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Ieri l’ennesima tragedia sul lavoro in Sicilia. Un errore cullarsi sui primi numeri del 2026

Ieri l’ennesima tragedia sul lavoro in Sicilia. Un errore cullarsi sui primi numeri del 2026

A inizio anno meno incidenti mortali, ma i due decessi di Palermo dimostrano che non si può abbassare la guardia

ROMA – Abbassare la guardia sul tema degli incidenti sul lavoro rischia di essere l’errore più grande che il nostro Paese possa fare. Lo dimostra, ancora una volta, la cronaca, che ha nuovamente presentato il conto dell’ennesima tragedia registratasi nel nostro Paese. Protagonista, purtroppo, la Sicilia e Palermo, dove ieri due operai caduti da una gru hanno perso la vita in via Ruggero Marturano. Secondo una prima ricostruzione il 49enne romeno Daniluc Tiberi Un Mihai e il 41enne tunisino Najahi Jaleleddine, stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione su una gru, quando il braccio del mezzo che sorreggeva il cestello si è spezzato, facendoli precipitare al suolo. Sarebbero caduti dal decimo piano, un impatto violentissimo che non ha lasciato loro scampo. Nel crollo è rimasta ferita una terza persona, un 34enne dipendente di un negozio di pneumatici sottostante.

Una tragedia che ha colpito profondamente tutta la comunità. “Palermo – ha detto il sindaco Roberto Lagalla – si ferma, si raccoglie e si unisce nel dolore. Due persone hanno perso la vita mentre svolgevano il proprio lavoro, in un contesto che dovrebbe essere sempre sinonimo di dignità, sicurezza e tutela. A loro va il nostro pensiero più commosso e rispettoso. A nome della città esprimo il più sincero cordoglio alle famiglie delle vittime, alle quali ci stringiamo con affetto e partecipazione autentica in questo momento di dolore incolmabile”.

“Non è accettabile – ha concluso – che si continui a morire mentre si lavora. Il rispetto della vita deve essere sempre la priorità assoluta. Da questo dolore deve nascere un impegno ancora più forte affinché tragedie come questa non si ripetano mai più”.

Ispettori del lavoro sotto organico: Schifani e i sindacati chiedono una svolta

Sul versante istituzionale, da registrare anche le parole del presidente della Regione, Renato Schifani: “Esprimo il cordoglio di tutto il Governo regionale e il mio personale – ha affermato – nei confronti delle famiglie dei due operai deceduti a Palermo, mentre lavoravano alla ristrutturazione di un palazzo. Si tratta, purtroppo, di un’ennesima tragedia che evidenzia ancora una volta quanto sia importante garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Su questo tema è massima l’attenzione dell’Esecutivo regionale al fianco dei sindacati e delle Forze dell’ordine, nonostante i nostri Ispettorati del lavoro siano decisamente sotto organico“. Un punto, quello dei controlli, essenziale per garantire sui luoghi di lavoro la presenza di qualcuno che verifichi gli standard di sicurezza minimi. “Per questo – ha confermato Schifani – lo scorso dicembre abbiamo avviato la procedura per selezionare 52 nuove unità di personale, tra ispettori del lavoro e funzionari ispettivi, nell’ottica del rafforzamento della nostra azione e del ricambio generazionale. La procedura va avanti, gli uffici stanno lavorando alla costituzione delle Commissioni esaminatrici e contiamo di disporre dei nuovi ispettori nel più breve tempo possibile”.

“Questa nuova tragedia in un luogo di lavoro – ha affermato invece il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno – scuote le coscienze di ognuno e rimarca la necessità di garantire sicurezza, tutele e occupazione sempre. Desidero associarmi alle tante manifestazioni di cordoglio nei confronti dei due operai che hanno perso la vita a Palermo. Uomini, che svolgendo il proprio lavoro, hanno incarnato impegno e dignità. Ci stringiamo con sincera partecipazione alle famiglie delle vittime, colpite da un lutto così devastante e ingiusto e rivolgiamo un pensiero di vicinanza al lavoratore ferito, con l’augurio di una pronta guarigione”.

A tornare sul tema degli ispettori è stato il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo. “Siamo di fronte – ha affermato – all’ennesimo incidente sul lavoro su cui è necessario individuare subito la catena di responsabilità, ma anche i mancati controlli sui presidi di sicurezza nei cantieri. È un’emergenza continua quella delle cosiddette morti bianche, di fronte a cui occorre intervenire con estrema urgenza. Per questo ancora una volta chiediamo alla Regione di rimpolpare l’organico degli ispettori del lavoro, appena una sessantina quelli in servizio, troppo pochi per un territorio vasto come la Sicilia“.

