Draghi incartato dai decreti attuativi - QdS

Draghi incartato dai decreti attuativi

Carlo Alberto Tregua

Draghi incartato dai decreti attuativi

sabato 19 Giugno 2021 - 00:00

694 provvedimenti ancora da fare

Questo Governo non ha ancora emesso 649 decreti attuativi (dato aggiornato al 16 giugno) di leggi approvate da molti anni, perfino dai Governi Conte uno e Conte due.

La mancata approvazione e pubblicazione in Gazzetta ufficiale di tali decreti attuativi di vario genere, comporta automaticamente che le leggi cui fanno riferimento rimangano sulla carta, cosicché la volontà del governo che le ha promosse e del Parlamento che le ha approvate non hanno alcuna esecuzione.

Ridicolo è constatare che vi sono decreti attuativi di Leggi di bilancio – che com’è noto valgono un anno – che non sono approvate entro la scadenza dello stesso anno.
Il perverso meccanismo descritto, peraltro già portato in evidenza altre volte su queste colonne, vanifica l’azione di Governo, le aspettative dei cittadini e delle imprese, blocca i finanziamenti, l’apertura di cantieri e altre attività.

La questione prospettata è unica al mondo, perché in tutte le democrazie compiute, il Parlamento approva leggi immediatamente esecutive in ogni loro parte. Qui da noi, invece, le leggi restano appese per centinaia di giorni e anche per anni, in attesa della loro esecuzione mediante i decreti attuativi.
Vi citiamo alcuni dati: del Conte uno vi sono 124 provvedimenti da adottare, del Conte due 432 e del Draghi ben 138.
Con l’urgenza che c’è di rendere esecutive le leggi, i succitati 138 provvedimenti da adottare rinviano di fatto di molti mesi l’effettiva applicazione di tali provvedimenti, il che è esattamente il contrario della necessità di renderli subito operativi.

Non vorremmo che questo dissennato modo di legiferare, almeno per quanto riguarda i decreti, danneggiasse l’azione dell’attuale presidente del Consiglio, perché continuerebbe l’esasperata lentezza che c’è fra la volontà del Governo espressa in leggi e la loro attuazione concreta nei confronti di cittadini, imprese ed Enti locali.

Si tratta di un trabocchetto nel quale Mario Draghi non deve cadere per non alimentare i suoi nemici, che per ora tacciono, ma non vedono l’ora di alzare il dito contro di lui.
Il modo di legiferare prima descritto, fatto di leggi e decreti attuativi, così dannatamente perverso, ha una sua precisa logica e consiste nel dare spago a ministri, sottosegretari e alla stessa burocrazia di centellinare l’emissione dei decreti e anche, in qualche caso, inserire negli stessi commi frasi che distorcono la volontà delle leggi da cui dovrebbero derivare senza variarne la finalità.

Vi è di più. In questo pastrocchio, gode la burocrazia dei dirigenti, i quali dosano l’emissione dei provvedimenti in base alle loro necessità (ovviamente fuori dalle istituzioni), in base alle loro esigenze (se lavorare di più o di meno), in base ai desiderata dei gruppi di pressione che spesso non vogliono l’attuazione delle leggi e trovano il rimedio di non renderle esecutive facendo rallentare o addirittura non facendo approvare i decreti attuativi.

Quella che denunciamo è una situazione grave, perché viola anche i principi costituzionali della proporzionalità e ragionevolezza.

Il presidente del Consiglio, probabilmente, ha avuto sentore di quanto indicato e con una comunicazione interna ha sollecitato i suoi ministri e sottoposti a lavorare di più e più velocemente, e ha deciso di assegnare ad ogni dicastero degli obiettivi di “produzione”.

Egli sa che senza questi strumenti la sua azione viene vincolata e contrastata. Siccome, però, nessuno osa alzare la voce contro Draghi, ecco che subdolamente cercano di rendere meno efficace la sua azione.
Vi sarebbe un rimedio radicale ai fatti denunciati: approvare le leggi immediatamente attuative, senza demandare ai decreti ministeriali la loro esecuzione. Così avviene in tutte le democrazie avanzate, soprattutto in quelle anglosassoni (Regno Unito, Usa, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, e altre), che non utilizzano tali marchingegni perversi.

Sarà capace Mario Draghi di azzerare il descritto meccanismo? Non lo sappiamo. Sappiamo però che la prospettata soluzione consentirebbe una forte accelerazione dei processi economici e sociali, evitando quindi il continuo regredire del nostro Paese.

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