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Ebraismo siciliano dalle origini a oggi

Giuseppe Sciacca

Ebraismo siciliano dalle origini a oggi

venerdì 28 Febbraio 2020 - 00:00
Ebraismo siciliano dalle origini a oggi

In Sicilia gli ebrei arrivarono, probabilmente, insieme ai fenici

In Sicilia gli ebrei arrivarono, probabilmente, insieme ai fenici. Erano già presenti nell’Isola nel III secolo a.C. e a seguito della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. essa divenne una delle loro destinazioni preferite. Intesserono con i locali i migliori rapporti possibili e furono accettati dal popolo, anche per il loro essere laboriosi, e dai governanti perché contribuenti munifici e remissivi.

Il decreto di espulsione di tutti gli ebrei e dei musulmani che vivevano nelle terre del nascente regno di Spagna, adottato da Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, ebbe attuazione il 12 gennaio del 1493, poi sopraggiunsero le ricerche accurate e sistematiche, da parte della Santa Inquisizione, di quegli ebrei che, rimasti nell’Isola a seguito di una formale conversione, continuarono a mantenersi fedeli alla religione dei loro padri, per mandarli al rogo. Dopo, fu soltanto silenzio e ceneri di persone, delle loro case e delle loro cose.

Per circa quattrocento anni non si sentì più parlare di ebrei in Sicilia. Si sarebbe dovuta attendere l’Unità d’Italia e il giungere dell’ultimo ventennio del milleottocento – e il tornare a fiorire, a livello internazionale, del commercio dello zolfo, degli agrumi e dei vini – per vedere tanti imprenditori stranieri che, per curare i loro affari, si stabilirono nelle principali città dell’Isola. Con loro arrivarono le prime famiglie di ebrei attratte dall’interesse che questi fiorenti commerci suscitavano.

Un ulteriore flusso di arrivi, si ebbe negli anni che seguirono il 1933, sia dalla Germania che dai Paesi dell’Est Europa, da cui tanti cercavano di sfuggire alle persecuzioni. Poi, nel 1938, vi furono le leggi razziali fasciste, che resero anche l’accogliente Sicilia un posto inospitale per gli ebrei. Quando con lo sbarco degli alleati, nel luglio del 1943, venne emanata la direttiva n.7 del generale Harold Alexander, capo del corpo di spedizione, che abrogava le leggi razziali, in tutta Europa erano ancora in corso gli stermini strumentali alla soluzione finale voluta da Hitler. In quel periodo a Palermo aprì i battenti una sinagoga che accoglieva i militari americani di fede ebraica. La Sicilia, negli ultimi anni della guerra, era quindi, non per merito proprio, la capofila dell’inversione di tendenza che nel resto d’Europa avrebbe avuto il suo corso soltanto dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Il dopoguerra e i gravi problemi della ricostruzione rappresentarono per quasi cinquant’anni un periodo di assoluto silenzio sull’argomento e si sarebbe dovuto attendere fino al 1992 per assistere, a Palermo, al convegno “Italia Iudaica (Gli ebrei di Sicilia sino all’ espulsione del 1492)”. A metà giugno di quello stesso anno venne fondato, sempre nel capoluogo siciliano, l’Istituto siciliano Studi ebraici, con lo scopo di far luce sulla storia dell’ebraismo siciliano e consentire il suo recupero e la sua valorizzazione in termini di attualità.

Il 20 aprile 1999, su impulso dell’Istituto internazionale di Cultura ebraica, grazie all’iniziativa dell’avvocato catanese Baruch Triolo, nacque una federazione tra i Comuni della Sicilia in cui erano presenti delle comunità ebraiche, denominata Charta delle Judeche di Sicilia. Lo scopo di questo organismo associativo pubblico-privato, formato dalla Regione Siciliana, in rapporto di partenariato con i Comuni, venne identificato nella valorizzazione del patrimonio storico e culturale, nonché delle potenzialità anche economiche dell’Isola, per farle conseguire un ruolo di centralità nell’ambito del Mediterraneo.

Dopo un decennio di progetti sempre caratterizzati dall’occasionalità, per iniziativa del medesimo Istituto e del suo presidente Attilio Funaro, il primo febbraio appena trascorso si è avuto a Catania un incontro finalizzato a porre le basi per un’agenda programmatica, che vede in primo piano l’apertura di un Centro di Cultura ebraica, con un intenso calendario di iniziative aperte al pubblico e una soluzione alle necessità di culto, di cui possano fruire anche le persone di fede ebraica in transito per la città etnea.

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