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Dighe, il Movimento 5 Stelle all’Ars chiede chiarimenti sull’uso dell’acqua nell’invaso Rosamarina

Dighe, il Movimento 5 Stelle all’Ars chiede chiarimenti sull’uso dell’acqua nell’invaso Rosamarina
Palermo, diga Rosamarina (Repertorio)

In vista dei prossimi mesi, all’Assemblea regionale siciliana è stata presentata un’interrogazione per chiedere venga fatta luce sulla pianificazione dell’utilizzo dell’invaso che si trova a Caccamo

Con il bel tempo a fare ormai da costante alla quotidianità dei siciliani, dopo una prima parte di primavera in cui le precipitazioni non sono mancate, il pensiero inevitabilmente si sposta su quello che spetterà all’isola da qui in avanti.
L’avvicinarsi dell’estate da qualche anno porta con sé due preoccupazioni: oltre a quella storica, riguardante il rischio incendi, c’è la siccità. Una condizione che ha portato nel 2024 il governo nazionale a dichiarare l’emergenza di interesse nazionale con l’istituzione di un’apposita cabina di regia alla Regione.

In vista dei prossimi mesi, all’Assemblea regionale siciliana è stata presentata un’interrogazione per chiedere venga fatta luce sulla pianificazione dell’utilizzo della diga Rosamarina. L’infrastruttura si trova nel territorio di Caccamo, in provincia di Palermo, e a valle del fiume San Leonardo.

Campi trascurati

A depositare l’atto è stato il Movimento 5 Stelle. Il gruppo parlamentare all’Ars, con primo firmatario il deputato Carlo Gilistro, si rivolge al presidente della Regione Renato Schifani e agli assessori Luca Sammartino e Francesco Colianni, rispettivamente titolari delle deleghe all’Agricoltura e all’Energia e Servizi di pubblica utilità, per comprendere se nel 2026 verranno prese scelte diverse al 2025.
L’anno scorso, infatti, l’acqua raccolta nella diga Rosamarina era stata destinata quasi interamente per garantire le erogazioni nelle abitazioni del circondario palermitano. Con la conseguente decisione di ridurre la distribuzione nei campi.

Progettata con l’intento di soddisfare le esigenze di irrigazione di un comprensorio di 15.200 ettari, compresi tra la piana di Lascari, in prossimità di Cefalù, e l’agro di Villabate, posto alle porte della città di Palermo, la diga Rosamarina storicamente è servita a sostenere le produzioni in una zona ricca di produzioni agricole.

“Ad oggi la derivazione delle acque dal serbatoio avviene ad uso irriguo (49 milioni di metri cubi annui), potabile (30 milioni di metri cubi annui) e marginalmente per la produzione di energia elettrica. Il comparto agricolo – si legge nell’interrogazione – risulta quindi essere il principale beneficiario, con una gestione che mira a bilanciare l’approvvigionamento idrico agricolo con il consumo umano”.

Come detto, però, la particolarità della situazione che si è registrata negli ultimi anni ha portato a mutare la gestione.

“Nel corso dell’anno precedente, a causa della grave emergenza idrica, l’utilizzo dell’invaso è stato destinato quasi esclusivamente all’uso civile – proseguono i pentastellati – Tale scelta ha comportato gravi danni economici per le aziende agricole del territorio, molte delle quali si trovano ancora in condizioni di forte difficoltà. Ad oggi, sembrerebbero persistere significativi problemi connessi al servizio irriguo sia per il lato ovest, nelle aree di Casteldaccia, Bagheria, Misilmeri, che per il lato est, nelle aree di Termini Imerese, Cerda, Sciara, Campofelice di Roccella, a causa dell’ammaloramento grave della condotta principale gestita dal Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti”.

A ciò, aggiungono gli esponenti di opposizione, si somma il fatto che “gli interventi di manutenzione straordinaria effettuati non risolvono il problema dell’efficienza idrica, causando rallentamenti nell’erogazione del servizio idrico da parte del Consorzio di Bonifica”.

Le risposte richieste

Al governo Schifani viene chiesto di dichiarare “se per la stagione irrigua in corso sia prevista la riattivazione dell’erogazione di acqua per uso agricolo e con quali tempistiche precise”, ma anche di esplicitare “quale percentuale della risorsa idrica disponibile intendano destinare al comparto agricolo rispetto all’uso civile” e se sia previsto “un cronoprogramma ufficiale di distribuzione delle risorse idriche e se lo stesso verrà reso pubblico”.
L’interrogazione pone anche una domanda riguardante la previsione o meno di interventi a sostegno degli agricoltori danneggiati dalle mancate erogazioni nel 2025.

Gli ultimi dati

Dal sito della Regione, gli ultimi report sullo stato delle dighe in Sicilia risalgono a inizio aprile. In quel momento la Rosamarina conteneva 56,5 milioni di metri cubi d’acqua, ovvero quasi tre volte il dato registrato nello stesso periodo del 2025, quando i milioni di metri cubi erano stati 20,6.

Nel complesso, invece, l’insieme degli invasi all’1 aprile 2026 conteneva 584,8 milioni di metri cubi. Dodici mesi prima erano quasi 371. Una crescita, dunque, pari al 58 per cento.

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