Dai tempi gloriosi delle tre siciliane in A alla voglia di riscatto del presente - QdS

Dai tempi gloriosi delle tre siciliane in A alla voglia di riscatto del presente

redazione

Dai tempi gloriosi delle tre siciliane in A alla voglia di riscatto del presente

sabato 07 Novembre 2020 - 00:00
Dai tempi gloriosi delle tre siciliane in A alla voglia di riscatto del presente

La parabola di Palermo, Catania e Messina può essere vista quasi come uno specchio per lo sport isolano. Un movimento già in crisi che adesso, per colpa del Coronavirus, sta trovando nuove ed enormi difficoltà

PALERMO – Era il campionato di calcio di Serie A del 2006/2007, quattordici anni fa. E nella massima serie italiana, tra andata e ritorno, si giocarono ben sei derby tra Palermo, Catania e Messina. Da allora, di tempo ne è passato tanto, eppure la percezione degli appassionati di sport dell’Isola è diversa, come se fosse trascorsa una vita.

Sarà perché oggi lo scenario è ben diverso. Il Messina fu la prima società a sprofondare, finendo nell’anonimato dei dilettanti. Dopo quasi un decennio è arrivato il turno del Catania, con l’arrivo in C, seguito infine dal Palermo. L’ultimo grande collasso calcistico in ordine di tempo è stato quello del Trapani, escluso dal campionato di Serie C dopo la retrocessione dalla B dello scorso anno.

Un lento e doloroso declino derivato da diversi fattori tra cui illeciti, gestioni inefficaci e cordate fantasma. E in tutto questo, ci mancava soltanto il Coronavirus. Con gli stadi chiusi e le rigide limitazioni imposte ai cittadini, tutto il comparto dello sport ha subito ripercussioni economiche devastanti, che hanno pesantemente compromesso le capacità di sopravvivenza di moltissime realtà.

E se chi ha grandi capacità economiche non se la passa benissimo, è facile comprendere come chi ha sempre fatto fatica a far quadrare i conti della propria società o associazione sportiva adesso rischi veramente di non riuscire più a ripartire. Anche perché nella nostra Isola, da anni, c’è anche un altro grave problema: quello delle infrastrutture.

La scarsa cura di stadi e impianti di varia natura, costruiti e abbandonati, oppure lasciati semplicemente incompiuti ha sempre rappresentato un tallone d’Achille gigantesco per il movimento sportivo, con numerosi atleti di varie discipline costretti spesso ad allenarsi in strutture del Nord del Paese, ben più attrezzate e curate delle nostre.

Tante difficoltà, insomma, che però gli atleti siciliani sono sempre riusciti a superare con passione, dedizione e spirito di sacrificio. Perché, è bene ricordarlo soprattutto in questo momento così difficile, a volta si può andare avanti soltanto gettando il cuore oltre l’ostacolo. Ed è proprio così che, quando l’emergenza Covid sarà finalmente finita, lo sport siciliano potrà ripartire e ritagliarsi lo spazio che merita all’interno del panorama nazionale e internazionale.

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