Doveva "Diventare Bellissima", 4 anni dopo ancora tanta strada da fare - QdS

Doveva “Diventare Bellissima”, 4 anni dopo ancora tanta strada da fare

redazione

Doveva “Diventare Bellissima”, 4 anni dopo ancora tanta strada da fare

sabato 20 Novembre 2021 - 02:30

Uno sguardo alle Regionali ‘22, il “fedelissimo” Aricò: “Il concetto di Musumeci non sostenuto dal centrodestra è un controsenso” La “crisi” vista dall’opposizione, Lupo (Pd): “Il centrodestra sgretolato, questo governo non ha risolto un solo problema in Sicilia”

Doveva “Diventare Bellissima”. Ma così non è stato. Certo, di mezzo c’è stata una pandemia, mica una passeggiata.

Al presidente Musumeci va certamente dato atto dello sforzo immane compiuto nella gestione dell’emergenza pandemica, dell’impegno nel rilanciare i cantieri anche attraverso il prezioso lavoro compiuto dall’Ufficio contro il dissesto idrogelogico sul fronte della messa in sicurezza del territorio.

È all’attuale governo, poi, che va riconosciuto il merito di aver rimesso ordine ai disastrati conti della Regione e di aver recuperato una credibilità politica e istituzionale che dopo Crocetta sembrava perduta per sempre.
E non si può neanche nascondere l’importanza del lavoro svolto sul difficile fronte dell’attuazione delle norme statutarie, attraverso il proficuo dialogo avviato con Roma dal vicepresidente Gaetano Armao.

Ma la Sicilia, già nel 2017, partiva con la coscienza terribilmente sporca. Clientelismo, inazione della politica, inadeguatezza della nostra classe burocratica, assistenzialismo sono zavorre che hanno causato danni ben più gravi di quelli prodotti dalla pandemia. E che hanno lasciato segni profondi, con i quali Nello Musumeci ha fatto i conti ogni santo giorno durante questi lunghi quattro anni.

“Servono almeno tre anni di duro lavoro prima di poter vedere risultati concreti”, aveva detto al momento del suo insediamento il 18 novembre 2017. Ma sapeva già che non sarebbero bastati.

RIFIUTI, GESTIONE EMERGENZIALE COLPEVOLE

“Montagne di rifiuti nelle strade, città trasformate in discariche a cielo aperto. È il risultato dell’implosione del sistema di smaltimento dei rifiuti siciliano. Un sistema che fa ancora troppo affidamento su discariche private spesso riconducibili a uomini estremamente noti alla cronaca giudiziaria, invece di puntare a differenziare e valorizzare i rifiuti”. Scriveva così il QdS nell’inchiesta dello scorso 5 novembre. E qui, il governo regionale ha certamente delle responsabilità. Troppo timido l’approccio ad una crisi gravissima che meritava ben altre soluzioni.

RIFORMA BUROCRAZIA, LA GRANDE “INCOMPIUTA”

Abbiamo smesso di contare le volte in cui il politico di turno ha promesso che avrebbe “cancellato” l’odiosa pratica dei premi a pioggia ai burocrati della Regione siciliana. Abbiamo smesso di contare ormai anche tutte le volte in cui veniva annunciato l’agognato cambio di passo verso la meritocrazia e la produttività “misurata” con obiettivi chiari e concreti. Con grande amarezza constatiamo che, nonostante i buoni propositi, neanche al Governo Musumeci è riuscita l’impresa di cambiare le cose. L’amministrazione snella e protesa verso la digitalizzazione promessa dalla politica è stata una promessa mancata anche da parte di questo governo.

TURISMO, DOBBIAMO FARE DI PIÙ

Sicilia “regina del turismo”. Lo abbiamo sentito dire tante volte ma i fatti raccontano un’altra storia. Nel 2019 il la Provinca di Bolzano ha doppiato l’Isola in termini di presenze turistiche nelle strutture ricettive con un totale di 33 milioni e 684 mila viaggiatori contro i 15 milioni e 114 mila della Sicilia, ovvero circa il 55% in più. I dati emergono da un approfondimento pubblicato sul nostro quotidiano lo scorso 9 settembre: “C’è dunque da chiedersi – si legge nell’articolo – se le nostre carenze non vadano ricercate nell’assenza di una corretta programmazione mirata alla valorizzazione del territorio e se le linee d’azione fin qui perseguite non siano state insufficienti a garantirle numeri come quelli di Bolzano, soprattutto se si considera che nell’Isola il settore turistico vale ben il 15% del Pil regionale”.

