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De Luca corteggiato, Vannacci cresce: la politica siciliana cerca nuovi equilibri

L’adesione dell’ex forzista Calderone a Futuro nazionale crea fibrillazioni nella maggioranza. Intanto, sembra tramontare il dialogo tra ScN e progressisti, che ieri sono tornati a riunirsi

PALERMO – Tre fattori di estrema incertezza stanno caratterizzando la campagna elettorale, causando dinamiche imprevedibili in ogni contesto politico e fino a ogni singolo eletto dei rispettivi partiti. Non si sa quando si voterà, non si sa con quali regole, non si sa chi verrà candidato e dove. Troppe incognite per rasserenare gli animi in questo periodo di gravi contingenze e drammatiche incertezze che incidono sulla vita dei cittadini. La politica estera sta influenzando perfino le elezioni regionali e comunali, in modo indiretto ma efficace. I maggiori partiti nazionali sono in affanno e il dibattito non premia chi governa. Si discute di caro gasolio, caro energia, caro libri scolastici, vertice Onu e spese per il riarmo. In questo contesto, dopo un primo approdo, apparentemente senza appeal, di Roberto Vannacci in Sicilia, il suo Futuro nazionale viene dato dai bookmaker come potenziale secondo partito di centrodestra nell’Isola. I bookmaker in questione sono proprio quei deputati che, nel parapiglia di legge elettorale incerta e date delle elezioni incognite, cercano di orientarsi su ipotesi e scenari anche per le regionali siciliane.

Futuro nazionale e Sud chiama Nord, i nuovi equilibri del centrodestra

Il secondo partito della coalizione in Sicilia, Futuro nazionale. Il primo viene dato quasi per certo Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che ieri era ospite a Coffee break di La7 per discutere di politica estera, di riarmo, di deficit nazionale e di intelligenza artificiale che “non potrà mai sostituire i sindaci”. Una ospitata che segue l’incontro in aeroporto, con tanto di selfie, con Renato Schifani e Gaetano Galvagno e poi le consuete “sedute spiritiche”. Secondo le prime indiscrezioni raccolte, l’ipotesi di dialogo con l’area di centrosinistra sarebbe del tutto tramontata e le interlocuzioni con l’ambiente di Italia Viva di Matteo Renzi non avrebbero prodotto alcuna garanzia utile per Cateno De Luca, che alle scorse elezioni, in corsa solitaria per Palazzo d’Orleans, era arrivato secondo e che al momento viene dato in Sicilia sopra il 20%.

Cateno De Luca e la partita per la Presidenza della Regione

Una percentuale che si traduce in un quinto delle schede elettorali nelle urne, che tradotto in scala nazionale significherebbe il 2% alle politiche. I collegi? Fratelli d’Italia è pronta a concederli a Sud chiama Nord. I suddetti bookmaker di palazzo non hanno dubbi quindi sul posizionamento del sindaco di Taormina e anche sulla collocazione nel governo siciliano di centrodestra che ne nascerebbe. In ballo pare esserci la vicepresidenza della Regione e un assessorato di enorme peso per il cosiddetto “Sindaco di Sicilia” Cateno De Luca. In trasmissione, ieri mattina su La7, il leader di Sud chiama Nord ha confermato l’interesse per la Presidenza della Regione siciliana affermando che al momento sta “destrutturando sia il centrodestra che il centrosinistra”. Parallelamente, a destabilizzare forse più che destrutturare, sta operando Vannacci che già in Sicilia ha iscritto nei ranghi di Futuro nazionale il deputato nazionale Tommaso Calderone. Eletto alla Camera con Forza Italia, il deputato di Barcellona Pozzo di Gotto dai trascorsi missini è considerato l’inizio di un effetto domino che colpirà gravemente Forza Italia in Sicilia.

