Ne avevamo parlato nei giorni scorsi, ma adesso – grazie al lavoro di Fanpage.it – emergono dettagli e verità sul nuovo testimone del caso Garlasco, giudicato non attendibile in quanto smentito dai tabulati. Il suo nome è Massimo Mattiuz e nei mesi scorsi si era presentato dai carabinieri perchè, dopo 19 anni dall’agosto del 2007, si era ricordato che la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi – proprio vicino la famosa villetta di Garlasco – una ragazza bionda e con la bicicletta si trovava in zona. L’uomo, insinuava chiaramente la presenza sul posto della cugina di Poggi, una delle due Cappa, Stefania.
Sul caso però, riportato nelle scorse ore da una trasmissione di Rai 3 e mai supportata dalle indagini, è intervenuta a Fanpage.it anche la legale di Cappa, Valeria Mettica. La professionista, ha ancora una volta smontato ogni accusa del “super testimone”, parlando di Mattiuz come un “mitomane” e “sperando che sia l’ultimo”, in quanto già in passato alcuni presunti testimoni hanno tentato di dire la loro sul caso Garlasco, senza mai trovare riscontro nelle indagini delle autorità.
Il nuovo testimone del caso Garlasco smontato dall’avvocata di Cappa: “Un mitomane, non era neppure nella zona”
“Il testimone di cui si è parlato lunedì sera a Filorosso è tutt’altro che ‘dimenticato’. La squadra omicidi di Moscova ha attentamente verificato il suo racconto e ha riscontrato che il Sig. Mattiuz è semplicemente un mitomane, speriamo l’ultimo cui sono consentiti i quindici minuti di popolarità di warholiana memoria in televisione. Parimenti warholiana sembra essere la suggestiva ripetizione seriale dell’artefatta immagine di Stefania Cappa in bicicletta, a beneficio del consumo di massa”, racconta l’avvocata di Stefania Cappa, Valeria Mettica, a Fanpage. Inoltre, la legale spiega come “i Carabinieri hanno scritto chiaramente nella annotazione di trasmissione delle SIT dello scorso aprile che il Sig. Mattiuz non risulta neppure essere a Garasco la mattina del 13 agosto 2007. Stupisce che i giornalisti, che pure sostengono di aver ‘spulciato’ gli atti, non se ne siano accorti, così fungendo da cassa di risonanza per notizie false e diffamatorie”.
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