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Decreto salute, fissati i valori massimi di Thc nei cibi derivati dalla canapa

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Decreto salute, fissati i valori massimi di Thc nei cibi derivati dalla canapa

martedì 21 Gennaio 2020 - 00:00
Decreto salute, fissati i valori massimi di Thc nei cibi derivati dalla canapa

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale fa chiarezza. Coldiretti: “Serve un intervento per regolamentare anche il mercato”

ROMA – Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero della Salute che fissa i livelli massimi di tetraidrocannabinolo (Thc) totale ammissibili negli alimenti derivati dalla canapa (semi, farina ottenuta dai semi, olio ottenuto dai semi) ai fini del controllo ufficiale.

Questi gli alimenti ammessi e i limiti massimi previsti dal decreto: semi di canapa, farina ottenuta dai semi di canapa: 2,0 mg/Kg; olio ottenuto dai semi di canapa: 5,0 mg/Kg; integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/Kg.

L’attesa pubblicazione in Gazzetta fa chiarezza su un settore che negli ultimi anni, rileva Coldiretti, ha visto un vero e proprio boom, dai biscotti e dai taralli al pane, dalla farina di all’olio, ma c’è anche chi la usa per produrre ricotta, tofu e una gustosa bevanda vegana, oltre che la birra.

Dalla cannabis si ricavano inoltre, continua Coldiretti, oli usati per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Se c’è chi ha utilizzato la cannabis per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.

Un tipo di coltivazione che si estende, ricorda Coldiretti, da Nord a Sud della penisola, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Serve ora un analogo intervento legislativo per regolamentare una volta per tutte anche il settore che coinvolge la commercializzazione dei derivati della cannabis sativa nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali, dopo la sentenza restrittiva emessa a fine maggio dalle Sezioni Unite della Cassazione sui limiti della legge 242 del 2016.

Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima, conclude la Coldiretti, un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro con un rilevante impatto occupazionale per effetto del coinvolgimento di centinaia di aziende agricole.

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