocchi rocciosi instabili”, per un costo di 1,9 milioni di euro. Per il secondo intervento è stato pensato un intervento di “difesa sottomarina subparallela alla linea di riva” e il ripascimento della spiaggia con sedimenti provenienti dai fondali del porto di Cefalù, per un ammontare di 6,3 milioni di euro.