A chiedere con forza una svolta sono stati anche i sindacati. La Cgil Sicilia, con il segretario confederale Francesco Lucchesi, ha espresso cordoglio per queste nuove morti sul lavoro ed evidenziato nuovamente il basso numero di ispettori sul territorio: “Formazione, controlli anche dei mezzi e degli strumenti di lavoro, tutte cose che continuano a mancare in Sicilia. Serve l’immediata convocazione dell’Osservatorio regionale su salute e sicurezza“.

Annunciando per il prossimo 6 maggio una propria iniziativa sull’argomento, Lucchesi ha poi aggiunto: “Non ci stancheremo di batterci perché questa scia di sangue si arresti. Nonostante le denunce sindacali e gli incidenti che si verificano in continuazione si continua a procedere a rilento con le verifiche. Si contano in tutta la regione meno di un centinaio di ispettori e questa è una lacuna che va colmata quanto prima”.

Evitare che episodi simili possano continuare a ripetersi è l’obiettivo anche delle altre sigle. Lo dimostrano, per esempio, le parole della segretaria generale Cisl Palermo-Trapani, Federica Badami, e il segretario generale Filca Cisl Palermo-Trapani, Francesco Danese: “Siamo avviliti, stanchi, con un dolore immenso e con il pensiero rivolto ai familiari, ai colleghi di questi due lavoratori morti in un modo assurdo e inaccettabile, e al terzo ferito. Non riusciamo a comprendere come un’emergenza nazionale di questa portata, che ogni giorno conta feriti e spesso anche vittime, non sia la priorità per tutti, come dovrebbe essere invece la tutela della salute e della vita dei lavoratori. Siamo dell’idea che un’emergenza come questa vada combattuta con strumenti emergenziali”. Per i rappresentanti della Cisl servono quindi “controlli a tappeto sull’uso dei dispositivi di sicurezza, l’applicazione delle normative e dei giusti contratti che tutelano i lavoratori, un maggior numero di ispettori, una costante programmazione sul tema della prevenzione e della formazione rivolte sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, un impegno comune tra le istituzioni e parti sociali per fermare la scia di sangue”.

A intervenire anche la segretaria generale della Uil Sicilia, Luisella Lionti. “Siamo di fronte – ha detto – all’ennesima drammatica conferma di quanto la sicurezza nei luoghi di lavoro continui a essere una vera emergenza nazionale. È inaccettabile che si possa morire mentre si lavora. Ogni vita spezzata è una ferita per tutti noi e un richiamo alla responsabilità di istituzioni e imprese. Bisogna investire in prevenzione, formazione e controlli continui, perché dietro ogni numero ci sono persone e famiglie. Serve una svolta concreta e immediata, affinché la sicurezza non resti solo una parola nei protocolli, ma diventi realtà quotidiana per ogni lavoratore”.

Dati Inail 2026: morti in calo, ma infortuni in aumento. La Sicilia è in controtendenza

Il paradosso è che la tragedia di Palermo si è verificata pochi giorni dopo l’aggiornamento dell’Inail sugli infortuni sul lavoro registrati nei primi due mesi del 2026. Secondo il report, infatti, le denunce di infortunio in occasione di lavoro con esito mortale (al netto degli studenti) presentate entro il mese di febbraio 2026, pur nella provvisorietà dei numeri, sono state 70, ben 27 in meno rispetto alle 97 registrate nel 2025 e 12 in meno rispetto al 2019 (-5 sul 2020, -15 sul 2021 e 2022, -3 sul 2023 e -21 sul 2024).

