Osservando le ultime settimane in un ipotetico time-lapse, la posizione del presidente della Regione Siciliana potrebbe apparire oltremodo altalenante, con sbalzi che vanno dal “vado avanti come un treno” alle voci che circolano su sconforto e ipotesi di dimissioni per un conseguente voto anticipato. L’idea di rinuncia di Renato Schifani e di elezioni anticipate suona però più come una minaccia, per tutti, che come una ipotesi. In un gioco da pre-campagna elettorale, le regole non scritte prevedono che far apparire debole se non addirittura in bilico il Governo uscente scalda gli animi dei tesserati e dei semplici elettori potenziali.
La possibilità che Renato Schifani possa non essere il candidato successore di se stesso – ancora non è detta l’ultima parola – accende anche la miccia interna per la corsa alle prossime posizioni apicali nella coalizione. Ciò che però nessuno al momento dice pubblicamente, a microfoni accesi, fatta eccezione per il commissario di Forza Italia siciliana Nino Minardo che ha lanciato il messaggio, è che tutti sanno che il Governo Schifani arriverà a fine mandato e che non ci sarà alcun prematuro colpo di scena.
Verso le regionali 2027: Schifani, “faide” e la posizione della maggioranza
Quella che ha messo in difficoltà la maggioranza già da parecchio tempo è definita tra i corridoi dei palazzi letteralmente “faida”. E sempre voci dei corridoi – o dei loggiati – che su certe affermazioni non metteranno mai la firma, sostengono che “il problema” del centrodestra siciliano è solo uno: Raffaele Lombardo. Idea condivisa ormai dal resto della maggioranza, che pensa appunto a una estromissione del partito di chi ha parlato di ex alleati. Tanto che nelle scorse 48 ore in molti si sono affrettati a rendere pubblico il sostegno incondizionato al presidente della Regione fino a fine mandato senza alcuna preclusione sul proseguo.
Perfino Fratelli d’Italia, che nell’ottica di un sorpasso a Forza Italia nella sua roccaforte isolana potrebbe avere maggiori pretese su Palazzo d’Orleans, ha tenuto a rompere drasticamente qualunque ambizione forzista alternativa a Schifani che ad oggi contribuisce all’indebolimento della coalizione. Le parole di Luca Sbardella al TgR Rai sul non dare per scontato che se salta uno Schifani bis i contendenti forzisti potrebbero restare a bocca asciutta lascia poco spazio all’immaginazione.
Obiettivo manovrina estiva
Il “ciclo di sedute spiritiche” di Cateno De Luca dovrebbe – stando alle sue affermazioni – essersi concluso. La fine delle interlocuzioni è dettata, secondo il leader di Sud chiama Nord, dal numero di “capi tribù” che per De Luca in Forza Italia sarebbero al momento quattro. La premura nel dare spallate al governatore però potrebbe non essere casuale nella tempistica. Ad oggi, 11 giugno, sul tavolo della Regione Siciliana c’è un patchwork di manovra finanziaria estiva che si chiama variazione di bilancio ma vale quanto leggi di stabilità di anni e legislature passati.
Quei ventilati 300 milioni sono già arrivati a 400 e si parla di possibile superamento “facile” del mezzo miliardo di euro. Qualcuno all’Ars dice: “Ad arrivare a 700 milioni, partendo da 500, è un attimo”. In questo momento le chiavi della cassaforte sono ben salde nelle mani di Renato Schifani, che lottando con tutte le pretese interne al partito ha mantenuto all’Economia l’avvocato Alessandro Dagnino. Persona della massima fiducia per Schifani, per competenza ma anche per lealtà.
Una chiara visione sulla coalizione vista dalla giunta, e in particolare da Fratelli d’Italia – che è e rimarrà azionista di maggioranza di qualunque coalizione alternativa anche alle prossime elezioni – arriva dall’intervento che l’assessore alle Infrastrutture e Trasporti Alessandro Aricò ha svolto a Sala d’Ercole in chiusura lavori mercoledì: “È vero, il centrodestra in alcuni casi è arrivato spaccato, ed essendo comunque maggioranza assoluta in Sicilia, la spaccatura ha fatto sì che le coalizioni di centrosinistra a volte potessero vincere; anche dove il centrodestra rappresentava i tre quarti dell’elettorato. Vedi Agrigento. Non lo nascondiamo. E non nascondiamo anche che tutto il buon lavoro fatto in questi anni dal governo regionale sia stato parzialmente inficiato da alcune indagini che proprio in questi mesi toccano parte della maggioranza”.
A fronte dell’ammissione di difficoltà resa a Sala d’Ercole da Aricò, l’assessore ha poi però preso di mira altri temi a favore della giunta su conti pubblici e Pil, traffico aeroportuale – la Sicilia terza regione d’Italia dopo Lombardia e Lazio per transito passeggeri – e arrivando alle prospettive che costituiscono un solido pilastro per la tenuta del governo Schifani: “Dopo anni, la Regione Siciliana avrà un avanzo di amministrazione, che potrà essere certificato, di oltre 4 miliardi. Addirittura, dalle ultime indicazioni del Dipartimento di bilancio dell’Assessorato, si potrebbe addirittura arrivare a un avanzo di amministrazione di oltre 6 miliardi”.
In un certo senso, faida tra alleati a parte, la costante messa in discussione della Presidenza Schifani potrebbe apparire quasi un assalto alla diligenza. Inoltre, tenendo conto anche dei risultati del sondaggio commissionato da Cateno De Luca a Swg, al 5 giugno – quindi anche alla luce della lunga fila di scandali corruttivi o presunti tali nel centrodestra – per l’istituto demoscopico, senza Sud chiama Nord, qualunque candidato sostenuto dal centrodestra potrebbe raggiungere il 42% dei voti mentre qualunque candidato sostenuto dal centrosinistra potrebbe arrivare al 35%. Messi a terra i miliardi di avanzo di amministrazione dal governo Schifani, qualunque dibattito odierno sul dopo Schifani perderebbe di significato nel centrodestra e allontanerebbe da Palazzo d’Orleans il centrosinistra.
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