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Discariche, dal caso Biancavilla a Pasquasia e Mazzarrà: Sicilia sospesa tra rischi e fondi da non perdere

Discariche, dal caso Biancavilla a Pasquasia e Mazzarrà: Sicilia sospesa tra rischi e fondi da non perdere

Discariche e siti contaminati in Sicilia: da Biancavilla a Pasquasia e Mazzarrà Sant’Andrea, tra rischi ambientali, bonifiche attese e fondi Pnrr da non perdere.

Nella Sicilia delle oltre cinquecento discariche dismesse, delle quali buona parte ancora da risanare, dove i progetti del loro riutilizzo per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili senza depredare i terreni agricoli sono perlopiù ancorati all’etichetta di buoni propositi senza avere un seguito concreto, l’argomento bonifiche è tanto centrale quanto dimenticato. Centrale per l’importanza che riveste dal punto di vista del ripristino delle condizioni ambientali e la riduzione dei rischi collaterali per la salute, dimenticato perché la politica – al netto di interventi saltuari, magari sotto elezioni – sembra non tenerne particolarmente conto.

Biancavilla e la fluoroedenite: un Sin unico in Italia

Tra i casi più importanti – senza tirare in ballo, i poli industriali di Gela, Priolo e Milazzo, dove le criticità sono note da decenni – ci sono quelli di Biancavilla, Mazzarrà Sant’Andrea e Pasquasia. Nel primo caso si tratta di un sito di interesse nazionale (Sin) molto particolare: il perimetro della criticità, già accertata dal ministero dell’Ambiente a inizio anni Duemila, riguarda l’intero territorio cittadino.

Nel centro del Catanese, il problema ha un nome ben specifico: fluoroedenite. Si tratta di un minerale dagli effetti dannosi simili all’amianto, alla cui esposizione possono seguire gravi patologie, anche mortali. La fluoroedenite è uno dei materiali con cui Biancavilla è stata costruita nei decenni, quando la sua pericolosità non era ancora stata scoperta. Simbolo della minaccia è monte Calvario, per tanto tempo utilizzata come cava da cui trarre le rocce utilizzate nell’industria edile.

I lavori di bonifica a monte Calvario

Dopo avere proceduto alla bonifica degli immobili pubblici – quelli privati continuano a rappresentare un rischio – l’obiettivo a Biancavilla è neutralizzare il pericolo nel monte. Per riuscirci, il governo nazionale e la Regione hanno messo sul piatto oltre 15 milioni di euro. L’intervento di bonifica è stato appaltato, dopo una lunga querelle giudiziaria nei tribunali amministrativi, all’impresa Rem, di proprietà di Daniela Pisasale, compagna dell’imprenditore paternese Emanuele Caruso, e amministrata da Andrea Rendo.

I lavori, iniziati nel 2024 dopo essere stati presentati l’anno precedente con la partecipazione del ministro della Protezione civile Nello Musumeci, sono finiti sotto l’attenzione dell’opposizione consiliare che ha sollevato presunte criticità nell’esecuzione degli interventi previsti nelle pareti rocciose. Nello specifico, nel mirino sono state messe le procedure di fissaggio delle reti di protezione e la previsione di effettuare perforazioni. Il timore, che è stato escluso sia dalla ditta esecutrice che dalla direzione dei lavori, è che tale attività possa comportare la dispersione delle pericolose fibre nell’aria.

Mazzarrà Sant’Andrea: la discarica e i fondi Pnrr

A Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina, l’attesa invece interesse una discarica che non riceve rifiuti da un decennio ma che continua a essere ritenuta una bomba ecologica. La società che la gestiva è andata incontro a vicissitudini anche giudiziarie e l’onere della bonifica è passato allo Stato. Ad aggravare tutto c’è stato poi l’incendio che è divampato a ridosso di una delle vasche la scorsa primavera e che, seppur domato in superficie, da allora ha continuato a covare sotto le ceneri.

Per arrivare alla messa in sicurezza del sito, la Regione ha avuto la possibilità di contare su oltre trenta milioni di euro stanziati dal governo nazionale tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Pnrr, però, richiede tempi definiti – il 2026 sarà il momento della resa dei conti in tutta Italia – per il completamento delle opere e per Mazzarrà Sant’Andrea il 2025 è passato arrivando soltanto al progetto esecutivo delle opere. Con un cronoprogramma di circa 900 giorni di lavori, l’ipotesi di vedere fallire l’operazione e di perdere i fondi è stata concreta fino al mese scorso.

La nuova strategia della Regione

Nelle ultime settimane è arrivata però una novità positiva: la Regione, tenendo conto del fatto che il target legato al Pnrr è stato già raggiunto per quanto riguarda le bonifiche, è convinta di poter riuscire a tenersi stretta il maxi-finanziamento in quanto non più vincolato alla scadenza di fine marzo. In seguito a questa valutazione, il dipartimento regionale ai Rifiuti ha scritto a Invitalia, l’agenzia del governo, chiedendo supporto per l’indizione della gara d’appalto. Le prossime settimane saranno fondamentali per capire se la soluzione messa in campo dal governo Schifani porterà a risultati concreti.

Pasquasia: amianto e archeologia industriale

Con un passato legato alle attività estrattive in campo minerario, il sito di Pasquasia, in provincia di Enna, è simbolo di archeologia industriale ma anche di rischio ambientali. Le strutture, infatti, sono caratterizzate dall’elevata presenza di amianto. A riguardo, la Regione dà tanti anni spende somme per garantire la vigilanza del sito, ma più di recente ha approvato un progetto per avviare le procedure di bonifica dei materiali contenenti la pericolosa fibra cancerogena.