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Delusione Pnrr: in Sicilia progetti fermi al palo. Ultimate opere pari ad appena il 12% dei fondi

Delusione Pnrr: in Sicilia progetti fermi al palo. Ultimate opere pari ad appena il 12% dei fondi
Pnrr – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza -Imagoeconomica

ROMA – Da Nord a Sud, in Italia la spesa dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, giunto all’ultimo miglio, è schiacciata da ritardi che non conoscono confini regionali. Il dato emerge dall’ultimo rapporto sullo stato di avanzamento del Pnrr pubblicato dal Servizio studi di Camera e Senato. Secondo il monitoraggio, aggiornato all’1 marzo 2026, nel Paese i progetti conclusi corrispondono a un valore economico che non raggiunge nemmeno il 20% del finanziamento totale.

Ritardi Pnrr in Italia: numeri e scadenze

Si tratta, insomma, di un importo di circa 30,5 miliardi di euro su un plafond di quasi 154,8 miliardi (parziale delle prime otto rate del Pnrr, con il via libera alla nona rata arrivato solo lo scorso 29 aprile). Per portare a termine il restante 80% ci sono ancora pochi mesi. È lo stesso report a ricordarlo: la data da segnare in rosso sul calendario è il 31 agosto. Per allora, i traguardi dovranno essere raggiunti “indipendentemente – si legge – dalla rendicontazione delle spese effettuate a tal fine”.

Disparità regionali nella spesa del Pnrr

Che i ritardi non risparmino nessuna regione italiana traspare anche dalla decisione del Governo di ricorrere, lo scorso 19 febbraio, alla decretazione d’urgenza, introducendo misure di accelerazione e snellimento per favorire un efficace completamento del Piano. Ciononostante, pur con l’ombra del flop che si estende su tutta la Penisola e le scadenze di Bruxelles ormai dietro l’angolo, lo stato di attuazione a marzo mostra comunque le solite disparità territoriali.

Avanzamento Pnrr: Nord più veloce del Sud

Nel quadro di una spesa ovunque insufficiente, è al Nord che l’avanzamento risulta nettamente superiore. Togliendo l’Abruzzo (al 21,9%), le regioni che superano la media italiana per progetti del Pnrr conclusi sono tutte centro-settentrionali: si tratta di Piemonte (22%), Marche (22,3%), Toscana (22,6%), Veneto (25,1%), Friuli Venezia Giulia (25,2%), Emilia Romagna (28,2%), Lombardia (29,8%) e Trentino Alto Adige (34,2%). Tutte le altre regioni si collocano al di sotto della media nazionale del 19,7%. Tra queste, secondo il report, una delle peggiori è la Sicilia che all’1 marzo ha concluso progetti del Pnrr pari ad appena il 12,6% delle risorse finanziarie (equivalenti a un valore economico di 1,6 miliardi). Risultati ancora più bassi si registrano soltanto in Liguria e in Molise, due regioni che, però, hanno a disposizione un finanziamento di molto inferiore a quello dell’Isola (rispettivamente 5,6 e 1,7 miliardi contro i 12,7 miliardi assegnati alla Sicilia).

Pnrr Sicilia: andamento nelle province

Il documento elaborato da Camera e Senato scende anche nel dettaglio delle singole province. Da questo punto di vista, in Sicilia l’area che ha raggiunto la percentuale più elevata di progetti del Pnrr conclusi è Caltanissetta, con il 31,5% delle risorse disponibili impegate. Seguono Agrigento (23,1%), Ragusa (22,4%), Trapani (19,9%), Enna (18,7%), e Siracusa (17,5%). Emerge dunque il dato interessante per cui i territori che riportano percentuali di avanzamento più elevate sono anche quelli che si trovano a gestire una quantità inferiore di risorse economiche. In nessuna delle suddette province siciliane, infatti, il finanziamento totale del Pnrr raggiunge il miliardo di euro.

Grandi città siciliane in ritardo

La situazione cambia spostando l’attenzione sulle tre grandi aree metropolitane in Sicilia, assegnatarie di finanziamenti più elevati, dove il report mette in evidenza performance molto più lente. Palermo, di fatto, è la terzultima provincia siciliana per conclusione degli interventi, con un avanzamento del 13,9%, equivalente a un valore economico di 292 milioni su un plafond di 2,1 miliardi di euro. Al penultimo posto Messina, con il 13,6%, pari a 176,8 milioni su una dotazione di 1,3 miliardi. Fanalino di coda nell’Isola, in percentuale, è la provincia di Catania: qui, nel dossier, vengono rilevati progetti del Pnrr conclusi pari al 10,7% delle risorse economiche disponibili, vale a dire 310,3 milioni su 2,9 miliardi, un importo comunque maggiore rispetto a quello dei progetti nel palermitano.

