Il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci è sereno e preferisce non entrare nel merito dell’inchiesta che lo vede indagato insieme all’attuale presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e agli ex governatori Rosario Crocetta e Raffaele Lombardo, sulla frana di Niscemi. “Nessun commento sul lavoro della Procura di Gela – ha detto Musumeci -. Da parte mia il massimo rispetto. Quel che avevo da dire sulla frana di Niscemi l’ho detto in parlamento. L’iscrizione nel registro degli indagati è, in indagini così complesse, un atto dovuto e di garanzia. Spero solo che si concludano presto. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente sereno, schiena dritta e a testa alta, come sempre in tanti anni di impegno politico senza macchia”.
Frana Niscemi, Schifani: “Ho sempre operato con correttezza, vado avanti”
Il presidente della Regione Schifani si dice sereno e ripone “massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi – ha detto -. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni. Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti”.
Lombardo sulla frana di Niscemi: “Io estraneo ai fatti”
Anche Raffaele Lombardo ha appreso “dalla stampa la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati di un’indagine anche a mio carico per la frana di Niscemi. Ritengo si tratti allo stato di un atto dovuto attesa la complessità degli accertamenti che dovrà condurre la Procura della Repubblica di Gela. Come sempre ripongo la doverosa fiducia nell’ operato degli inquirenti e auspico che a breve sia chiarita la mia assoluta estraneità ai fatti”.
Frana Niscemi, Crocetta a QdS.it: “Non so di cosa mi si accusa, mio governo ha speso più di tutti per il dissesto”
Abbiamo contattato l’ex presidente Rosario Crocetta, in carica dal 2012 fino al passaggio di testimone a Nello Musumeci nel 2017, indagato dalla Procura di Gela nell’ambito della frana di Niscemi dello scorso gennaio. La risposta, dal presidente della Regione dell’unico governo di centrosinistra tra i quattro iscritti nel registro degli indagati, è chiara e sintetica: “Non mi è arrivato alcun avviso di garanzia, quindi non so, né capisco di che cosa sia accusato. Il mio governo ha stanziato ben 500 milioni per il dissesto, finanziando tutti i progetti segnalati. Riguardo a Niscemi non abbiamo ricevuto alcuna richiesta”.
Monitoraggio, demolizioni e lavori mai svolti: il punto sull’indagine Niscemi
“Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori”, ha spiegato il Procuratore Vella. In sede di conferenza per illustrare le novità e gli indagati per la frana di Niscemi di gennaio, la Procura ha confermato che per l’inchiesta sono stati individuati tre periodi di tempo.
Il primo va dal 12 ottobre 1997 – la prima grossa frana a Niscemi – al 18 maggio 1999, cioè la data di sottoscrizione del contratto di appalto tra la Regione (nella persona dell’ingegnere Cocina) con l’Ati (che aveva vinto la gara). In questo periodo per le opere di mitigazione da mettere in campo a Niscemi c’erano “circa 23 miliardi di vecchie lire”, poi diventati 12 milioni di euro. Su questo periodo – spiega il Procuratore capo Vella – “riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il Prefetto Giannola”. In questa fase, quindi, sarebbero state realizzate delle opere e “la Regione nella veste del soggetto attuatore ingegnere Cocina riesce a fare questo bando di gara e ad aggiudicare le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica”.
Seconda fase indagine: “Mancato mantenimento sistemi di monitoraggio”
La successiva fase dell’indagine riguarda anche “il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente” a tutela della popolazione e del territorio di Niscemi e le opere che avrebbero potuto mitigare il rischio poi concretizzatosi nel disastro avvenuto a gennaio 2026.
La terza fase dell’inchiesta sulla frana di Niscemi, invece, riguarda la zona rossa dell’abitato di Niscemi. Quest’area include sia la zona interessata dall’evento franoso del 1997 sia quelle individuate successivamente come “a rischio molto elevato” nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997. Questa fase è tra le più delicate, perché mira – spiega la Procura – a far luce anche su “eventuali mancati sgomberi e demolizioni degli edifici in quell’area rossa e il blocco di nuove costruzioni o l’eventuale organizzazione di opere urbane autorizzate che non potevano essere autorizzate o abusive”.
Il punto critico dal 2010
Oggi la Procura ha annunciato che gli indagati per la frana di Niscemi del 2026 sono tredici. Secondo quanto emerso, le criticità sarebbero emerse dopo novembre 2010. I lavori previsti nell’area interessata dal rischio, per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro, furono affidati a un’associazione temporanea di imprese, “composta dalla Comer Costruzioni meridionali di Santa Venerina e dalla Edilter Costruzione di Giarratana“, spiega Vella, che però chiese un adeguamento contrattuale, “considerato lo stato dei luoghi”. Poi, nel 2010, si registrò la risoluzione del contratto per gravi ritardi. Da qui nacque un contenzioso proseguito fino al 2016. Nel frattempo – questa l’accusa del Procuratore capo Vella – “nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie per prevenire la frana di gennaio”.
Frana di Niscemi, chi sono gli indagati
Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e il governatore in carica Renato Schifani. Nel registro degli indagati finiscono anche i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale Salvatore Cocina, nonché il direttore regionale Vincenzo Falgares e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizzio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati, che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.
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