FORMAZIONE PROFESSIONALE GIRA A VUOTO

In più di un’occasione Roberto Lagalla, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, non ha mancato di sottolineare lo sforzo compiuto in questi anni per operare l’agognata svolta nel settore della formazione professionale, considerato da sempre quello attorno al quale ruota (tra enti formatori e “formati”) il più consistente bacino clientelare della Sicilia: “È in atto – ha detto l’assessore in una recente intervista rilasciata al Qds – un processo di cambiamento verso l’introduzione di nuovi percorsi che guardano a nuove professionalità”.

La galassia dei corsi di formazione finanziati dalla Regione siciliana, resta però un enorme buco nell’acqua. Corsi di formazione che non guardano al futuro, scollegati sia dai centri per l’Impiego, sia dallo stesso mercato del lavoro che sembra andare da tutt’altra parte. Secondo Unioncamere-Anpal, in Sicilia un profilo professionale su tre non si trova perché mancano le competenze. Ed è qui che si consuma il paradosso: le aziende vogliono assumere, hanno fame di professionalità ma mancano i candidati.

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Alessandro Aricò (#Db): “Centrodestra diviso? Una crisi che non c’è”

Onorevole Aricò, Musumeci aprirà il prossimo 20 novembre la campagna elettorale. È lui l’outsider della coalizione di centrodestra?
“Definirlo outsider sarebbe un controsenso per il ruolo che Musumeci riveste ormai da quattro anni. Musumeci è il presidente della Regione. Lui e il suo governo stanno facendo molto bene. Tutti i suoi alleati sono ben rappresentati in Giunta, ognuno per le proprie competenze. E hanno dato il meglio che potevano dare in questi anni. Negli ultimi due anni, poi, hanno affrontato egregiamente la pandemia. Abbiamo anche ricevuto i complimenti del Commissario per l’emergenza Covid, generale Figliuolo”.

Musumeci però non sembra sia sostenuto in maniera compatta dal centrodestra. È così?
“Ripeto, il concetto di Musumeci outsider, non sostenuto dal centrodestra è un controsenso. Mi spiego meglio. Il centrodestra, come dicevo poc’anzi, è tutto ben rappresentato all’interno della Giunta regionale. Se il centrodestra non fosse soddisfatto dell’operato di Musumeci allora bisognerebbe sconfessare anche l’operato di tutte le forze del centrodestra che compongono la Giunta e ammettere che anche loro hanno lavorato male in questi quattro anni. Se poi Micciché ritiene di confrontarsi con il centrosinistra”.

Ecco, appunto. Come la mettiamo allora con la cena Micciché-Renzi?
“Da quello che so siamo di fronte ad una cena a Firenze, tra l’altro ben pubblicizzata dagli organi di stampa. Quello di Forza Italia è un accordo federativo con quella parte di Italia Viva che fa riferimento agli ex di Sicilia Futura tant’è che lo stesso segretario regionale di Iv (Davide Faraone, ndr) non ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione dell’accordo, probabilmente anche ubbidendo a meccanismi di coerenza. Se l’intenzione di Micciché è quella di allargare la coalizione di centrodestra a soggetti diversi allora questo è un altro discorso che non ha a che vedere con presunte conflittualità con Musumeci”.

Dunque nessuna crisi ma normale dialettica tra i partiti. Ma Micciché continua a dire che Musumeci parla poco con i suoi alleati.
“Non si riesce a capire come Musumeci possa parlare poco ai suoi alleati, visto che i nostri alleati di Forza Italia ricoprono ruoli di primissimo piano all’interno del governo regionale: mi riferisco alla vicepresidenza della Regione (con delega all’Economia), mi riferisco all’assessorato all’Agricoltura e a quello agli Enti Locali e ai Lavori pubblici. Quattro assessorati nevralgici e di primo piano”.

Qualcuno sta montando una crisi che non c’è?
“Una crisi che non c’è. Purtroppo in questo momento viene rappresentato un corto circuito tra Musumeci e Forza Italia che non può esserci per tutti i motivi che io oggettivamente ho elencato”.