Vannacci e Calderone, la partita dentro Forza Italia in Sicilia

Anche in questo caso, come si conviene, i bookmaker hanno già le quote in mano e alle prossime elezioni regionali Forza Italia, nella sua roccaforte elettorale dal boom di Silvio Berlusconi in poi, viene data a percentuali a una cifra e neanche vicina alla decina. Peggio, tra i partiti nazionali che fanno parte della Giunta siciliana, secondo le previsioni, soltanto la Lega di Matteo Salvini. Ma Calderone non è l’unico né il più grande tra i raccoglitori di voti che si prevede possano lasciare gli azzurri. Qualcuno, circola voce tra i corridoi dei palazzi di Palermo, potrebbe essere perfino un forzista che oggi siede in Giunta regionale.

Lega, Salvini e le possibili conseguenze sulla politica siciliana

L’esito della sfida che i conservatori della Lega hanno lanciato a Matteo Salvini potrebbe essere una scissione, con la Lega Nord da una parte e la Lega – Salvini premier dall’altra. In tal caso, il progetto nazionale della Lega di Salvini si prosciugherebbe e la Lega di Zaia, Fontana e compagnia padana si ritirerebbe nel proprio territorio sotto la stella alpina. Cambierebbero quindi di riflesso anche le carte in Sicilia, e Luca Sammartino potrebbe decidere di cambiare partito oppure costituirne uno nuovo. La Democrazia cristiana, che all’Ars ha sempre garantito lealtà a Renato Schifani anche dopo il ritiro delle due deleghe che seguì il coinvolgimento di Totò Cuffaro nell’inchiesta per cui ha poi patteggiato tre anni di pena, è in pieno conflitto interno tra la segreteria nazionale e il movimento politico siciliano. E in Sicilia tra i democristiani e Sammartino c’è sempre stata una ottima intesa. Le fibrillazioni che riguardano quindi i partiti della coalizione di centrodestra si acuiscono con l’avvicinarsi dell’anno delle elezioni senza ancora regole certe che dovrebbero arrivare dalla legge elettorale, ancora in itinere per il secondo passaggio parlamentare.

Cateno De Luca, Vannacci e le ipotesi sulle alleanze

Sul fronte dell’area di schieramento scelta da Cateno De Luca ha profetizzato Alessandro Onorato – leader di quel Progetto Civico Italia di cui il fondatore di Controcorrente Ismaele La Vardera è presidente – sostenendo che De Luca si troverà alleato di Vannacci e sosterrà addirittura il bis di Schifani. Il sindaco di Taormina lo ha sfidato a un confronto pubblico, concludendo il messaggio-post con “così la smetti di scrivere sotto dettatura del mio figlioccio Ismaele La Vardera”.

Campo largo in Sicilia, la ricerca di un programma condiviso

Sul fronte progressista, ieri è tornato a riunirsi il campo largo al Centro studi Pio La Torre di Palermo. Questa volta tutti presenti, inclusi Davide Faraone e Ismaele La Vardera. Nell’ultima uscita pubblica in cui si erano ritrovati insieme, sul palco della Cgil, i leader regionali di Partito democratico e Movimento 5 Stelle, il coordinatore regionale di questi ultimi, Nuccio Di Paola, aveva esortato gli alleati a non guardare al candidato più popolare ed eliminare dalla dialettica politica la demonizzazione del governo in carica: “Stringiamoci in questi giorni e cerchiamo di confrontarci sulle proposte”. L’esito di eventuali elezioni politiche anticipate a maggio non è scontato e non consente certezze a Giorgia Meloni e alla coalizione che guida. I sondaggi premiano un’eventuale solida alleanza progressista. In Sicilia invece sembra vigere il principio del Gattopardo, e il campo largo nostrano ha ancora molto lavoro da fare per trovare un programma condiviso, decidere chi candidare, dare il via a una campagna elettorale chiara e senza liti sulle candidature. Al momento, il non sapere quando né come si vota sembra avvantaggiare chi è già al governo.