Dalle pance dei capodogli l’urlo del mare, vittima della plastica - QdS

Dalle pance dei capodogli l’urlo del mare, vittima della plastica

Rosario Battiato

Dalle pance dei capodogli l’urlo del mare, vittima della plastica

sabato 25 Maggio 2019 - 00:05
Dalle pance dei capodogli  l’urlo del mare, vittima della plastica

I cadaveri spiaggiati sulle spiagge siciliane. Legambiente: 13 nell'Isola zeppe di rifiuti plastici. L’Ue ha stabilito il divieto dei prodotti monouso dal 2021 e la Regione ha già fatto qualche passo

PALERMO – Le tragiche immagini della plastica nello stomaco del capodoglio trovato morto sulla spiaggia di Cefalù denunciano l’emergenza ambientale che grava sulle acque isolane. Un allarme che sembra amplificarsi, considerando anche gli altri due esemplari ritrovati sulle spiagge di Sant’Erasmo a Palermo e Capo Calavà a Milazzo. E ieri ne sarebbe stato avvistato addirittura un quarto in avanzato stato di decomposizione, a largo di Favignana.

Per il primo dei tre casi, su cui è stata eseguita la necroscopia, la causa di morte potrebbe essere determinata proprio dai chili di plastica presenti nello stomaco, mentre per gli altri due, sebbene non si escludano le conseguenze dovute all’ingerimento di materiale plastico, gli esiti degli esami si conosceranno in questi giorni. Di certo c’è che la lotta al consumo di plastica – dal 2021 una direttiva Ue vieterà gli oggetti in plastica monouso, mentre in Sicilia si lavora già da tempo a un ddl ad hoc che dovrebbe essere approvato dall’Ars entro l’estate – e a comportamenti più sostenibili è ormai un’esigenza che riguarda tutti.

IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE
Non solo il mare ma anche le spiagge italiane sono aggredite dai rifiuti. Secondo l’ultima rilevazione di Legambiente, contenuta nell’indagine Beach Litter pubblicata nei giorni scorsi, su 93 spiagge monitorate trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri, con una certa preponderanza della plastica. “I rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare – precisano dall’associazione del cigno – rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda”.

Rifiuti che arrivano dai fiumi o che provengono dagli scarichi non depurati, un vero e proprio male che affligge da vicino la Sicilia su cui pendono ben quattro procedure di infrazione da parte dell’Ie. Sulle 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, sono stati censiti 90.049 rifiuti, l’81% è rappresentato dalla plastica (784 rifiuti ogni 100 metri) e per una spiaggia su tre la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90%.

IL MONITORAGGIO IN SICILIA
Nell’Isola ci sono state 13 spiagge campionate: la spiaggia Babbaluciara ad Agrigento, quella presso l’Oasi del Simeto a Catania, la spiaggia Calderà a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), le Mortelle e Torre del Faro Costa Ionica a Messina. Per il territorio comunale di Palermo ci sono la spiaggia presso il porticciolo di Bandita, quella di Romagnolo, Punta Barcarello, la Vergine Maria e quella di Sant’Erasmo. A Santa Flavia (Pa) è stata monitorata la spiaggia di Sant’Elia e la spiaggia di San Cataldo alla foce del Torrente Pinto/Carrozza a Trappeto (Pa) mentre a Scicli (Rg) il monitoraggio ha riguardato la spiaggia presso il lungomare di Sampieri.
“Per le spiagge monitorate nelle isole maggiori – si legge nel documento di Legambiente –, Sardegna e Sicilia, la top five mette in risalto la presenza al primo posto dei bastoncini cotonati”. Da segnalare, inoltre, la presenza di materiali da costruzione (calcinacci, mattonelle, tubi di silicone, materiali isolanti) che in generale valgono il 4,7% di tutti i rifiuti monitorati, con l’eccezione negativa della spiaggia Romagnolo di Palermo (rivenuto il 24%), “un problema che il circolo locale di Legambiente rileva da anni e che è stato denunciato anche con un esposto alle autorità preposte”.

LA RISPOSTA DELLA REGIONE
Nei giorni scorsi l’assessore al Territorio e all’Ambiente della Regione, Totò Cordaro, ha voluto ricordare l’impegno in prima linea della Regione che già con la direttiva del 6 dicembre 2018 aveva di fatto proibito in Sicilia, a partire dal primo gennaio dell’anno in corso, l’utilizzo di posate, piatti, cannucce, mescolatori, contenitori per alimenti, bicchieri e tazze per bevande all’interno di tutti gli stabilimenti balneari e delle aree soggette a concessione demaniale marittime. Introdotte inoltre anche sanzioni amministrative per chi contravviene alle disposizioni.

Anche l’Ars dovrebbe, presumibilmente entro l’estate, approvare un ddl che renderebbe la Sicilia plastic free prima delle scadenze comunitarie. Intanto ci sono già tantissimi comuni che hanno deciso autonomamente di liberarsi della plastica tramite ordinanze dei rispettivi sindaci: lo scorso gennaio erano giù 11, ma l’elenco si allunga di mese in mese.


Greenpeace, plastica trovata in un esemplare su 3

ROMA – Greenpeace ha diffuso ieri le immagini raccolte dai ricercatori del Dipartimento di biomedicina vomparata e alimentazione (Bca) dell’Università degli Studi di Padova durante le necroscopie degli ultimi due capodogli spiaggiati in Sicilia. In uno dei due esemplari esaminati l’altro ieri, quello spiaggiato nei pressi di Palermo, sono stati ritrovati un pezzo di appendiabiti e un pezzo di plastica dura. Nell’altro esemplare esaminato, quello trovato nei pressi di Milazzo, non è stato invece trovato nulla. Molta plastica era stata invece trovata in un capodoglio spiaggiato durante lo scorso fine settimana nei pressi di Cefalù.
È infatti arrivato a quota quattro il numero di capodogli morti nelle acque al largo della Sicilia in meno di una settimana. Tre di questi sono stati trovati spiaggiati negli ultimi giorni sulla costa nord dell’isola, il quarto – avvistato due giorni fa al largo di Favignana – parrebbe essere invece ancora in acqua.
Secondo quanto analizzato dai ricercatori intervenuti per le necroscopie i tre esemplari spiaggiati erano giovani e senza evidenti segni sul corpo di interazione con reti o imbarcazioni.
“È ancora da stabilire quali siano le cause della morte degli animali e solo indagini necroscopiche dettagliate potranno dirimere i dubbi”, dichiara Sandro Mazzariol, professore di anatomia patologica veterinaria. “È comunque preoccupante aver trovato della plastica nello stomaco di due dei tre animali spiaggiati. A conferma che tale inquinamento è abbondante sul fondo del mare e colpisce per lo più animali giovani”. Altri quattro capodogli erano deceduti il 15 maggio lungo le coste algerine a causa di reti da pesca. In una settimana sono deceduti 8 capodogli del Mar Mediterraneo.
Nel 33% dei capodogli spiaggiati negli ultimi 10 anni in Italia è stato rinvenuta plastica nello stomaco.

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