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Dal default finanziario al sindaco sospeso, Catania città condannata. Senza futuro?

redazione

Dal default finanziario al sindaco sospeso, Catania città condannata. Senza futuro?

sabato 25 Luglio 2020 - 00:00
Dal default finanziario al sindaco sospeso, Catania città condannata. Senza futuro?

Il dissesto, l’inchiesta che ha travolto gli ex vertici Unict e ora la condanna di Salvo Pogliese per peculato e la sospensione da parte del Prefetto in base alla legge Severino. A gestire il Comune per i prossimi 18 mesi: sarà l’attuale vicesindaco e assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi, C’era una volta la Milano del Sud

CATANIA – Non c’è pace all’ombra della vulcano attivo più alto d’Europa. Con la condanna del sindaco Salvo Pogliese a 4 anni e tre mesi per il reato di peculato (in primo grado), nell’ambito del processo per le cosiddette “spese pazze” dell’Assemblea regionale siciliana, Catania è nuovamente investita da un terremoto, non certamente come quello che la distrusse nel 1693, ma di portata abbastanza rilevante, almeno per quel che riguarda il futuro politico e amministrativo di una città in gravi difficoltà da anni.

Dalla dichiarazione di dissesto del dicembre 2018 – ma in realtà da ben prima, dal momento che i conti del Comune hanno iniziato a non tornare già all’inizio degli anni 2000 e che Catania ha avviato la procedura di dissesto addirittura nel lontano 2012 – è stata protagonista di numerose vicende, per lo più giudiziarie, che hanno aggravato la situazione.

Il default finanziario è stato solo il primo di grandi problemi che sono piombati sulla città: pochi mesi più tardi, infatti, un altro terremoto investe una delle istituzioni più importanti: l’Università degli Studi, con l’inchiesta “Università bandita” che fa tremare i corridoi dell’Ateneo. Numerosi i docenti indagati, compresi ex rettori, accusati di presunti concorsi truccati. Le indagini si sono chiuse a gennaio di quest’anno.

Da non sottovalutare, poi, anche l’inchiesta che vede coinvolto l’ex sindaco Enzo Bianco. L’ex primo cittadino e le sue Giunte sono finiti sotto il mirino della Corte dei Conti regionale perché “non avrebbero messo in campo le iniziative necessarie a fronteggiare le gravi irregolarità contabili e la rilevante crisi finanziarie in cui versava il comune di Catania”. I magistrati parlano di perdurante “mala gestio” e puntano il dito anche contro i revisori dei conti.

L’ex primo cittadino ha dichiarato immediatamente la volontà di fornire alla magistratura contabile “ogni elemento utile a dimostrare la piena correttezza dei comportamenti della mia giunta”, ha scritto.

Insomma, mala tempora currunt per Catania, e le cose non sembrano destinate a migliorare, con il rischio che quanto avviato si fermi, a iniziare dal completamento della tratta metropolitana fino alla redazione del nuovo piano regolatore generale passando per l’affidamento dell’appalto sui rifiuti, atteso da anni.

Tutte questioni che dovrà affrontare, nell’immediato, chi prenderà il posto del sindaco Pogliese per i prossimi 18 mesi: sarà l’attuale vicesindaco e assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi, come ha confermato l’Ufficio stampa del Comune.

Alla luce dei dettami della Legge Severino, infatti, sebbene condannato in primo grado, il primo cittadino è incorso nell’immediata sospensione per 18 mesi, disposta dal Prefetto Claudio Sammartino. La sospensione cessa di diritto di produrre effetti decorso tale periodo; nel caso in cui l’appello proposto dall’interessato contro la sentenza di condanna sia rigettato, anche con sentenza non definitiva decorre un ulteriore periodo di sospensione che cessa di produrre effetti trascorso il termine di 12 mesi dalla sentenza di rigetto. L’incandidabilità, invece, scatterebbe solo a condanna definitiva e quindi a sentenza passata in giudicato.

Intanto si moltiplicano i commenti a quanto accaduto: sia di sostegno che di condanna. Da Montecitorio a Palermo, dalla giunta regionale all’Ars, sono tantissime le reazioni per l’esito del primo grado della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco di Catania.

“Si rispetta sempre ogni sentenza, ma proprio il rispetto delle sentenze e dello Stato di diritto mi impone di augurare a Salvo, con l’amicizia di sempre, di poter il prima possibile vedere riconosciute le proprie ragioni” – ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.
C’è chi, invece, attacca la Legge Severino, come Matilde Siracusano, deputata siciliana di Forza Italia e membro della Commissione Giustizia di Montecitorio. “Si conferma una misura incostituzionale che viola in modo palese i principi garantisti presenti nella nostra Carta fondamentale: la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio” – ha affermato. E ancora Udc, Grande Catania (il gruppo che fa riferimento all’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo), Basilio Catanoso, l’assessore comunale Fabio Cantarella, il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno. Tantissime le attestazioni di solidarietà al primo cittadino. Così come quelle di segno opposto.

