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Draghi, discorso a carte coperte

Carlo Alberto Tregua

Draghi, discorso a carte coperte

sabato 20 Febbraio 2021 - 00:00

Non indicate soluzioni ai problemi

Abbiamo ascoltato, e poi letto con molta attenzione, il discorso del professore Draghi nella veste di neopresidente del Consiglio. Si tratta di un testo di tredici pagine, più fondato su questioni etiche che sostanziali. è bene che Draghi abbia fatto un discorso “a carte coperte”, dimostrando ancora una volta la sua intenzione di preparare un programma sostanziale secondo il proprio punto di vista, magari dopo avere consultato i leader dei partiti dell’ampia coalizione.
Che sia ampia lo dimostrano i voti di Senato e Camera, che confermano la nuova compagine governativa.
Draghi ha fatto riferimento alle tre riforme chieste dall’Unione, che dovrebbero essere effettuate utilizzando le risorse previste dal Recovery Plan, precisando un fatto noto, cioé che tutte le spese relative dovranno essere programmate entro il 2023 e, soprattutto, spese entro il 2026. Ovviamente ha fatto cenno al 2030 ed al 2050, quando l’Unione europea dovrà raggiungere l’obiettivo di emissioni zero. Un obiettivo ambizioso che potrà essere conseguito se si comincia da subito.

Il discorso, durato cinquantatre minuti, contro i cinquantadue di quello del Conte due, ha spaziato, come si accennava, ai rapporti fra generazioni e ciò che quella attuale deve fare per evitare di caricare, o sovraccaricare, le successive.
Questo, tenendo conto della pandemia che ha fiaccato il sistema economico italiano, senza però sottolineare come una parte della cittadinanza sia stata protetta e non abbia subito conseguenze economiche.
Ci riferiamo ai dipendenti pubblici e ai pensionati, una minoranza privilegiata. L’altra parte, maggioritaria – cioé dipendenti privati, partite Iva, piccoli imprenditori, professionisti, artigiani ed altri lavoratori autonomi – è invece stata penalizzata fortemente.
Altrettanto dicasi di tutta quella parte bassa della popolazione che non aveva un lavoro regolare, che viveva ai margini e che quindi è stata privata anche del cibo essenziale. Dimostrazione è che la Caritas, citata nel discorso, ha mostrato che da un anno all’altro “l’incidenza dei nuovi poveri è passata dal trentuno al quarantacinque per cento e che quasi una persona su due che oggi si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta”.
Draghi ha posto la questione della vaccinazione di massa, urgente per procedere al ritorno alla normalizzazione della vita dei cittadini. Ovviamente, perché questo avvenga, è necessario approvvigionarsi in tempi rapidi di almeno venti milioni di dosi, da fare iniettare ad altrettanti cittadini per ventiquattr’ore al giorno in tutti i centri, civili, sociali, militari. In questo senso, è già iniziata la mobilitazione.
Sulla scuola, Draghi ha detto poche ma significative intenzioni, fra cui la novità è che “è necessario investire nella formazione del personale docente, per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni”. Cioé collegare, finalmente, la domanda con l’offerta di lavoro.
Un’altra questione trattata riguarda le politiche attive del lavoro, che passano attraverso la formazione continua, in modo da portare i cittadini ad una corrispondenza con le continue innovazioni del mondo produttivo.
Sul Mezzogiorno vi è stata una nota breve, ma significativa sulla “necessità di creare lavoro, investire nel declino demografico e nello spopolamento delle aree interne”.

Breve accenno agli investimenti, con un’indiretta strigliata ai funzionari pubblici “per permettere alle amministrazioni di potere pianificare, progettare ed accelerare investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel PNRR”.
Poi, Draghi ha sottolineato come sia urgente “l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura, la transizione ecologica, le infrastrutture della mobilità sostenibile, la formazione e la ricerca”.
Il neopresidente del Consiglio non è entrato nel merito del riordino della sanità, ma ha indicato come i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) debbano diventare effettivi e non teorici, come sono ora.
Sulla riforma del Fisco, Draghi ha sottolineato l’esigenza di non procedere a singole parti, ma ad un progetto complessivo. Sulla Giustizia ha richiamato la necessità di migliorarne l’efficienza.
Sembra tutto chiaro, valuteremo i veri provvedimenti legislativi al di là delle intenzioni.

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