Se venisse confermato Musumeci, lei come vedrebbe alla vicepresidenza della Regione o alla presidenza dell’Ars una donna? Sarebbe un segnale importante secondo Lei?
“Sarebbe un segnale significativo, considerando che l’Assemblea ha votato una legge sulle quote di genere (la n. 26/2020) per cui dalla prossima legislatura ci sarà l’obbligo di almeno quattro assessori donna. Un giusto riconoscimento e un buon inizio ma sono convinto che abbiamo tante donne all’Ars che non hanno bisogno né di protezione né di quote rosa perché in politica le donne capaci che vogliono andare avanti, vanno avanti”.

Giuseppe Lupo (Pd): “Micciché-Renzi? Fi ha fagocitato Iv, altro che alleanza”

Giuseppe Lupo è presidente del gruppo parlamentare del Partito democratico all’Ars.

Il prossimo 20 novembre il presidente della Regione Nello Musumeci aprirà la sua campagna elettorale a Catania. Ma nel centrodestra c’è un po’ maretta. Cosa succede, invece, all’interno del centrosinistra?
“Io vedo bene la situazione per noi del centrosinistra, nel senso che il centrodestra non c’è più, si è sgretolato e ne è una conferma il fatto che i partiti che lo compongono non hanno una indicazione univoca della candidatura alla poltrona di presidente della Regione né tanto meno per quella del sindaco di Palermo, dove ogni partito ha presentato il proprio candidato, al punto che vi sono 7/8 nomi in lizza tra le file dei partiti che attualmente rappresentano la maggioranza al Parlamento regionale”.

Secondo lei l’attuale presidente della Regione si troverà quindi a correre in solitaria e non avrà l’appoggio degli alleati?
“Ognuno di loro è alleato con se stesso, non ci sono due partiti del centrodestra che tra di loro abbiano sostanzialmente sancito un’alleanza. C’è molto tatticismo, ma sono anche divisi”.

Le Regionali sembrano lontane ma forse in fondo non resta tanto tempo per ragionare sui candidati Pensa che i suoi avversari troveranno la quadra per presentarsi uniti alle consultazioni elettorali?
“Ovviamente non posso essere certo delle mie ipotesi e previsioni, però temo che il fallimento del governo Musumeci peserà, perché è un dato di fatto che questo governo non ha risolto un solo problema in Sicilia. Diversa la situazione nel centrosinistra: il Partito Democratico ha stretto già con il Movimento Cinquestelle un’alleanza che ha permesso di presentarci uniti alle consultazioni elettorali amministrative che si sono tenute recentemente in alcuni Comuni dell’Isola e da alleati abbiamo vinto per esempio a Favara, a San Cataldo, a Caltagirone così come abbiamo già vinto a Termini Imerese lo scorso anno. è un’alleanza che in Sicilia già c’è in molte realtà territoriali, ci sono le condizioni a mio avviso per una alleanza anche per le Comunali a Palermo e se così fosse mi sembra scontato anche per le elezioni regionali. C’è un clima di sintonia anche sull’attività parlamentare che sviluppiamo tutti i giorni in Assemblea regionale siciliana perché ci ritroviamo coesi sia sui temi che sulle proposte”.

Come vede questa alleanza tra Forza Italia e Italia Viva in Sicilia?
“Non la ritengo una alleanza, ma penso che Forza Italia abbia fagocitato Italia Viva. Questo è il dato vero”.

Nicola D’Agostino (Iv): “Più forza all’area moderata”

In quale direzione va l’alleanza con Forza Italia?
“Quello che interessa a noi è rafforzare l’area politica moderata dove noi ci riconosciamo, che è quella centrista che speriamo sia quella che possa meglio contribuire alle prossime proposte politiche. Con Forza Italia abbiamo presentato un accordo tra i due gruppi parlamentari in Ars dove abbiamo detto che vorremmo tendere ad una integrazione fra le due forze politiche al fine di essere alleati alle prossime elezioni amministrative, compreso le regionali e financo pensare di fare una lista unica”.

Cosa pensa del centrodestra in Sicilia, riuscirà a trovare la quadra o si presenterà alle prossime consultazioni elettorali diviso?
“Noi siamo all’opposizione del governo Musumeci, come leggo da tutti gli organi di informazione posso registrare che c’è una grande vivacità, ma non sono io che devo difendere il centrodestra”.

di Raffaella Pessina e Patrizia Penna

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