Etna, gestione frammentata “Serve un’unica governance” - QdS

Etna, gestione frammentata “Serve un’unica governance”

Melania Tanteri

Etna, gestione frammentata “Serve un’unica governance”

venerdì 31 Dicembre 2021 - 03:30

Forum con Carlo Caputo Presidente dell’Ente Parco dell’Etna. “Realizzeremo il marchio del vulcano per promuovere il turismo”

Come presidente del Parco dell’Etna ha lanciato un’interessante iniziativa di promozione del nostro vulcano e di marketing territoriale. In cosa consiste?
“È il cuore del mio progetto che si basa molto sulla brandizzazione, sulla realizzazione e alla valorizzazione di un marchio Etna. Siamo in un’epoca in cui ogni prodotto parla di sé attraverso un brand chiaramente riconoscibile. Noi abbiamo un Parco, 59 mila ettari, tantissime aziende che operano e che fanno tanti sacrifici per restare all’interno del sistema e alle sue regole. Con il brand diamo la possibilità di avere un valore aggiunto rappresentato proprio dal territorio particolare in cui si opera. Si tratta di un’operazione strategica che cerca di creare consenso anche nella popolazione dei venti comuni del Parco”.

Come si può produrre reddito con il Parco?
“Proprio attraverso l’istituzione di un marchio, uno strumento di marketing. Molti parchi lo hanno, anche quando si tratta di luoghi sicuramente meno noti dell’Etna. Lo realizzeremo e lo depositeremo: il dipartimento di giurisprudenza si occuperà del disciplinare mentre la grafica, che abbiamo già scelto, è stata affidata all’Accademia delle Belle arti”.

Per quanto riguarda la stagione invernale?
“Molto dipende dall’innevamento per la stagione sciistica. La neve inizia a mancare da tanti decenni, per questo ritengo che non sia più conveniente puntare sulla monocultura dello sci ma che sia meglio diversificare l’offerta. Godiamoci la neve quando c’è, in questo momento nel versante Nord gli impianti sono aperti. Il Parco autorizza nei tempi tutto quello che occorre, sotto questo punto di vista l’ente pubblico non è mai in ritardo, anche perché si tratta di zone ben definite”.

Qual è il rapporto del territorio con il Parco dell’Etna. C’è collaborazione o conflittualità?
“I parchi non hanno mai avuto grande consenso tra la gente per via dei vincoli che pone la normativa e per i limiti oggettivi. Stiamo snellendo in parte le procedure, ma vi sono problemi relativi alla burocrazia”.

Parco dell’Etna non è solo produzione: quali attività avete messo in atto per la fruizione turistica?
“Innanzitutto stiamo lavorando sulla rete. Stiamo attivando, nelle venti pro loco di tutti i Comuni che ne fanno parte, punti di informazione sul Parco. In modo che chi arriva possa sapere cosa fare e dove, cosa che al momento non avviene. L’ente, fino a oggi, non ha svolto la funzione di promozione turistica, ma solo quella di proteggere. È un ente pubblico che non risponde più alle esigenze del territorio. Si occupa di pianificazione territoriale e rilascia autorizzazioni: è quello che prevede lo statuto. Ma le cose dovrebbero andare diversamente: occorre sensibilizzare il legislatore a immaginare un’unica governance dell’Etna. Per essere efficaci ed efficienti. Non solo un ente di pianificazione ma anche di gestione. Anche gli altri parchi hanno i nostri limiti”.

C’è un modello che seguite in particolare per intervenire su questo aspetto?
“Il Parco nazionale dell’Abruzzo è uno degli esempi più virtuosi che riesce a svolgere un ruolo importante anche relativamente alla promozione e alla fruizione turistica. Per quanto riguarda il nostro Parco, occorrerebbe un unico ente pubblico che governi tutti i processi: non solo autorizzativi ma anche di fruizione, come la manutenzione dei sentieri, ad esempio, che non spetta al Parco ma ad altro ente. Siamo riusciti a prendere un finanziamento di 630 mila euro di fondi strutturali per effettuare la manutenzione di 120 chilometri di sentieri sull’Etna”.

È prevista anche la riqualificazione dei rifugi?
“Purtroppo no. Ecco un’altra anomalia. Il Parco non ha rifugi, sono dell’ex azienda foreste, che fa capo a un altro assessorato regionale. Il Parco dell’Etna fa capo all’assessorato Territorio e ambiente, mentre l’ex azienda Foreste dipende dall’assessorato all’Agricoltura. C’è un’esagerata frammentazione dei poteri pubblici. Il controllo del territorio, ad esempio, è compito del Corpo Forestale, un altro ente ancora. Ci vorrebbe una legge che riunisca le competenze. Io dico sempre che, a prescindere dalla buona volontà di chi governa al momento, è questo che rende tutto più difficile”.

