Economia circolare recupero di Rsu e CO2 - QdS

Economia circolare recupero di Rsu e CO2

Carlo Alberto Tregua

Economia circolare recupero di Rsu e CO2

martedì 02 Marzo 2021 - 00:00

La politica ambientalista a parole

L’economia circolare è un’utopia o un obiettivo realizzabile nel corso degli anni o dei decenni? Rispondere al quesito è fondamentale perché in relazione a essa, vi sono conseguenti comportamenti concreti o fatti solo di parole.
Per il momento, nonostante le varie convenzioni a livello mondiale, e per ultima quella di Parigi, sono più le parole che gli atti verso questo obiettivo. Per cui la nostra atmosfera si continua ad inquinare, con la conseguenza che si assottiglia e che il suo schermo ai raggi solari diminuisce sempre di più.
Ulteriore effetto è che il calore sulla superficie terrestre aumenta di anno in anno, con il conseguente scioglimento dei ghiacciai, l’aumento del livello del mare, la formazione di maree, la copertura di superfici terrestri (alcune isole nel Pacifico fra circa vent’anni spariranno).
L’anidride carbonica (CO2) è indicata da tutti come la nostra nemica principale. Invece non è così e vediamo perché.

Se ci pensate bene, l’anidride carbonica è energia, seppure residuale di un processo che la scarica a valle. Ma è pur sempre energia. Ora, basterebbe che la ricerca si indirizzasse verso il recupero della stessa con la conseguente utilizzazione ed ecco che di colpo un elemento inquinante, completando il ciclo circolare dell’economia, diventerebbe una preziosa fonte energetica.
A detta di alcuni scienziati, nell’atmosfera ci sono fra ottocento e mille miliardi di tonnellate di anidride carbonica: pensate che immenso serbatoio cui attingere per far muovere motori, treni, aerei, fabbriche e via enumerando.
Si potrebbe osservare: ma perché se c’è quest’enorme energia non viene utilizzata? La risposta è semplice. Per il momento, trasformare un gas tossico in un prodotto energetico, costa di più che il valore dello stesso. Ma è proprio per trasformare un processo non conveniente in un altro conveniente che serve la ricerca.
Quanti prodotti naturali, insignificanti e spesso accantonati nei laboratori degli scienziati poi, improvvisamente, per caso o per un colpo di genio, sono diventati utilizzabili per l’umanità. Vediamone uno.
Nel 1928, Alexander Fleming, microbiologo inglese, nel suo laboratorio di St. Martin, a Londra, stava osservando la coltura di alcuni batteri, i quali però erano coperti da muffa. Essi sarebbero stati gettati via e invece Fleming si incuriosì ed identificò la muffa come appartenente al genere penicillium notatum (pennello notevole).
Fleming si accorse che la penicillina aveva una capacità antibatterica molto efficace. E così il rimedio fu usato comunemente, salvando milioni di vite. Nel 1944, Alexander Fleming fu insignito del titolo di baronetto e nel 1945 ricevette il Premio Nobel, insieme ai suoi collaboratori Chain e Florey. Il caso volle che venisse alla ribalta un farmaco per l’epoca miracoloso, frutto di ricerca, di intuito e genialità.
Ora, tornando all’anidride carbonica, se vi fosse una ricerca massiccia da parte di tutte le nazioni del mondo, tendente all’utilizzo industriale ed energetico della stessa, probabilmente, nel corso di anni o decenni, il problema dell’inquinamento atmosferico sarebbe risolto.

Un altro segmento dell’economia circolare riguarda i Rifiuti solidi urbani (Rsu), che ancora nelle nazioni o regioni retrograde vengono accatastati in discariche a cielo aperto che inquinano l’atmosfera ed il terreno sottostante con il percolato.
Ci riferiamo ovviamente a molti Paesi dell’Africa, ma anche a tutto il Meridione d’Italia, ove l’organizzazione malavitosa sembra governare il sistema delle discariche, con la conseguenza che impedisce la costruzione dei moderni stabilimenti industriali, chiamati anche termovalorizzatori o termocombustori di ultima generazione, che hanno appunto il compito di trasformare gli Rsu in prodotti finali come biocarburanti, concimi, energia elettrica, prodotti per sotto asfalto ed altri.
I termocombustori sono normalmente presenti in tutto il Nord Italia e in Europa, ma una classe politica becera, che intende tenere le popolazioni meridionali in condizioni di povertà, ne impedisce la costruzione.
Riflettano i lettori su questi comportamenti antisociali ed antieconomici, soprattutto quando voteranno.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684