Home » Province » Catania » Donazione organi, in Sicilia un cittadino su tre dice no: tra informazione e prospettive, il confronto a Catania

Donazione organi, in Sicilia un cittadino su tre dice no: tra informazione e prospettive, il confronto a Catania

Donazione organi, in Sicilia un cittadino su tre dice no: tra informazione e prospettive, il confronto a Catania

Nel capoluogo etneo la conferenza promossa da AIAF Regione Sicilia e Atcom Sicilia, con professionisti e toccanti testimonianze

In Sicilia chi è in lista d’attesa per un trapianto ha molte meno possibilità di ricevere un organo rispetto ad altre regioni italiane. Il motivo principale resta il basso numero di consensi alla donazione. È il dato emerso durante la conferenza “Donazione degli organi: diritto ed etica”, ospitata nell’aula Adunanze del Palazzo di Giustizia di Catania e promossa da AIAF Regione Sicilia, Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, insieme con Atcom Sicilia, associazione dei trapiantati di cuore.

L’iniziativa, pensata come format destinato ad essere replicato in altre città italiane, vuole diffondere la cultura del dono in un periodo storico in cui sembra essersi esaurita la spinta del cosiddetto “Effetto Nicholas“. Dopo la tappa catanese, il convegno è stato riproposto il 24 aprile a Modica.

Catania, i dati e il confronto sulla donazione di organi in Sicilia

Ad aprire il dibattito i dati, decisamente non positivi, comunicati a Catania dalla coordinatrice trapianti dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro, Antonella Mo. “I pazienti siciliani iscritti alle liste d’attesa hanno circa la metà delle possibilità di ricevere un organo rispetto ad altre realtà, a causa degli scarsi consensi alla donazione”, ha spiegato.

Un fenomeno italiano, ma che nell’Isola assume proporzioni più marcate. In Sicilia, infatti, le opposizioni alla donazione superano il 30%. In pratica un cittadino su tre esprime il proprio rifiuto. Tra le cause più frequenti ci sono timori e disinformazione, in particolare la paura che le procedure mediche possano essere anticipate per favorire l’espianto degli organi. Cioè, in concreto, che i medici possano staccare la spina prima della morte effettiva per favorire gli espianti.

“La nostra priorità non è convincere le persone a dire sì, ma fornire strumenti per una scelta consapevole – ha aggiunto Mo –. Il rifiuto spesso nasce dalla paura e da dubbi che possono essere chiariti con una corretta informazione. In questo percorso possono aiutare tutti: medici di famiglia, specialisti, farmacisti”.

Secondo i dati proiettati nel corso dell’incontro, la fascia d’età più contraria alla donazione è quella compresa tra i 17 e i 35 anni, insieme a quella più anziana, mentre la maggiore propensione al consenso si registra tra i 40 e i 60 anni.

Le prospettive della Bioetica e la cultura della donazione

Sul fronte etico e scientifico è intervenuto il professore di Bioetica dell’Università di Catania, Salvatore Amato, che ha spiegato le strade alternative, attualmemte studiate, per provvedere alla mancanza di donazioni. “La bioetica si interroga anche sulla possibilità di ricorrere alla compravendita di organi, pratica consentita in alcuni Paesi ma che resta fortemente controversa. Al di là di questa ipotesi estrema, il nodo centrale rimane come incentivare concretamente la donazione. Negli ultimi anni si sono registrati lievi segnali di crescita grazie al via libera del Consiglio Superiore di Sanità a nuove prospettive, come la rigenerazione degli organi, e all’ampliamento delle forme di donazione samaritana. Si tratta della cosiddetta donazione tra viventi o ‘crossover’, un sistema che consente di incrociare coppie incompatibili tra loro per rendere possibile il trapianto. Soluzioni che, tuttavia, restano ancora limitate rispetto al fabbisogno reale. Sul piano della ricerca, un’ulteriore frontiera è rappresentata dagli studi autorizzati dalla Food and Drug Administration statunitense per ottenere organi da maiali geneticamente compatibili con il corpo umano. Una strada promettente, ma ancora in fase sperimentale”.

A sottolineare il valore culturale dell’iniziativa è stato Corrado Garofalo, referente di Atcom Sicilia. “Serve una presenza culturale più forte sul tema della donazione, perché significa offrire speranza ad altre persone. Da questa collaborazione con AIAF nasce un percorso che vogliamo portare in tutta Italia”.

Nel corso dei lavori sono intervenuti anche Alberto Figone del Foro di Genova e l’anestesista rianimatrice Giulia Scimonello. Toccante il momento conclusivo dell’incontro, affidato alle testimonianze di Giuseppe Di Stefano, che ha acconsentito alla donazione degli organi del figlio salvando diverse vite, e quella di una giovane donna, indicata come Maria per tutelarne la privacy, tornata a vivere grazie a un trapianto di cuore.

Donazione degli organi: diritto ed etica” ha riportato al centro dell’attenzione un tema delicato e decisivo: senza informazione, fiducia e consapevolezza, la cultura del dono rischia di fermarsi proprio dove ce n’è più bisogno.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram