Esemplare l’Arma, trasferiti i vertici - QdS

Esemplare l’Arma, trasferiti i vertici

Carlo Alberto Tregua

Esemplare l’Arma, trasferiti i vertici

mercoledì 29 Luglio 2020 - 08:04

Per lo scandalo della caserma di Piacenza, i carabinieri hanno proceduto con immediatezza trasferendo il comandante provinciale, il comandante del reparto operativo e il comandante del nucleo investigativo. I tre vertici non hanno avuto alcuna responsabilità diretta, eppure il Comando generale ha ritenuto che essi avevano una responsabilità oggettiva di controllo e sorveglianza sui comportamenti dei loro sottoposti.
Il senso di responsabilità che vige in quel corpo è molto alto, con la conseguenza che nessuno si rifiuta di subire provvedimenti anche in conseguenza, lo ripetiamo, di responsabilità oggettive.
In tutti i sistemi organizzati deve vigere la regola secondo la quale chi ha responsabilità di vertice risponde dell’eventuale mancata sorveglianza che deve essere sempre effettuata in tutti i momenti della vita dell’Ente.
Insomma, il principio di responsabilità nell’Arma è vivo come nel corpo di Polizia e in quello della Guardia di finanza.

Purtroppo non possiamo riferire degli stessi comportamenti e del rispetto dei valori etici per quanto riguarda in genere la Pubblica amministrazione dei tre livelli, statale, regionale e locale. Neppure possiamo riportare le stesse cose per quanto riguarda il funzionamento delle Partecipate, che spesso vanno in perdita, senza che nessuno risponda del loro cattivo funzionamento.
Come mai i dirigenti del più alto grado non rispondono del cattivo funzionamento di funzionari e dipendenti affidati alla loro attività? La risposta è semplice: perché i contratti collettivi di lavoro – redatti dall’Aran (l’Agenzia dello Stato in rappresentanza datoriale) e dai sindacati (che rappresentano i dipendenti) – quando si arriva al capitolo delle sanzioni sono annacquati e non ne prevedono di effettive.
Il nocciolo è tutto qua perché i compensi non possono e non dovrebbero essere disgiunti dai risultati che si debbono perseguire.
Un Ente, anche pubblico, dovrebbe vivere di risultati che non possono essere “ballerini”, ma programmati attraverso processi in cui sono fissati tassativamente gli obiettivi che l’Ente o la squadra deve raggiungere.

Non è più possibile accettare una burocrazia arretrata che rema contro la digitalizzazione e la modernizzazione, definita all’interno dei predetti Ccnl senza mai citare il termine “produttività”.
Di che si tratta? Di ottenere il massimo risultato con le risorse umane e finanziarie a disposizione e ottenute dalla fiscalità generale, cioè dalle imposte che tutti i cittadini pagano.
Ora, il comportamento dell’Arma dei Carabinieri, che ha preso provvedimenti-lampo, dovrebbe essere trasferito pari pari nei Ccnl del pubblico impiego. I responsabili dell’Aran statale dovrebbero andare nei media per spiegare ai cittadini come sia diventato indispensabile l’inserimento dei valori effettivi di merito, responsabilità e produttività, senza dei quali il nostro Paese finirà per precipitare.
Nessuna scusa può essere ulteriormente tollerata. Il ceto politico è chiamato alla responsabilità.

Durante l’epidemia abbiamo toccato con mano l’inefficienza della Pubblica amministrazione. L’Inps, per esempio, non ha ancora corrisposto a moltissimi dipendenti la Cig (Cassa integrazione) in deroga per i mesi di maggio, giugno e luglio. Peggio è andata ai giornalisti, che non hanno ancora visto un euro, neanche per il mese di aprile.
Poi, ha peggiorato la situazione l’avere consentito a migliaia di pubblici dipendenti di starsene a casa, alcuni in “esenzione dal lavoro”, altri (che avrebbero dovuto trovarsi in regime di lavoro agile) hanno approfittato per tirare indietro la manina e fare il minimo o anche il sotto-minimo.
Nel nostro Paese, vi è questa discrasia tra le Forze dell’ordine, ben organizzate, funzionanti e responsabili, e tutto il resto della Pubblica amministrazione che ha le caratteristiche opposte.
L’esempio c’è ed è positivo. Occorrerebbe che gli altri dipendenti dello Stato lo emulassero, comportandosi adeguatamente al servizio dei cittadini. Ma per far questo è necessario che si diffonda quella educazione civica che invece si sta rarefacendo.

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