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Educazione ambientale, il progetto che forma i giovani alla sostenibilità

Educazione ambientale, il progetto che forma i giovani alla sostenibilità
Maria Paola Barbagelata

I dettagli dell’iniziativa che coinvolge studenti liceali, aziende e istituzioni

MILANO – Negli ultimi anni le osservazioni scientifiche mostrano che la temperatura media globale ha raggiunto circa 1,5 °C sopra i livelli pre-industriali, come documentato dalla World meteorological organization e dal Copernicus climate change service. Il cambiamento climatico è quindi una realtà misurabile e attuale. Per affrontarlo, uno dei primi passi è promuovere conoscenza e consapevolezza tra le giovani generazioni: la scuola ha il compito di formare cittadini responsabili e informati, capaci di costruire un futuro sostenibile.

Dall’anno scolastico 2019-2020 il Liceo scientifico statale “Vittorio Veneto” di Milano si impegna a sviluppare questa sensibilità tra i propri studenti. Il percorso è iniziato con il progetto di Educazione ambientale VVPlasticFree e prosegue, dall’anno scolastico 2024-2025, con VVOneHealth, che ne rappresenta un’evoluzione e propone un’idea di “salute unica del pianeta”, fondata sull’interconnessione tra ambiente, esseri umani e pianeta. Abbiamo intervistato la professoressa Maria Paola Barbagelata, coordinatrice del progetto, che ha sottolineato l’importanza di trasmettere ai ragazzi una visione sistemica del benessere e della tutela dell’ambiente.

Professoressa Barbagelata, come nasce il progetto di Educazione ambientale del Liceo Vittorio Veneto?
“È nato nel 2019 grazie a una proposta che la nostra dirigente ha fatto al dipartimento di Scienze naturali. Si chiamava VVPlasticFree, perché è nato sull’onda del problema della plastica. L’anno scorso abbiamo cambiato il nome perché ci sembrava un po’ superato, in favore di questa nuova visione “OneHealth” che ci piace molto: un’idea circolare, unitaria, in cui la salute dell’essere umano è strettamente connessa a quella del pianeta e degli animali, degli ecosistemi in generale.”

Quali attività sono previste dal progetto?
“Questo progetto dovrebbe favorire la didattica integrata, quindi di solito facciamo dei lavori che rientrano nell’educazione civica e che si riferiscono alla sostenibilità declinata in diversi aspetti. Generalmente siamo noi di scienze che trattiamo questi temi, ma spesso vengono coinvolti anche altri docenti: di lettere, di inglese, di fisica. In prima approfondiamo il tema delle risorse, in seconda della biodiversità, in terza del discorso energetico, in quarta della città del futuro e in quinta delle biotecnologie; sono argomenti che possono essere trattati trasversalmente. I ragazzi svolgono dei lavori di approfondimento che si traducono poi in un prodotto: una presentazione, un elaborato multimediale, un’intervista, un podcast. Dall’anno scorso, visto che con i fondi del Pnrr abbiamo costruito un laboratorio video-podcast molto bello, abbiamo cominciato a produrre dei podcast sul tema della sostenibilità. Facciamo anche delle uscite didattiche. L’obiettivo è quello di generare una ricaduta concreta nella didattica.”

L’istituto si avvale della collaborazione con enti o associazioni del territorio?
“Sì. Collaboriamo con A2A, che ci ha ospitato e permesso di vedere i loro termovalorizzatori. L’anno scorso abbiamo partecipato al progetto “Power Up!” del Comune di Milano, quest’anno invece a “I feel food”, il progetto di una ricercatrice dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, e siamo parte della rete di scuole “Milano per l’ambiente. Facciamo anche delle visite ai musei del territorio: l’anno scorso, ad esempio, siamo stati all’Acquario civico di Milano.”

Pensa che affrontare queste tematiche possa incidere sulle scelte universitarie degli studenti?
“Certamente, infatti questo tipo di attività rientra nell’orientamento. Attraverso le uscite che organizziamo i ragazzi possono capire lì, sul campo, da cosa sono attratti maggiormente. Chi esce da un Liceo Scientifico deve avere una cultura di base che comprenda una consapevolezza dei problemi ambientali.”

Rispetto all’epoca dei “Friday for Future”, il movimento che ha portato a galla, soprattutto tra i giovani, l’urgenza di pianificare un futuro sostenibile, la sensibilità ambientale degli studenti è ancora oggi consistente o si è affievolita?
“Il movimento “Friday for Future” ha sicuramente contribuito a far crescere la consapevolezza dei ragazzi. È più difficile capire quanto siano poi disposti a tradurla in azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico: non vedo un grande slancio generalizzato, e l’emergenza ambientale è una sfida con la quale anche gli adulti faticano a confrontarsi. Per gli studenti del nostro Liceo poi, già impegnati in molte attività, l’impegno civico può risultare complesso. La mia idea è quella di seminare: parlando e riflettendo su questi temi, qualcosa rimane sempre e può influenzare le scelte future.”

Qual è il messaggio che il progetto VVOneHealth vuole lanciare ai suoi studenti?
“Il messaggio centrale è che tutto è interconnesso: la salute del pianeta influisce sulla nostra e su quella degli ecosistemi. Viviamo in un sistema complesso, e anche le discipline oggi dialogano tra loro. Chi si occupa di clima non si occupa esclusivamente di clima. Le sfide legate alla sostenibilità non possono essere analizzate da un’unica prospettiva: vengono studiate da specialisti con competenze diverse.”

L’evoluzione del progetto di educazione ambientale del Liceo Vittorio Veneto rivela l’esigenza di ampliare la prospettiva da cui si osserva la questione climatica. Oggi gli studenti sono chiamati a comprendere un principio fondamentale: la tutela dell’ambiente coincide con la tutela della nostra salute e del nostro futuro. La crescita economica, sia collettiva che individuale, non può più prescindere da un’attenta valutazione degli impatti ambientali che essa determina. Tutte le scelte che compiremo da qui in avanti dovranno quindi fondarsi sul rispetto e la salvaguardia degli ecosistemi.