Continua la colata lavica alla base della parete nord della Valle del Bove e il Dipartimento Regionale della Protezione civile della Sicilia ha annunciato prime misure di prevenzione a tutela dei turisti, dei visitatori e delle popolazioni sul versante orientale dell’Etna. A ufficializzare l’intervento e ad aggiornare sull’attività in corso è il capo del Dipartimento, l’ingegnere Salvo Cocina.
Etna, colata lavica della Valle del Bove: via a misure di prevenzione
In un comunicato del Dipartimento di Protezione civile si legge: “Sulla base delle informazioni fornite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dal Corpo Forestale della Regione Siciliana, il fronte lavico sta avanzando lentamente all’interno della Valle del Bove e ha raggiunto la quota di circa 1.420 metri s.l.m., a est del rilievo di Rocca Musarra, intorno alle 12.30. L’estensione massima del campo lavico è attualmente stimata in circa 2,8 km; la distanza del fronte lavico dal centro abitato più vicino, Fornazzo, è di circa 5 km”.
Cocina rassicura sui rischi per i centri abitati etnei: “Alla luce delle attuali condizioni morfologiche dell’area, caratterizzata da bassa pendenza, non si rilevano al momento rischi di impatti diretti sui centri abitati né sulle infrastrutture. Permangono tuttavia significative criticità potenziali legate all’afflusso di visitatori, con possibili ripercussioni sulla viabilità della SP Mareneve e sul transito dei mezzi di soccorso, nonché rischi per la sicurezza di escursionisti non adeguatamente equipaggiati che tentino di avvicinarsi al fronte lavico”.
Nell’ultimo aggiornamento dell’Ingv si legge che, la fessura eruttiva individuata nel pomeriggio dell’1 gennaio è “interessata da una debole attività esplosiva e da un basso tasso effusivo medio (circa 5m 3 /s) misurato da dati satellitari” e da una colata lavica “che si sta sviluppando all’interno della porzione centrale della desertica Valle del Bove”. “Contestualmente – spiega ancora l’Ingv – prosegue una debole attività esplosiva Stromboliana al Cratere Voragine che produce blande emissioni di cenere. Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove”.
Le misure e il tavolo tecnico
Data la colata lavica che sta interessando la Valle del Bove, sull’Etna, il Comune di Milo – in accordo con il capo del Dipartimento della Protezione civile – ha adottato un’ordinanza “di regolamentazione e di interdizione dell’accesso dalla strada di Pietracannone, diramazione della SP Mareneve”. Nello specifico, l’accesso è consentito “esclusivamente con guide vulcanologiche abilitate” e in gruppi di massimo 10 persone, tutte dotate di “idonea attrezzatura tecnica e di sistemi di comunicazione radio”. Non si potrà, inoltre, partire per escursioni dall’imbrunire.
Non è solo Milo a dover prendere provvedimenti. Nella nota della Protezione civile, infatti, si legge ancora che: “Considerato che un ulteriore flusso di visitatori si sta sviluppando dall’area del Rifugio Citelli, caratterizzata da condizioni morfologiche più accidentate e potenzialmente pericolose, il sindaco di Sant’Alfio è stato ora invitato all’adozione di una idonea ordinanza di limitazione degli accessi. Analogo invito è rivolto al sindaco di Zafferana, comune in cui ricade gran parte della Valle. La situazione è oggetto di monitoraggio costante da parte delle strutture scientifiche e del sistema di protezione civile”.
Cocina ha inoltre convocato un tavolo tecnico in videoconferenza con tutti gli enti competenti per la valutazione dell’efficacia delle misure adottate e di quelle eventualmente da adottare, in relazione all’evoluzione del fenomeno.
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