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Deficit 3,1%: peccato, serviva pensarci prima

Deficit 3,1%: peccato, serviva pensarci prima

Bilancio cristallizzato

Il ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, era rammaricato perché per un misero decimale (0,8%) il nostro Paese non è uscito dalla procedura d’infrazione Ue.
Non comprendiamo perché colui che ha la responsabilità di gestire le finanze del Paese non sia riuscito a guidarle in modo tale da concludere l’anno 2025 con un deficit non superiore al 3%.
Ovvero, comprendiamo l’enorme difficoltà che ha il nostro ministro (che una volta si chiamava del Tesoro) perché non riesce a comprimere le uscite, in quanto tutti i colleghi ministri chiedono e non tagliano e, dall’altra parte, non riesce a incrementare le entrate per almeno due ragioni: la prima riguarda l’evasione fiscale che costituisce uno zoccolo duro che, meritoriamente, l’Agenzia delle Entrate e Riscossione e la Guardia di Finanza cercano di scalfire; l’altra ragione è che la ricchezza tassabile non aumenta se non di un misero 0,6%, con la conseguenza che non aumentano le entrate.

Debito pubblico e deficit, le cause della crescita

Riassumendo: le uscite incomprimibili e le entrate cristallizzate portano l’aumento del debito, il quale supera il 3% del deficit del 2025, seppure per una piccola frazione (0,8%).
Non comprendiamo cosa voglia dire la citazione del vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, in merito alla Francia come esempio negativo. Forse perché non sa che quel Paese ha un rapporto del debito pubblico-Pil del 119%, mentre nel nostro Paese il rapporto debito-Pil 2025, secondo il Documento di finanza pubblica 2026, è del 137,1%, cioè 18 punti in più: una vergogna!

Le cause della descritta cristallizzazione provengono da almeno trent’anni di cattivi Governi, formati sia dai conservatori (Berlusconi e altri) che dai progressisti (Prodi, Letta, Renzi e altri). L’unico Governo che ha fatto veramente bene ai conti dello Stato è stato quello presieduto dal professore Mario Monti.
Tutti questi Governi, per accontentare lobby, corporazioni, rappresentanti della Pubblica amministrazione e altri, non sono mai riusciti a tagliare la spesa improduttiva, né a mettere in atto i meccanismi virtuosi, per fare crescere la ricchezza (Pil) e per conseguenza le entrate dello Stato. Quanto precede, a prova di smentita.
Il responsabile di una officina meccanica, quando gli portano un mezzo da riparare, inserisce il computer, individua quali sono i pezzi guasti, li sostituisce, prova il mezzo che così riparato si mette a funzionare normalmente.

Produttività e spesa pubblica, la metafora dell’officina

La metafora vuol dire che il ministro delle Finanze, ovviamente appoggiato in toto dal presidente del Consiglio, dovrebbe avere la possibilità di individuare i pezzi guasti dello Stato, modificare il loro funzionamento mediante un’organizzazione rigorosa e puntuale, in modo da moltiplicare i risultati, a parità di personale e di risorse umane e finanziarie impiegate.
Questo processo in economia si chiama produttività: fare più cose con gli stessi mezzi e negli stessi tempi. Così, il mezzo riparato funziona normalmente, con soddisfazione dei proprietari (i cittadini).

Il ministro delle Finanze e il funzionamento della macchina dello Stato

Il responsabile dell’officina di riparazione è il ministro, che deve riparare i guasti, sostituire i pezzi e far funzionare la macchina dello Stato. Così non accade, per cui il rammarico è un atto di facciata di cui si poteva fare a meno.

In questo quadro una decisione positiva del presidente del Consiglio è stata l’abolizione del bollo auto, che costituisce una delle imposte patrimoniali più odiate. Non è stato evidenziato però che esso riguarda circa un terzo dei veicoli, perché sono esclusi quelli con una potenza superiore a 80 kw e quelli appartenenti a società, enti pubblici e fondazioni.
Due virgola quattro miliardi di minori entrate che Giorgetti dovrà trovare quando redigerà la Legge di Bilancio 2027. Come? Ovviamente tagliando altre spese, ovvero contando sull’incremento del Pil e quindi delle entrate fiscali: impresa improba.
Il deficit del 3,08% comporta restrizioni da parte della Ue, che costituiscono ulteriori penalizzazioni per il nostro Paese.

Il disastro che abbiamo oggi portato alla vostra attenzione, come prima scritto, è lungo e vecchio da almeno il 1994 e non si vede un cambio di tendenza a prescindere se i prossimi Governi e maggioranze saranno di parte conservatrice o progressista.
Inoltre, incombe l’incognita Vannacci. Il cielo è scuro!