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Divieto burqa e tetto stranieri a scuola, l’Imam di Catania al QdS.it: “Non si faccia propaganda sulla pelle dei bambini”

Divieto burqa e tetto stranieri a scuola, l’Imam di Catania al QdS.it: “Non si faccia propaganda sulla pelle dei bambini”
Scuola. Immagine di Carlo Carino by AI Mid via Imagoeconomica

L’Imam Abdelhafid Kheit, presidente della Comunità Islamica in Sicilia, risponde alle proposte della premier Meloni nel campo dell’istruzione

Un tetto agli studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico, il divieto di burqa e niqab a scuola. Queste le misure preannunciate da Giorgia Meloni nella domenica della Pontida leghista e della kermesse sovranista di Futuro Nazionale. Dichiarazioni che hanno immediatamente suscitato clamore e polemiche, scatenando le immediate reazioni da parte di chi potrebbe essere destinatario del possibile provvedimento in fase di discussione all’interno dell’Esecutivo. Tra chi non ha fatto mancare la propria risposta al premier c’è l’Imam di Catania Abdelhafid Kheit, presidente della Comunità Islamica in Sicilia, che noi di QdS.it abbiamo intervistato sul tema con particolare attenzione al dibattito nel capoluogo etneo.

Divieto burqa e tetto stranieri a scuola, l’Imam di Catania al QdS.it: “Non si faccia propaganda sulla pelle dei bambini”
Abdelhafid Kheit, Imam di Catania e presidente della Comunità Islamica in Sicilia

“Non si giochi sulla pelle dei bambini: si pensi a migliorare davvero la scuola in Italia”

“Le parole di Giorgia Meloni non hanno senso per tanti motivi – esordisce l’Imam ai nostri microfoni -. Vietare la burqa ai musulmani non ha alcuna razionalità. Oggi chi lo porta sono al massimo una decina, provenienti da un contesto ben preciso. Il tetto al numero massimo degli stranieri in classe, invece, c’è già, grazie alla legge presente dal 2015: anche in questo caso non siamo davanti a una novità. Anziché concentrarsi su queste cose, il Governo dovrebbe concentrarsi su problemi molto più importanti nelle nostre scuole: parlo ad esempio di carenza di insegnanti o l’insufficienti fondi stanziati per una corretta istruzione. A Catania ci troviamo a combattere contro il gravissimo fenomeno della dispersione scolastica (leggi qui l’approfondimento del QdS.it sul tema). Questo argomento meriterebbe di essere preso in considerazione e si dovrebbe far fronte ad altro”.

A Catania la maggior parte delle scuole non sono al sicuro, la città non è al sicuro. Prima che da esponente della comunità musulmana, parlo da padre di famiglia: ho due figli che hanno fatto i rappresentanti d’istituto. Assieme a loro, dunque, ho potuto toccare con mano questi problemi. Bisogna andare oltre: non si può speculare sulla pelle dei nostri figli, non è un argomento su cui fare propaganda o campagna elettorale. Bisogna rendersi conto che alla fine sono proprio i nostri piccoli e studenti a subire queste cose”, continua.

“A Catania tanti problemi per la scuola: anche la comunità musulmana ne risente”

L’Imam torna a focalizzarsi sui problemi della scuola a Catania e delle iniziative che la rete musulmana sta tentando con forza di portare avanti per migliorare i percorsi scolastici di studenti islamici e delle rispettive famiglie. “A Catania il problema come detto poc’anzi c’è da fronteggiare la dispersione scolastica e la nostra comunità non è esente da questo problema. Si prova sempre di migliorarsi, stiamo cercando di attuare alcune iniziative per migliorare e mitigare il problema. Pensiamo ad esempio al doposcuola per aiutare gli stranieri, rendere la nostra Moschea sempre più un luogo di incontro e di solidarietà, dove le persone di diverse origini e culture possono riunirsi per pregare e condividere esperienze comuni. Quello di cui hanno bisogno musulmani e stranieri sono progetti che aiutino le famiglie ad affrontare il tema dell’istruzione. Sono pochi i bandi di formazione anche per i genitori: servirebbe un progetto serio per migliorare prima di tutto le condizioni delle famiglie e di conseguenza anche il rapporto famiglia-scuola”.

“No a propagande e campagne elettorali, ci si concentri su cose serie”

Abdelhafid Kheit chiude lanciando un appello alle Istituzioni, chiedendo di non lucrare e fare propagande o campagne elettorali giocando su questioni futili ai fini dell’argomento scuola: “Il problema di fondo è che si deve pensare seriamente alla scuola, ai fenomeni di bullismo, alla dispersione scolastica. Sono quelli i problemi didattici da attenzionare, questo è ciò che è davvero importante per il futuro della società. La propaganda porta solo tensione, i veri problemi sono altri rispetto a dieci bambini musulmani che indossano il burqa”.

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