Come evidenziato dall’Inail, “rapportando il numero dei casi mortali in occasione di lavoro (al netto degli studenti) agli occupati Istat nei vari periodi (dati provvisori), si nota come l’incidenza passi da 0,36 decessi denunciati ogni centomila occupati Istat di febbraio 2019 a 0,29 del 2026 (-19,4%), rispetto a febbraio 2025 il calo è del 27,5% (da 0,40 a 0,29). L’incidenza delle denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro sul totale dei decessi denunciati (al netto degli studenti) è passata dal 67,8% del 2019 al 70,7% del 2026 (è stata del 72,9% nel 2025). La riduzione ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 82 a 63 denunce mortali) e l’Agricoltura (da 14 a 5), mentre il Conto Stato passa da uno a due decessi. Tra i settori con più infortuni avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi il Trasporto e magazzinaggio (da 12 a 13 decessi denunciati) e i Servizi di supporto alle imprese (da 2 a 4), per i decrementi le Attività manifatturiere (da 12 a 9), le Costruzioni (da 11 a 9) e il Commercio (da 7 a 5). Dall’analisi territoriale emergono cali al Sud (da 24 a 13), nel Nord-Est (da 21 a 11), nel Nord-Ovest (da 28 a 22) e al Centro (da 21 a 18), e incrementi nelle Isole (da 3 a 6)”.

Rimangono evidenti differenze territoriali

Il quadro, però, non è uguale a livello territoriale. Tra le regioni con i maggiori cali si segnalano infatti la Puglia (-6), l’Umbria, la provincia autonoma di Bolzano, il Veneto e la Lombardia (-4 ciascuna), mentre aumenti si sono verificati in Sicilia (+4), Campania (+2), Molise, Friuli-Venezia Giulia e Toscana (+1 ciascuna).

I numeri, dunque, indicano che nel Mezzogiorno in particolare è indispensabile rafforzare la cultura della prevenzione, i controlli e la sicurezza in generale. E il caso di Palermo dimostra come abbassare la guardia sul fenomeno possa essere un errore clamoroso. Anche perché, se è vero che gli infortuni con esito mortale a inizio 2026 sono diminuiti, occorre anche evidenziare come le denunce di infortunio siano cresciute.

Il dato Inail, infatti, parla (al netto degli studenti) di 63.112 denunce presentate, in aumento del 2,4% rispetto alle 61.641 del pari periodo 2025 e dello 0,9% sul 2023, e in diminuzione del 3,0% rispetto al 2024, del 38,8% sul 2022, del 9,5% sul 2021, dell’8,1% sul 2020 e dell’11,2% sul 2019. Tenuto conto, come evidenziato nella ricerca “dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento febbraio 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 309 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni centomila occupati Istat di febbraio 2019 alle 261 del 2026, con un calo del 15,5%. Rispetto a febbraio 2025 si registra un aumento del 2,4% (da 255 a 261). L’incidenza delle denunce di infortunio in occasione di lavoro sul totale delle denunce presentate (al netto degli studenti) è passata dall’83,8% del 2019 all’82,7% del 2026 (è stata dell’83,5% nel 2025). A febbraio di quest’anno il numero delle denunce di infortuni sul lavoro ha segnato un +2,8% nella gestione Industria e servizi (dai 54.766 casi del 2025 ai 56.293 del 2026), un -8,0% in Agricoltura (da 3.370 a 3.099) e un +6,1% nel Conto Stato (da 3.505 a 3.720). Tra i settori con più infortuni avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le attività dei Servizi di alloggio e di ristorazione (+4,3%) e la Fornitura di acqua – reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento (+1,4%), e per i decrementi la Sanità e assistenza sociale (-5,3%), il comparto Manifatturiero (-3,7%), i Servizi di supporto alle imprese (-3,5%), il Trasporto e magazzinaggio (-2,0%), le Costruzioni (-1,5%) e il Commercio (-1,4%)”.

Anche qui è interessante osservare il dato territoriale, con un calo delle denunce nel Nord-Est (-1%) e aumenti al Centro (+6,4%), nelle Isole (+4,8%), nel Nord-Ovest (+3%) e al Sud (+2,3%). Tra le regioni con i maggiori decrementi percentuali si segnalano la provincia autonoma di Bolzano (-7,4%), il Molise (-6,9%), la Sardegna (-4,4%) e il Friuli-Venezia Giulia (-3,8%), mentre per gli incrementi il Lazio (+22%), la Sicilia (+9,7%), la Valle d’Aosta (+9,3%) e la Campania (+7,1%).

Come spesso scriviamo, “I dati parlano” e in questo caso parlano di un Paese dove la sicurezza sul lavoro continua a essere una questione aperta, su cui continuare a investire risorse economiche e umane. I primi dati Inail relativi al 2026 avevano fatto pensare a un miglioramento, ma la realtà, con la tragedia di Palermo, ha colpito con tutta la sua violenza. Continuare a sviluppare iniziative per garantire la sicurezza dei lavoratori è un obiettivo che tutto il Paese, e non solo la Sicilia, deve continuare a perseguire.