Dai banchi dell’Assemblea siciliana, interviene il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che chiede dimissioni. “Augurando a Salvo Pogliese di potere dimostrare la propria estraneità nei successivi gradi di giudizio, lo invito a dimettersi subito da sindaco: Catania non può restare senza una guida per diciotto mesi. Un vero atto di amore e riconoscenza verso Catania che non può restare acefala e ostaggio delle sue vicissitudini personali.” – ha detto.

Stessa posizione è quella assunta dal Movimento 5 Stelle che chiede a Pogliese di lasciare. “Un primo cittadino condannato per un reato così grave e per la gestione non corretta di soldi pubblici, quindi dei cittadini, non può rappresentare una comunità importante e prestigiosa come quella catanese” – affermano in una nota gli esponenti istituzionali catanesi del Movimento Cinque Stelle.

Melania Tanteri

pogliese-bonaccorsi

Roberto Bonaccorsi “sindaco” per diciotto mesi

CATANIA – Nessuna possibilità né di dimissioni né di un rimpasto al Comune di Catania dopo la sentenza di primo grado che condanna il sindaco Salvo Pogliese e lo costringe a restare fuori dai giochi per 18 mesi. Per tutta la giornata abbiamo provato anche a contattare sia Pogliese che il “traghettatore” designato, ovvero il vicesindaco Roberto Bonaccorsi, senza ottenere alcuna risposta. Ma da altri esponenti della Giunta è comunque arrivata la conferma che l’attuale maggioranza non ha alcuna intenzione di cedere il passo. “Si va avanti con la stessa determinazione. C’è un programma da rispettare per il quale il sindaco è stato eletto. I cittadini non hanno votato solo il sindaco, ma anche il suo programma e noi su quello stiamo lavorando”, afferma l’assessore all’Ecologia Fabio Cantarella.

Nulla dovrebbe cambiare nella squadra amministrativa, anche perché il prefetto Sammartino non ha perso tempo e ha sospeso il sindaco, cristallizzando di fatto ogni intervento “politico”. Come ha confermato in serata l’Ufficio stampa del Comune, a prendere il timone di Palazzo degli Elefanti è proprio Roberto Bonaccorsi.

Sfumano dunque le voci, circolate nella prima mattina di ieri, secondo le quali sarebbe stato Enrico Trantino, attuale assessore ai Lavori pubblici, a traghettare la città nel prossimo anno e mezzo. Il noto penalista etneo, per la verità, aveva già smentito laconico: “È più facile che venga nominato Caronte per traghettare la città”, precisando che nulla cambierà nella composizione della squadra amministrativa. “Non ci sono premesse di questo genere. Non ne abbiamo discusso e non c’è neanche all’ordine del giorno un possibile mutamento della squadra o comunque delle deleghe o dei ruoli”.

Resta comunque aperta, secondo Trantino, la strada di un ricorso avverso la Legge Severino, un po’ come fece il sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel 2015 (seppur in circostanze diverse, non essendosi allora espressa la Corte Costituzionale). “Francamente – spiega l’assessore – non so per quale ragione De Magistris ricorse, ma credo che si possa fare. Si tratta di una vicenda amministrativa che non ho mai studiato e approfondito, ma parlando della ricorribilità astratta, sicuramente si può fare perché qualunque provvedimento è impugnabile nel nostro sistema”.

Cantarella, invece, guarda avanti perché la città non ha un solo minuto da perdere: “Abbiamo già piantato alcuni semini come il Piano regolatore o la gara per la differenziata. Andremo avanti con il Piano di risanamento, convinti che in appello la sentenza verrà ribaltata perché conosciamo bene i fatti”.

“Se non fosse stato per Pogliese – continua Cantarella – questa città sarebbe precipitata nel buio. Siamo riusciti a ottenere oltre mezzo miliardo di euro di aiuti statali facendo valere le nostre ragioni al ministero dell’Interno”. L’assessore leghista al Comune fa riferimento al pagamento degli stipendi e al mantenimento delle quote di personale nonostante il dissesto. “Abbiamo stabilizzato lavoratori precari da oltre vent’anni e salvaguardato i posti di lavoro. Non ci fermeremo”, conclude.

Desirée Miranda

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