Dicendo la verità si creano nemici - QdS

Dicendo la verità si creano nemici

Carlo Alberto Tregua

Dicendo la verità si creano nemici

giovedì 14 Novembre 2019 - 00:00

La verità per alcuni non si distingue dalla realtà. Però essa non sempre viene interpretata per quello che è, ma ognuno vi dà un significato diverso a seconda dell’ottica con cui la guarda.
Questo accade perché, purtroppo, non tutti i fatti simili sono anche uguali, perché le parti che li compongono sono diverse e, in relazione al loro stare insieme, possono far vedere aspetti diversi.
Se la verità non coincide con la realtà diventa fumosa, difficile da interpretare. I fatti sono comunque i fatti. Non si può prescindere da essi per capire gli avvenimenti e il loro andamento orizzontale e verticale. I fatti verticali, dall’alto in basso, non consentono collegamenti, mentre quelli orizzontali si legano ad altri con la conseguenza che è più facile la loro interpretazione.
Per interpretare i fatti bisogna possedere sapienza, competenza, conoscenza, perché tali elementi sono indispensabili per capirli.

Può sembrare paradossale, ma è più facile dire la verità che una bugia. Chi mente deve avere una memoria formidabile perché deve ricordarsi di volta in volta che cosa abbia detto in difformità alla verità per potere confermare la sua bugia.
Spesso la memoria non aiuta ed ecco che si cade in quella tipica contraddizione che smaschera la bugia stessa. Quindi, la scelta di dire la verità piuttosto che la bugia è conveniente in quanto, in primo luogo, non ci si contraddice mai e, in secondo luogo, non c’è bisogno di fare uno sforzo mnemonico per ricordarsi quello che si è detto, non vero.
Intendiamoci, non sempre è necessario dire la verità quando essa è spiacevole o può arrecare dolore a terzi. In questo caso, non bisogna sostituire la verità con la bugia, ma semplicemente tacere. Tacere a fin di bene e per non arrecare dispiaceri di vario tipo agli altri.
Nella vita sociale, normalmente la verità non è di casa perché vi è chi blandisce, chi fa lodi immeritate o, d’altro canto, chi insulta o arreca offesa a terzi. Ma c’è anche chi dice la verità e questo crea spesso inimicizie di ogni tipo perché molta gente non vuole sentirsela dire o perché è immatura, oppure perché consapevolmente essa la ferisce.
La verità è un problema per i giornalisti, i quali hanno l’obbligo di comunicare informazioni obiettive e complete, nonché verificate da almeno due fonti.
Ma vi è un successivo e più importante problema: quello etico, cioè l’obbligo di dire la verità nei confronti dei potenti anche quando si possono correre rischi personali.
In nome di essa molti bravissimi giornalisti ci hanno lasciato la pelle, ma tanti altri, pavidamente, sono sani e pieni di vita perché hanno taciuto o l’hanno distorta. La questione non riguarda solo il nostro Paese perché giornalisti poco etici ci sono in tutte le parti del mondo. Essi sono quelli che affiancano il Potere ricevendone compensi di ogni tipo.
Si sa che l’informazione è un modo per pilotare il consenso popolare e molti che lo ambiscono non risparmiano certo, per poterlo ottenere con qualunque mezzo anche a costo di mentire.
“Mentite, mentite, mentite – scriveva Giulio Raimondo Mazzarino (1602-1661), cardinale ma non prete, primo ministro del Re Sole nel suo libretto ai politici dell’epoca – tanto le menzogne verranno presto dimenticate.”

La verità riguarda anche la giustizia che ha proprio il compito di perseguirla ad ogni costo e senza alcun dubbio, tanto che la nostra Costituzione, nel presumere l’innocenza di ogni cittadino fino a sentenza passata in giudicato, prevede che lo stesso si può condannare solo “al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Non sempre l’Accusa cerca di scoprire la verità perché anch’essa segue il principio di essere subordinata alla notorietà. Fa più effetto un caso eclatante portato sui media, in quanto ha per oggetto questo o quel personaggio, che l’attività di routine volta a punire i veri colpevoli.
Sia chiaro che questi comportamenti deplorevoli costituiscono una larga minoranza perché la maggior parte degli Accusatori tenta di scoprire come stanno veramente le cose.
Ma una minoranza danneggia sul piano dell’immagine e della considerazione popolare anche la maggioranza degli accusati.
Per fortuna ci sono i magistrati giudicanti che con obiettività cercano la verità, ovunque si trovi.

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