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Diritto a conoscere la spesa pubblica

Diritto a conoscere la spesa pubblica

Cittadini ignari e gabellati

Le cittadine e i cittadini hanno il diritto di sapere come spendono i soldi le Pubbliche amministrazioni, soldi provenienti dalle tasse che la Comunità paga. Sono parecchie le leggi che stabiliscono questo diritto e, per contro, il dovere da parte delle Pubbliche amministrazioni di rendere conto delle loro attività, che comportano spese di ogni genere e tipo.

Dobbiamo rilevare, con dispiacere, che avviene tutto il contrario, vale a dire le Pubbliche amministrazioni (ministeri, assessorati regionali e comunali) sono tutt’altro che inclini a essere trasparenti e a farsi controllare, per ragioni diverse, fra cui spesso anche quelle corruttive.

Poi, naturalmente, il Parlamento è in qualche caso complice di questa mancata trasparenza, quando consente che si vengano dati piccoli appalti fino a cinquemila euro senza gara e senza indicare chi abbia ricevuto la committenza.

Legge 150/2000 e comunicazione istituzionale: gli obblighi che le PA ignorano

Citiamo, a mo’ di esempio, alcune di queste leggi.

La legge 150/2000 distingue nettamente la comunicazione politica, che è quella finanziata dai singoli partiti, dalla comunicazione istituzionale, che deve essere effettuata obbligatoriamente dagli Enti pubblici.

In queste campagne gli Enti pubblici devono rendicontare, cioè spiegare, cosa è stato fatto con le risorse stanziate. Per esempio, se si sono investiti tot. milioni per ristrutturare dieci scuole, consolidare una parte del territorio, costruire argini ai fiumi, implementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, eccetera.

Le campagne devono anche riguardare l’accesso ai servizi che le cittadine e i cittadini hanno, i concorsi, la salute, la sicurezza stradale, la pubblicazione dei bilanci fatta in modo comprensibile, eccetera.

Queste campagne informative rientrano nel grande filone della comunicazione istituzionale, obbligatoria, ma che gli Enti pubblici raramente fanno, anche se, ribadiamo, la Comunità ha il diritto di sapere cosa fanno tali Enti pubblici e come spendono i soldi.

Bilancio sociale e fondi europei: la Regione Siciliana deve spiegare ai cittadini come spende

Inoltre, gli Enti pubblici devono adottare il cosiddetto bilancio sociale – che non è quello contabile – nel quale vengono indicati gli incassi provenienti dalle imposte, come sono suddivise le uscite per le diverse branche e, soprattutto, i risultati ottenuti.

Le campagne, ovviamente, si fanno attraverso i media. Vi è una norma che prevede che le spese per tali campagne debbano essere canalizzate sui quotidiani per almeno il cinquanta per cento. Ma non possiamo indicare gli Enti che osservano questa legge, ripetiamo, obbligatoria. Inoltre, non sembra che vi siano sanzioni per questa gravissima omissione.

La Regione Siciliana, attraverso il Piao (Piano integrato di attività e organizzazione) 2025-2027, dovrebbe illustrare alle proprie cittadine e ai propri cittadini, attraverso piani di comunicazione specifici, come ha speso i miliardi dei Fondi strutturali europei, ovvero giustificare (se possibile) perché non li ha spesi. Ma questo non avviene.

Attraverso il Piano la Regione dovrebbe spiegare, con risultati trasparenti, se vi sono Piani organizzativi che hanno raggiunto i risultati di tagliare drasticamente le risposte da dare a cittadini e imprese, compreso nelle attività sanitarie.

Come vedete, le norme ci sono, ma i cittadini non ne sono a conoscenza e vengono tenuti appositamente all’oscuro di esse perché la Pa, ripetiamo, non vuole essere controllata. Perciò noi vi informiamo.

Il ruolo del giornalismo nella trasparenza della pubblica amministrazione

Va chiarito senza mezzi termini che giornaliste e giornalisti che si occupano di tutti i servizi relativi alle comunicazioni istituzionali non prestano la loro opera ad attività commerciali, attività vietate giustamente dal Codice deontologico, pubblicato il primo giugno del 2025. Mentre, con la loro azione, aiutano la trasparenza, aiutano i cittadini a capire cosa fanno le Pubbliche amministrazioni e aiutano a capire, anche indirettamente, le magagne che vi sono all’interno delle stesse e che spesso sono coperte da un omertoso silenzio; omertoso silenzio che cittadine e cittadini hanno il diritto di penetrare perché devono sapere cosa accade nelle stanze pubbliche.

Il gioco è tutto qua. La lotta è tutta qua: fra chi non vuole che si sappiano le “segrete cose” e i cittadini che, invece, hanno il diritto di scoprire i coperchi, soprattutto quando vi sono verminai indicibili.