La procura di Palermo ha richiesto il giudizio immediato per Filippo Piritore, 75 anni, l’ex prefetto di Isernia sotto inchiesta per depistaggio nell’ambito dell’indagine sull’omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Capo dello Stato. Nei confronti dell’indagato, secondo l’ufficio diretto da Maurizio de Lucia, le prove sono evidenti e gli accertamenti preliminari si sono conclusi in meno di sei mesi, presupposto per saltare l’udienza dal Gup e andare direttamente in tribunale.
Le accuse nei confronti di Piritore
La richiesta sarà adesso vagliata dal presidente dell’ufficio Gip-Gup, che dovrà riscontrare la sussistenza delle condizioni evidenziate dai pm Francesca Dessì e Antonio Carchietti. Piritore è accusato di aver fatto sparire uno dei guanti usati dai killer, fotografato all’interno dell’auto abbandonata dopo l’omicidio, avvenuto a Palermo il 6 gennaio 1980, ma materialmente mai finito tra i reperti utilizzati per le indagini: nelle relazioni di servizio scritte nell’immediatezza dei fatti, del guanto si parlava, ma poi era via via «sparito» dagli atti.
Versione Piritore poco credibile secondo l’accusa
Piritore, convocato a Palermo a settembre 2024, aveva reso una versione ritenuta poco credibile dall’accusa, perchè aveva chiamato in causa colleghi e l’ex pm Pietro Grasso, che lo hanno smentito. Sottoposto poi a intercettazioni, Piritore avrebbe ammesso, parlando con la moglie, di aver cercato di nascondere la verità sulla sorte di quell’indumento che, se analizzato per tempo e anche con i metodi all’avanguardia di oggi, avrebbe potuto fornire indicazioni sugli esecutori materiali di un delitto che sconvolse l’Italia intera.
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