Nella relazione di 52 pagine della Commissione prefettizia, al di là di quelli che sono i presunti contesti e le gravi infiltrazioni con la criminalità organizzata etnea, emersi grazie all’operazione antimafia della Procura catanese, episodi che hanno portato alle conseguenti dimissioni del sindaco e al contestuale scioglimento del Consiglio comunale, quello che emerge sono alcuni capitoli riferiti a reati amministrativi e portati avanti addirittura non soltanto dal sindaco, Nino Naso, ma anche da amministratori comunali e consiglieri. Si tratta di fatti ed episodi che manifestano come in quel Comune oltre alle presunte connivenze mafiose, si sarebbe celata, ma non troppo, una sorta di impunità generale di amministratori e consiglieri anche nell’ambito delle più elementari leggi di contesto sociale. In particolare nel documento si fa riferimento all’evasione fiscale di alcuni tributi come Imu e Tari, con protagonisti amministratori. Si fa anche riferimento a una “facile” corresponsione di gettoni comunali e rimborsi anche se il lavoro del Consiglio non sembrava essere confacente con l’attività a sua volta collegata alla corresponsione del contributo previsto per ogni componente del senato cittadino.
L’esposizione debitoria: sindaco e amministratori morosi
In riferimento proprio allo specifico tema dell’evasione e all’esposizione debitoria nei confronti dell’Ente nella relazione l’organismo prefettizio riferisce che “nel corso dell’attività ispettiva è emerso che il sindaco e alcuni amministratori risultavano morosi nei confronti dell’Ente relativamente al dovuto pagamento di tasse e di tributi locali”. “In particolare – fa sempre riferimento la relazione – la ratio di tale previsione normativa è quella di garantire il corretto adempimento del mandato ed impedire che concorrano all’esercizio della relativa funzione, soggetti portatori di interessi confliggenti con quelli del Comune o che si trovino in condizioni che ne possano compromettere l’imparzialità”. “In particolare – prosegue la nota – a seguito di specifica richiesta della commissione ispettiva, il competente Ufficio comunale ha riferito che di- versi assessori e consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, an- noveravano pendenze tributarie nei confronti dell’Ente. Al riguardo – proseguono gli ispettori – per alcuni degli interessati sono emersi, a parere della commissione, delle evidenti situazioni di potenziale incompatibilità con le cariche ricoperte, attesa la presenza di debiti certi, liquidi ed esigibili nei confronti del Comune e in considerazione dell’esistenza di cartelle di pagamento, regolarmente notificate, alle quali non ha fatto seguito il conseguente versamento dell’importo dovuto”.
“In particolare uno degli amministratori – indicato dalla commissione con il nominativo omissis – è debitore nei confronti dell’ente dal 2012, ma l’elemento di maggiore rilievo sintomatico è che per le somme dovute al- l’Ente dagli anni di imposta Imu dal 2016 al 2024, e analogamente per la Tari dal 2013”. “Tali elementi aiutano a corroborare l’ipotesi della sussistenza di un sistema distorto trasversale e condiviso che peraltro si inserisce in un ambito amministrativo carente e disfunzionale incapace di porre in essere strumenti di efficace controllo dell’azione amministrativa”. Altro passaggio della relazione è quello che fa riferimento ai rimborsi spese e alla corresponsione dei gettoni di presenza. Scrivono gli ispettori: “Nel corso della relazione la commissione ispettiva ha evidenziato delle anomalie nell’attribuzione dei rimborsi spese e dei gettoni di presenza a favore dei consiglieri comunali, per la partecipazione alle attività delle commissioni e dell’organismo assembleare. In particolare all’esame degli atti è emerso che, a fronte di una limitata attività del civico consesso, in alcuni casi si sono tenute sino a 50 sedute di commissione consiliare con relativa corresponsione di gettoni e rimborsi. Nello specifico – aggiunge ancora la commissione prefettizia – si è constatato un aumento dei conti discendente da un incremento, nell’anno 2023, pari al 100%, della spesa dell’anno precedente, per il rimborso ai datori di lavoro della quota stipendiale dei propri dipendenti impegnati nell’esercizio delle funzioni consiliari, dei costi delle spese di viaggio, delle indennità per le adunanze del Consiglio e delle indennità delle commissioni consiliari”.
La Festa di Santa Barbara
Infine la commissione si sofferma sulla festa di Santa Barbara, padrona della cittadina, e ricorda un episodio avvenuto dieci anni fa. “Nel corso della festa 2015 – scrivono gli ispettori – nella mattinata del 2 dicembre, il cereo degli ortolani e quello dei dipendenti comunali giungevano in corrispondenza dell’abitazione della famiglia di Salvatore Assinnata, capo dell’omonimo clan, detenuto presso il carcere di Asti. Nell’occasione i due figli del boss, sostavano compiaciuti sui gradini delle scale antistanti al complesso abitativo, come a dimostrare il loro livello superiore nei confronti dei presenti. I portatori di cerei sostavano per un lungo periodo sotto i balconi delle abitazioni della famiglia e cominciavano a far danzare le varette, eseguendo le classiche annacate e in modo indiscutibile abbassavano materialmente i cerei simulando il classico inchino. A seguito di tale gravissimo episodio – si legge sempre nella relazione – il questore di Catania disponeva a carico dei cerei dei dipendenti comunali e degli ortolani il divieto di partecipare alle previste e residue manifestazioni religiose. In proposito dall’analisi della documentazione acquisita, l’organo ispettivo ha rilevato la totale assenza di controlli sia con riferimento alle concessioni rilasciate e alla modalità di affidamento dei servizi e delle forniture a terzi. In particolare il Comune, reale dominus della festa, non ha posto in essere alcun accorgimento per prevenire il ripetersi dei gravi episodi occorsi durante le celebrazioni del 2015, prova ne è il fatto che continuino a comparire fra i portatori dei cerei degli ortolani e dei dipendenti comunali quattro soggetti che risultavano presenti in occasione della nota annacata innanzi l’abitazione del boss”.