Impatto zero sul Pil del Mezzogiorno e spesa per abitante a favore del Nord

Numeri e livelli di spesa più elevati al Nord non rispecchiano lo scenario che ci si sarebbe aspettati nell’ottica della cosiddetta coesione territoriale. Il Pnrr, infatti, è stato presentato anche come uno strumento di convergenza economica tra le diverse economie del Paese, finalizzato a ridurre sensibilmente il divario tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia. Per questo il 40% delle risorse è stato riservato alle regioni del Sud, storicamente afflitte da una condizione di sottosviluppo. Tuttavia, se i finanziamenti ricevuti dall’Europa non vengono spesi nei tempi previsti, oppure non vengono impiegati in maniera opportuna, il sogno del livellamento territoriale è destinato a rimanere irrealizzato.

Spesa Pnrr e ritardi della Pubblica amministrazione al Sud

Le criticità della Pubblica amministrazione hanno determinato quella maggiore lentezza della spesa al Sud che emerge in modo incontrovertibile dal dossier di Camera e Senato. Criticità che, da una parte, sembrerebbero in via di superamento, come riportato nella relazione del Governo sull’attuazione del Pnrr, che riprende a questo proposito i dati Svimez. Secondo il documento elaborato dall’Esecutivo, infatti, gli investimenti del Piano avrebbero permesso di imprimere una forte accelerazione ai processi amministrativi del Mezzogiorno: in particolare, si legge, in “tutte le fasi preliminari dell’esecuzione dell’opera (dalla progettazione all’affidamento) per i progetti Pnrr sono stimati tempi inferiori del 20% rispetto alle opere realizzate prima del Piano”. Uno sprint che, però, numeri alla mano, non ha davvero consentito di appianare i deficit amministrativi. Tant’è che, come detto, tutte le migliori percentuali di conclusione dei progetti (a pochi mesi dalla scadenza del Piano) si registrano comunque al Centro-Nord.

Spesa pro capite Pnrr: divario tra Nord e Sud

C’è poi quello che sembrerebbe il controsenso di un Pnrr ideato per aiutare il Sud, ma che in fin dei conti, nella sua fase operativa, ha generato un impatto economico maggiore sul Nord. Se si considera infatti l’ammontare della spesa del Piano in relazione al numero di abitanti delle singole regioni, si nota un netto sbilanciamento della spesa pro capite in favore delle aree settentrionali. Una dinamica che, a conti fatti, rischia di “azzerare” gli effetti della perequazione dei finanziamenti inizialmente pensata per avvantaggiare il Mezzogiorno. In Sicilia, per esempio, i progetti conclusi all’1 marzo equivalgono a un valore di 1,6 miliardi di euro, che corrisponde a una spesa del Pnrr per abitante di circa 340 euro. In Lombardia, la spesa pro capite è invece di 630 euro. O anche in Veneto (un paragone che in queste pagine riprendiamo spesso, trattandosi di una regione con un numero di abitanti di fatto pari a quello della Sicilia) la spesa dei fondi del Pnrr per abitanti equivale a 750 euro, molto più del doppio del dato siciliano.

Effetti del Pnrr sul Pil del Mezzogiorno

Infine, stentano ad arrivare anche i benefici che il Pnrr avrebbe dovuto generare in modo stabile sulle economie regionali. In una relazione della Camera dei deputati diffusa a settembre del 2022, si prevedeva che la quota del Mezzogiorno sul Pil nazionale, grazie al Pnrr, sarebbe salita dal 22% del 2019 al 23,4% del 2026. Le statistiche oggi più aggiornate non vanno oltre il 2024 ma, già da queste cifre, si intravede come quel boost che dovrebbe spingere la quota Pil meridionale di 1,4 punti percentuali non sembra al momento degli effetti: secondo Istat, la porzione di Pil del Sud rispetto al totale nazionale è passata dal 22,23% del 2022 al 22,30% del 2024, con un incremento di appena 0,07 punti percentuali.

Caso Sicilia: crescita del Pil stagnante

Nel caso della Sicilia, l’accelerazione del Pil regionale rispetto a quello nazionale è stata ancora più incerta. In base ai dati Istat, la quota siciliana sul Pil nazionale nel 2024 è del 5,08%. Un dato di recente salutato con soddisfazione anche dal presidente della Regione, Renato Schifani (che, arrotondando, ha parlato di 5,1%). Tuttavia due anni prima, nel 2022, tabelle Istat alla mano, la quota della Sicilia ammontava al 5,13%: sostanzialmente un pareggio e anzi, attribuendo peso ai decimali, una flessione pari a meno 0,05 punti percentuali. Uno scenario per cui, ora che cala il sipario, sembra complesso sostenere che il Pnrr abbia avuto sull’economia siciliana e su quella del Sud in generale un impatto strutturale sulla crescita economica tale da garantire nuove e strutturali condizioni di sviluppo.