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Dossier terzo mandato dei sindaci, sul caso Serradifalco il centrodestra rischia il cortocircuito

Dossier terzo mandato dei sindaci, sul caso Serradifalco il centrodestra rischia il cortocircuito
Sindaci, Foto da Imagoeconomica

Il caso, esploso con la conferma di Leonardo Burgio alla guida del Comune di Serradifalco, tiene la coalizione di Schifani sull’orlo della crisi

Il caso del terzo mandato di Leonardo Burgio, candidato ed eletto a Serradifalco alle passate Amministrative, torna a smuovere le acque nel centrodestra siciliano con, adesso, una nuova forte strattonata al presidente della Regione Renato Schifani. Il fine settimana è trascorso tra botte e risposte con il Movimento per l’Autonomia, da una parte, e la Lega dall’altra. In mezzo, la guida della coalizione al governo, spinto in maniera perentoria verso una decisione che non ha ancora inteso prendere. Il via al nuovo round dello scontro è partito sabato con una nota firmata dal coordinamento regionale del partito di Raffaele Lombardo.

Nella nota si legge che “l’Assessorato regionale delle Autonomie locali, ha già formalizzato la proposta di rimozione che va firmata senza esitazione”. Se il perentorio “va firmata senza esitazione” non fosse sufficiente, a seguire l’Mpa ribadisce l’aut aut al presidente Schifani sostenendo che “lo impone, anzitutto, il rispetto del Parlamento siciliano”.

La riforma degli Enti locali avrebbe dovuto uniformare la norma regionale

Nelle puntate precedenti, la riforma degli Enti locali che avrebbe dovuto uniformare la norma regionale uniformandola a quella nazionale come un recepimento aveva fatto prevalere le prerogative dello Statuto speciale siciliano con una grave divisione all’Ars e il naufragio del terzo mandato.

Adesso, lo stesso terzo mandato, ottenuto in qualche modo dal sindaco di Serradifalco – candidato unico con lista unica – sta nuovamente acuendo la crisi della coalizione che da diverso tempo vede gli autonomisti in giunta ma sovente in opposizione all’Ars. La carica suonata sabato dall’Mpa, da poco avvicinatosi a Sud chiama Nord di Cateno De Luca in un sodalizio in tutta evidenza mirato contro il presidente della Regione, ha serrato i ranghi sul fronte opposto con una risposta formulata non direttamente dal sindaco Burgio – che ribadisce al nostro giornale di non avere alcuna intenzione di dimettersi come auspicato dagli autonomisti – ma da diciotto tra sindaci ed ex sindaci aderenti principalmente alla Lega, come lo stesso Burgio, e alla Democrazia cristiana. Tra questi anche Silvio Cuffaro, fratello del più noto Totò – attualmente agli arresti domiciliari – e dirigente di fiducia del presidente Schifani al dipartimento delle Finanze e del Credito.

L’accusa dei sindaci all’Mpa

Nella nota di sindaci ed ex, che prendono le difese di Burgio a spada tratta, l’accusa viene rivolta all’Mpa: “Oggi l’Mpa sostiene di difendere i nostri diritti e il rispetto che ci sarebbe dovuto. Ma dov’era quando, all’Assemblea regionale siciliana, è stata bocciata per ben due volte la proposta di introdurre il terzo mandato?”. Anche l’Associazione dei comuni siciliani ha prontamente preso posizione schierandosi contro il Movimento per l’Autonomia di Lombardo: “Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l’unica Regione nella quale ai sindaci dei Comuni non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia ormai previsto una disciplina diversa per gli enti locali”.

Nella nota sottoscritta dal presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, e dal segretario generale Mario Emanuele Alvano, si sottolinea che “la candidatura non risulta essere stata contestata nel corso del procedimento elettorale, né prima dello svolgimento delle elezioni, né durante le operazioni di ammissione delle liste” e si riporta l’attenzione al nocciolo della vicenda: “Ciò che invece riteniamo doveroso evidenziare è il rammarico per il fatto che, ancora una volta, il confronto politico finisca per svilupparsi attraverso la strumentalizzazione di norme che disciplinano l’ordinamento degli enti locali”.

Sia Anci Sicilia che i diciotto sindaci che hanno firmato la nota diffusa dalla Lega hanno quindi espresso “netta contrarietà all’ipotesi di utilizzare l’art. 40 come strumento per risolvere una controversia interpretativa di questa portata” che anche secondo l’Amministrazione comunale di Serradifalco, come afferma l’Anci, la definizione spetta alle sedi giurisdizionali competenti. L’Assessorato regionale alle Autonomie locali, guidato dall’autonomista Elisa Ingala, era già intervenuto sul caso Burgio ter oltre un mese addietro, e la prima settimana di luglio il sindaco di Serradifalco aveva reso le proprie controdeduzioni.

Lo stallo sembra condurre verso uno strappo

Lo stallo, con l’evidente contrarietà – fino a prova contraria – di Renato Schifani di intervenire a forza firmando la proposta di rimozione predisposta dall’assessore Ingala, sembra condurre dritto verso lo strappo con Raffaele Lombardo, Gianfranco Micciché e Roberto Lagalla da una parte ora appoggiata da Cateno De Luca e dall’altra il vice presidente della Regione Luca Sammartino con la Lega, la Democrazia cristiana e perfino l’Associazione dei sindaci. Uno strappo che parrebbe destinato, qualunque decisione dovesse prendere Renato Schifani, sia quella di intervenire che quella di non fare nulla, a causare una crisi di governo in vista dell’ormai prossima sosta estiva del Parlamento per un ritorno all’Ars in piena tempesta.

Da quanto abbiamo appreso, sentendo fonti che hanno preferito commentare a taccuino chiuso, a far indispettire i più sarebbe stato il titolo con cui la nota del Mpa è stata diffusa sabato: “Il Presidente della Regione farà rispettare l’Assemblea regionale siciliana e i sindaci che hanno osservato la legge”. Un’affermazione che non torva riscontro nella nota ma che avrebbe suscitato fastidio nel buon intenditore.

Il decreto è sul tavolo di Renato Schifani. Per dar forza alla nota dell’Mpa, poche ore dopo la risposta dei sindaci e dell’Anci, è intervenuto il sindaco autonomista di Melilli e presidente della Commissione Ambiente all’Ars Giuseppe Carta. L’autonomista, che si presenta nella qualità di sindaco sostenendo che si farà da parte al termine del secondo mandato e ribadendo la giusta legittimità dell’assessore e collega di partito Ingala, chiude la propria lunga nota con un appello rivolto a Renato Schifani e al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno: 

“Si firmi il decreto, perché le leggi vigenti si onorano finché il legislatore, insieme, non le muta; e si calendarizzi in Aula, a voto palese, una riforma organica dei limiti di mandato, il recepimento della soglia dei quindicimila abitanti e, senza timidezze, la discussione della sua estensione a tutti i comuni, con i necessari presìdi di ricambio e di trasparenza. La riforma per tutti, non la sanatoria per uno”.

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