Una bambina di 4 anni è morta all’ospedale Di Cristina di Palermo nella giornata di ieri, mercoledì 19 agosto. Il decesso sarebbe dovuto difterite. La Procura del capoluogo siciliano ha aperto un’inchiesta dopo la segnalazione ricevuta dai sanitari.
Cosa è accaduto
La bambina era arrivata al pronto soccorso circa una settimana fa con febbre, scarso appetito e vomito. Dopo i primi accertamenti, la piccola era stata dimessa con i medici che avevano invitato i genitori a ripresentarsi al pronto soccorso in caso di un peggioramento. La febbre non si abbassava nonostante i farmaci e dopo due giorni la bambina è stata nuovamente ricoverata. Le sue condizioni sono peggiorate in poco tempo tanto da spingere i medici a trasferire la piccola nel reparto di Terapia Intensiva. Ormai era troppo tardi, la bambina è deceduta.
Genitori no vax
Dagli accertamenti è risultato che la bambina non era stata vaccinata e la famiglia è stata denunciata per questo. I carabinieri hanno sequestrato la cartella clinica, la salma sarà sottoposta ad autopsia.
La difterite, grave infezione batterica: la bambina non era vaccinata
La difterite è una grave infezione batterica che ha vaccino obbligatorio da neonati con tre richiami. Si tratta di una malattia infettiva contagiosa: per tale motivo si sta procedendo al tracciamento di tutti coloro i quali sono finiti a contatto con la bambina. Medici e infermieri che hanno avuto contatti con la piccola in questi giorni invece sono stati sottoposti a profilassi antibiotica.
La pediatra della bambina aveva lanciato l’allarme. Era stata la stessa pediatra a indicare ai genitori il ricovero della piccola per sospetta difterite. Il primo ricovero è stato il 13 agosto all’ospedale Cervello e quello successivo il 15 agosto. Da qui è stata poi trasferita all’ospedale dei bambini.
“Stiamo facendo le analisi – spiega all’Adnkronos l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso – per accertare che si tratti di difterite. Gli esiti si avranno più tardi”.
Canzoneri: “Vaccinare i bambini è fondamentale”
“In questi giorni ho pregato di non dover mai ricevere questa notizia. Ho sperato fino all’ultimo che questa bambina potesse farcela. Quando ho appreso che era affetta da difterite e che non era vaccinata, al dolore si è aggiunta una rabbia enorme. Una rabbia che è stata tanta e che, ancora oggi, è tanta”, dice Germana Canzoneri, medico e consigliera comunale di Palermo .
“La difterite è una malattia che intere generazioni di medici hanno imparato a considerare rara nel nostro Paese grazie a uno dei più grandi successi della medicina moderna: la vaccinazione. Da medico, da specialista in Igiene e Medicina Preventiva, ma anche da rappresentante delle istituzioni, credo che davanti a una tragedia come questa non possiamo limitarci alla commozione. Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda più profonda: come siamo arrivati, nel 2026, a dover nuovamente spiegare perché vaccinare un bambino contro malattie potenzialmente letali sia fondamentale?
“È un problema culturale. Quando la disinformazione riesce a mettere sullo stesso piano decenni di evidenze scientifiche e convinzioni prive di fondamento, quando la paura di un vaccino diventa più forte della memoria delle malattie che quel vaccino ha contribuito quasi a cancellare, abbiamo un problema che riguarda l’intera società.
La libertà di scelta non può prescindere dalla conoscenza. E la politica, esattamente come la medicina, ha il dovere di investire nella cultura della prevenzione, nell’educazione sanitaria e nella fiducia nella scienza.
Perché abbiamo forse commesso anche un errore collettivo: il successo dei vaccini ci ha fatto dimenticare le malattie. Non vedendole più, abbiamo iniziato a non averne più paura. Ma quelle malattie non sono scomparse per caso: sono diventate rare perché generazioni di bambini sono state vaccinate.
Da medico che ogni giorno vive la sanità pubblica, non posso accettare che nel 2026 si torni indietro su conquiste costate decenni di ricerca, sacrifici e vite umane. Dobbiamo tornare a costruire fiducia nella scienza e consapevolezza nella prevenzione. Perché quando una malattia prevenibile torna a fare paura, non è soltanto la medicina a essere chiamata in causa.
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