Disastro Covid rimedi modesti - QdS

Disastro Covid rimedi modesti

Carlo Alberto Tregua

Disastro Covid rimedi modesti

sabato 17 Aprile 2021 - 00:00

Ma a Londra zero morti

Dopo l’insediamento del governo Draghi (13 febbraio 2021), l’approvvigionamento di dosi di vaccino è sensibilmente aumentato, ma non ha ancora raggiunto la soglia prefissata dal commissario Figliuolo, che è di somministrare cinquecentomila dosi al giorno. Da poco tempo si è superata la soglia di trecentomila, ma la quantità stenta a crescere.
Invece, è urgente raggiungere la predetta soglia di cinquecentomila inoculazioni al giorno per ottenere il prima possibile l’immunizzazione di massa e quindi riaprire tutte le attività, seppur adottando le necessarie regole di distanziamento, evitando ogni tipo di assembramento.
Con la vaccinazione di massa, già qualche giorno fa non vi è stato nessun morto a Londra, per cui il premier, Boris Johnson, ha annunciato una serie di riaperture e quindi il graduale ritorno alla normalità.
Nel Paese anglosassone, però, le date di riapertura erano state programmate e poi rispettate. Da noi, invece, si continua a brancolare nel buio.

Rilevante è l’ordinanza del Tar del Lazio, pubblicata il 26 marzo scorso (n.1947/2021), con la quale i giudici amministrativi hanno bacchettato il Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’eccessivo rigore nella chiusura delle scuole. Chiusure che dovevano essere variegate e mitigate a seconda delle effettive esigenze, tenendo conto del bilanciamento con i danni non modesti che tali chiusure causerebbero agli adolescenti.
Proprio questi ultimi, prima mai toccati dal Covid, sono aumentati di numero nei ricoveri ospedalieri per gravi disordini alimentari e perfino tentativi di suicidio. Tutto ciò quale effetto dell’isolamento sociale conseguente alle chiusure indicate dal Cts e disposte dal povero ministro della salute, Speranza.
Vi è un’altra questione da sottolineare e cioé che secondo il primario dell’ospedale San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, almeno otto pazienti su dieci affetti da gravi patologie, che non c’entrano nulla col virus, muoiono perché non possono essere curati dal momento che le risorse mediche sono state dirottate sui malati di Covid. Cosicché, cardiopatici e soggetti col cancro o con malattie neurologiche, sono morti in notevole quantità.
Vi è un’altra questione da evidenziare. Aver concentrato le risorse mediche ed infermieristiche sul Covid ha fatto saltare sette visite su dieci relative ad accertamenti o controlli, con esse milioni di esami e la conseguenza di avere centinaia di vittime di tumore che non sono state curate. Addirittura, molti infartuati sono morti soli in casa, secondo la Società italiana di cardiologia.
Altro aspetto gravissimo conseguente alla concentrazione della sanità sul virus è l’aumento dei decessi di madri in gravidanza e figli perché non sono state somministrate le opportune cure.
Di tutto questo non si parla nei media più diffusi, il che denota una carenza dei giornalisti, i quali sono stati presi anch’essi dal turbine del Covid, dimenticando o ignorando (non sappiamo se volutamente) le “ordinarie” malattie che mietono più vittime del Covid, in quanto le relative cure sono state rinviate alle calende greche.
Ora, si rende necessario un rapido riequilibrio dell’attività sanitaria perché gli altri malati hanno la stessa dignità di quelli affetti da Covid.

La Svezia è un altro mondo, si dirà e tuttavia, pur essendo un Paese nordico, fa parte dell’Europa come l’Italia.
Ebbene , colà sono stati imposti pochi obblighi e poche restrizioni. Il governo svedese ha solo diffuso raccomandazioni e ha dato indicazioni ai propri cittadini, contando di affidarsi al loro buonsenso, riguardo l’uso delle mascherine, lo stare distanti e il disinfettarsi le mani costantemente.
I risultati hanno dato ragione a quel governo, tanto che non si sono verificati i dati gravi che vi sono stati nel nostro Paese, nonostante i ripetuti divieti che hanno fatto scoppiare la collera di tanti lavoratori ed hanno creato malattie mentali a molti cittadini, imbavagliati e costretti a rinunziare ad una delle più importanti attività: quella sociale.
Comunque non c’è scelta, occorre vaccinare, vaccinare e vaccinare entro aprile e maggio per riaprire quasi tutto a giugno: oppure anche quest’anno perderemo duecento miliardi Pil che potrebbe azzerare la crescita prevista del 4%.

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