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Dal campo alla tavola, senza sprecare alimenti: l’obiettivo dell’Agenda 2030

Dal campo alla tavola, senza sprecare alimenti: l’obiettivo dell’Agenda 2030

Filiera corta e prodotti locali: perché cambiare il modo di produrre e consumare cibo è una scelta che fa bene alla salute e all’ambiente. E cosa si fa già a scuola

Ogni anno, il 16 ottobre, viene celebrata la Giornata mondiale dell’alimentazione, un appuntamento che dal 1981 viene promosso in ogni Paese del mondo con un tema differente. La data ricorda la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), nata il 16 ottobre 1945. Con questa giornata si vogliono accendere i riflettori sul fatto che molte persone non hanno la possibilità di mangiare e soffrono la fame: nel 2024 sono state circa 673 milioni, mentre quasi un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato o perso lungo la filiera.

Spreco alimentare in Sicilia, una contraddizione sociale e ambientale

In Italia questa incongruenza si vede con particolare evidenza in Sicilia. Nella nostra regione ci sono tante famiglie in difficoltà economica che convivono con lo spreco quotidiano di enormi quantità di cibo: una contraddizione non solo etica e sociale, ma anche ecologica, che richiede un cambio di passo urgente e radicale.

Agenda 2030, gli obiettivi Fame zero e consumo responsabile

L’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai Paesi delle Nazioni Unite, contiene due obiettivi che riguardano da vicino questo tema. Il primo è il numero 2, “Fame zero”, che non chiede soltanto di sradicare la malnutrizione, ma anche di rendere sostenibili i sistemi di produzione del cibo e di sostenere i piccoli produttori. Il secondo è il numero 12, “Consumo e produzione responsabili”, che fissa il traguardo di dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare pro capite e di ridurre le perdite lungo la filiera. In sostanza, l’Agenda ci dice che non basta produrre di più: bisogna produrre e consumare in modo diverso.

Filiera corta e prodotti a chilometro zero per ridurre gli sprechi

Per questo valorizzare i prodotti locali e la filiera corta è ormai una priorità. Si parla di agricoltura di prossimità quando il cibo nasce vicino a dove viene consumato e il percorso tra il campo e la tavola è breve, grazie ai mercati contadini, alla vendita diretta e ai prodotti a chilometro zero. Questo modello riduce la necessità di trasporti a lungo raggio, e quindi le emissioni di anidride carbonica, garantisce alimenti più freschi e sani, e permette ai produttori del territorio di ricevere un giusto compenso per il loro lavoro. In una regione agricola come la Sicilia, dove la terra offre una grande varietà di prodotti di stagione, è una scelta che può fare davvero la differenza. Ridurre lo spreco alimentare fa bene sia al pianeta sia al portafoglio, ottimizzando risorse ed energia.

Ridurre lo spreco alimentare per proteggere l’ambiente

D’altronde, tagliare gli sprechi alimentari fa bene sia alla salute dell’ambiente sia al risparmio energetico. Ogni volta che si getta del cibo non sprechiamo solo denaro, ma anche acqua, terreno e tutta l’energia impiegata per coltivare, trasformare, trasportare, conservare e cucinare quel prodotto, oltre al lavoro di agricoltori e operai che lo hanno reso disponibile sul mercato. Il cibo sprecato, inoltre, finisce in discarica, dove decomponendosi produce gas serra: lo spreco alimentare pesa quindi in modo diretto sul riscaldamento globale. Insomma, sprecare di meno è una delle mosse migliori che possiamo attuare come cittadini per difendere il clima, e comincia da gesti semplici: fare la spesa con attenzione, scegliere prodotti di stagione e del territorio, conservare bene gli alimenti e riutilizzare gli avanzi.

Spreco alimentare a scuola, l’esperienza dell’istituto Fermi-Eredia di Catania

Per capire come questi principi si applicano nella pratica, abbiamo guardato in casa nostra. Nella scuola non c’è una mensa tradizionale, ma, essendo un istituto con indirizzo enogastronomico, abbiamo deciso di intervistare gli studenti delle classi di cucina per scoprire da dove provengano i prodotti utilizzati e come vengano gestiti gli scarti. Dalle interviste è emerso che la maggior parte delle materie prime arriva dal MAAS, il mercato agroalimentare di Catania, cioè da una filiera locale e vicina. Carne, pesce, frutta e verdura servono a preparare piatti specifici che, dopo la cottura, vengono consumati dagli studenti e dai professori che condividono il pasto con loro. Le parti rimanenti vengono conservate oppure eliminate, a seconda delle indicazioni del docente e della quantità di cibo avanzata: è proprio su questo punto che c’è più margine per migliorare, trasformando gli avanzi in nuove ricette invece di buttarli.

Banco Alimentare Sicilia e sensibilizzazione contro lo spreco

La scuola non ha una collaborazione diretta con il Banco Alimentare Sicilia, ma tramite il MAAS partecipa a una campagna di sensibilizzazione per la raccolta di fondi, alimenti e materiali. Lo scorso anno, in occasione del Natale, l’istituto ha ospitato diversi partner, tra cui il Banco Alimentare della Sicilia, allestendo spazi dedicati alla raccolta di beni per le famiglie più bisognose. Durante l’anno, inoltre, i volontari del Banco vengono a scuola, durante le ore di Educazione Civica, per spiegare agli studenti come funziona l’associazione.

Classe 2° ANT (Tecnico agrario)
I.I.S. “Fermi-Eredia” Catania