Elezioni regionali, ritardi nei conteggi: ecco adesso cosa succede all'Ars - QdS

Elezioni regionali, ritardi nei conteggi: ecco adesso cosa succede all’Ars

Raffaella Pessina

Elezioni regionali, ritardi nei conteggi: ecco adesso cosa succede all’Ars

sabato 01 Ottobre 2022 - 08:37

Schede da riverificare, sistema a rilento: tempi lunghi per i dati ufficiali e per l’insediamento dei deputati. Ancora bloccato lo spoglio in 48 sezioni

Il nuovo Parlamento siciliano è stato eletto lo scorso 25 settembre ed ora si dovranno compiere tutti quei passaggi per renderlo operativo.
Fino a quel momento, però, i “vecchi” deputati, nonostante non si svolga alcuna attività d’Aula, continueranno a percepire il compenso, per intero.

È l’assessorato regionale agli Enti Locali che deve proclamare, in base al conteggio dei voti, gli eletti a Palazzo dei Normanni. E qui cominciano i primi inciampi burocratici perché in occasione di queste elezioni il sistema di calcolo dei risultati delle elezioni è stato modificato a livello nazionale da un pronunciamento della Corte di Cassazione e il problema nasce dalla eventuale applicabilità di questa modifica anche al livello regionale. Per questo il conteggio di alcune sezioni in Sicilia è rimasto in sospeso, cosa che provocherà un non lieve ritardo.

I risultati ufficiali saranno proclamati dagli appositi Uffici centrali circoscrizionali, costituiti presso i Tribunali dei nove Comuni capoluogo, e dall’Ufficio centrale regionale, costituito presso la Corte d’Appello di Palermo.

A questo punto sarà l’Ars ad occuparsi dei nuovi arrivati. I 70 deputati dovranno prestare giuramento, prescritto dall’articolo 5 dello Statuto e la prima seduta verrà presieduta dal deputato più anziano d’età presente.
Nella stessa seduta assumeranno la funzione di Segretari i due deputati più giovani.

Dopo i controlli che vengono effettuati dalla commissione Verifica poteri, si procede alla elezione del presidente dell’Assemblea con votazione a scrutinio segreto.

In mancanza di un nome condiviso, l’Assemblea procede al ballottaggio tra i due candidati che avranno ottenuto il maggior numero di voti e viene proclamato eletto colui che abbia conseguito la maggioranza anche relativa.

In una seduta successiva viene eletto il Consiglio di Presidenza: entro cinque giorni dalla prima seduta dopo le elezioni, i deputati sono tenuti a dichiarare alla Direzione di segreteria a quale gruppo parlamentare intendano appartenere. Ciascun Gruppo procede alla nomina di un presidente e di un segretario. Quindi l’Assemblea procede alla elezione dei componenti delle commissioni. A questo punto la struttura del Palazzo è completa e può cominciare a lavorare.

Sono 48 le sezioni elettorali che, a causa di diverse difficoltà ancora mancano all’appello in Sicilia. Sono 43 nel Siracusano (42 nel capoluogo e una a Lentini); due nella città di Agrigento; due nel Comune di Villalba, nel Nisseno; e una a Misiliscemi, in provincia di Trapani. Dati gli impedimenti burocratici che stanno bloccando le proclamazioni non si conosce ancora la tempistica per l’insediamento. Nella passata legislatura le votazioni si sono tenute il 5 novembre del 2017 e il Parlamento si è insediato il 15 dicembre, dopo circa un mese.

Il neo presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, in attesa dell’insediamento ufficiale, sta già lavorando alla formazione della sua squadra di governo. Il neo governo avrebbe in mente una giunta formata da politici eletti, tranne qualche piccola eccezione legata alla peculiarità della delega, come il Bilancio per esempio. Schifani ha sempre detto che i suoi assessori sarebbero stati politici competenti nelle materie di cui si sarebbero dovuti occupare.

La proclamazione del presidente Schifani potrebbe avvenire al massimo nel corso della prossima settimana. È previsto come da copione il passaggio di consegne tra il “vecchio” presidente Nello Musumeci e il “nuovo”, ma bisognerà evitare la data del 13 ottobre, quando l’ex governatore si insedierà al Senato.

Tra i due presidenti si è instaurato nel tempo un ottimo rapporto e non è esclusa una collaborazione istituzionale particolarmente forte soprattutto se a Musumeci verrà assegnato qualche incarico di governo. Facendo parte della stessa coalizione è probabile che l’ex presidente possa affidare i dossier sulle emergenze siciliane al nuovo governatore, che si troverebbe in questo modo avvantaggiato e proseguire nell’azione intrapresa, forte anche di una maggioranza di 41 seggi a Sala D’Ercole.

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