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Da Sin e Aism uno studio dettagliato sul rapporto Covid-sclerosi multipla

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Da Sin e Aism uno studio dettagliato sul rapporto Covid-sclerosi multipla

mercoledì 03 Giugno 2020 - 00:00
Da Sin e Aism uno studio dettagliato sul rapporto Covid-sclerosi multipla

Per i pazienti con Sm nessun maggiore rischio rispetto alla popolazione generale

in collaborazione con ITALPRESS

ROMA – In occasione della Giornata della sclerosi multipla, sono stati diffusi i dati aggiornati dello studio Musc 19, che indaga sulla relazione tra Covid-19 e sclerosi multipla, promosso dalla Società italiana di neurologia (Sin) e dall’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) con la sua Fondazione Fism. Lo studio, svolto su alcune centinaia di casi, ha confermato come i pazienti con Sm, anche in corso di terapia immunoattiva, non hanno avuto un maggior rischio di infezione da Sars-Cov2 rispetto alla popolazione generale.

“L’Italia – ha detto Gioacchino Tedeschi, presidente della Sin è stato il primo Paese al mondo a segnalare i casi di infezione da Sars-Cov2 in persone con sclerosi multipla pubblicando, appena qualche settimana fa su Lancet Neurology, la prima analisi descrittiva Musc 19 su 232 pazienti. In queste settimane lo studio non è mai stato interrotto e consente di aggiornare informazioni utili per i nostri assistiti. È importante segnalare, in base ai dati finora raccolti, che non sembra emergere una maggiore suscettibilità al virus o a forme più gravi di Covid-19 per i pazienti con Sm. L’analisi dei dati in fase di elaborazione fornirà indicazioni più accurate sull’effetto e sulla gestione delle terapie”.

Tra i dati emersi dallo studio, risulta che oltre il 10% dei pazienti ha dovuto fare ricorso a cure ospedaliere e nel 4% circa dei casi a reparti ad alta intensità di cura. Sono stati osservati alcuni decessi in percentuale inferiore al 2% di tutti i casi raccolti, in pazienti con età variabile da 52 a 76 anni; di questi, più della metà non assumevano farmaci specifici per il trattamento della Sm; per la maggior parte erano affetti da forme progressive e tutti tranne uno avevano sensibile disabilità con Edss superiore a 5.5. La gran parte dei pazienti deceduti era affetta da altre comorbidità quali ipertensione, diabete, coronaropatie, malattie cerebrovascolari, dislipidemia e altre patologie.

“È verosimile ritenere – ha commentato Francesco Patti, responsabile del Gruppo di studio Sclerosi multipla della Sin – che l’azione di supporto rivolta ai pazienti per far rispettare loro le misure generali di protezione dall’infezione, quali il distanziamento sociale, l’attenzione verso l’igiene, la ridotta esposizione al rischio di essere contagiati (uso mascherine in ospedale, o in ambienti con altre persone, telemedicina, invio a domicilio dei piani terapeutici e persino di certe categorie di farmaci, esenzione dal lavoro) unitamente all’azione immunoregolatoria ed antiinfiammatoria dei farmaci immunoattivi, abbia potuto contenere il possibile maggior rischio d’infezione”.

La Sin e l’Aism con la sua Fondazione (Fism) continuano a monitorare l’infezione Covid-19, aggiornando i dati e suggerendo nuove modalità di comportamento ai pazienti, ai loro caregivers e a lavorare per riadattare l’organizzazione assistenziale negli Ospedali e nel territorio di tutto il Paese.

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