“L’Etna rischia di essere terra di privati, necessaria una riforma dei Parchi”

State lavorando a una proposta di legge da sottoporre all’Assemblea siciliana? Pensa che l’Ars possa essere ricettiva da questo punto di vista?
“La Regione siciliana ha nel Dna le buone riforme. La Sicilia, nel 1981, è stata la prima regione in Italia ad approvare la legge che ha istituito i parchi in Sicilia. La legge nazionale arriva dieci anni dopo quella siciliana. La Sicilia è stata promotrice della necessità di istituire questi enti e può essere promotrice anche di una riforma per la gestione dei parchi. I cui problemi sono condivisi. Da noi sono più evidenti innanzitutto perché l’attenzione è più elevata nei confronti di un vulcano attivo che fa spesso notizia”.

Una riforma che faccia bene a tutti quindi.
“L’Etna è protagonista e quindi la nostra situazione è più visibile, ma anche gli altri parchi in Italia hanno bisogno di una riforma. Sono entrato in Federparchi un mese fa e ho capito che c’è molta sofferenza nei parchi, soprattuto in quelli regionali che soffrono a livello finanziario rispetto a quelli nazionali, che hanno più risorse. Per questo stiamo lavorando a un disegno di legge per creare una governance unica che accorpi le competenze. Ho lanciato questo messaggio e alcuni deputati stanno raccogliendo questo invito. Anche altri presidenti sono su questa linea, ma vivono meno alcuni problemi. Basti pensare che l’Etna ha un livello di popolazione consistente, che altri parchi non hanno. Abbiamo oltre 15 mila abitazioni, è uno dei parchi più antropizzati”.

Che può dirci riguardo alla sicurezza, che sicuramente risente di una simile situazione?
“C’è un problema particolarmente sentito dalla popolazione ed è quello relativo alla fruizione del vulcano. Le ordinanze per inibire le aree sommatali in caso di attività eruttiva, le emettono i Comuni. Che spesso stabiliscono quote non omogenee”.

Dal quadro che sta dipingendo sembrerebbe che l’Etna sia terra di nessuno.
“Più che altro è terra di privati. O meglio, rischia di essere terra di privati”.

Quando scade il suo mandato?
“Sono nominato per cinque anni ma la mia carica è legata al Presidente della Regione: nel caso in cui alle prossime elezioni dovesse essere eletto un nuovo Presidente – mi auguro di no, visto il buon lavoro dell’attuale governatore – potrebbe far decadere le cariche entro i sessanta giorni, quindi potrei dover lasciare prima della scadenza naturale, tra quattro anni”.

Micro discariche? “Possiamo agire soltanto con i volontari”

In materia di rifiuti, le competenze sono dei Comuni ma lei ha deciso di muoversi lo stesso pubblicando un avviso. Com’è andata?
“Sono state otto le associazioni di volontariato che hanno risposto all’avviso pubblico. Abbiamo dato loro la qualifica di ausiliari di vigilanza ambientale, ce la siamo inventata. Diamo loro fototrappole e telecamere che vanno a disporre dove ci sono le micro discariche. Un attività sul filo del rasoio della legalità. Facciamo anche il controllo con i droni, perché due associazioni sono abilitate. Sono azioni che producono qualcosa, le segnalazioni le inviamo al corpo forestale e qualche verbale è stato fatto, ma sono azzardate come attività. Che non sono istituzionali dell’ente”.

Relativamente al fenomeno dei fuoristrada che entrano nelle zone del Parco, che fate?
“Non possiamo fare nulla. Da tempo segnalo questa situazione, ma non abbiamo alcuna competenza neanche in questo. Non ci occupiamo di vigilanza e controllo: non abbiamo neanche il personale. E spesso i cittadini non lo sanno e se la prendono con noi. Il discorso è sempre quello dell’eccessiva frammentazione delle competenze. E di uffici. Sull’Etna ci sono 8 distaccamenti forestali, ma ci sono 23 persone in questi distaccamenti. Questo si traduce in due, tre o, talvolta, una sola persona per ufficio. Risorse che si potrebbero concentrare e così si potrebbero gestire meglio”.

Un corpo senza mani e senza braccia.
“Ma con la testa. Io ad esempio ho attuato, senza averne potere, una scontistica con la funivia per per tutti i residenti della provincia di Catania. È una cosa che i sindaci chiedevano da sempre ma che era stata sempre negato ed era riservata solo ai cittadini di Nicolosi. Noi abbiamo discusso con l’attuale governance e abbiamo ottenuto il 40% di sconto per tutti i cittadini residenti nella provincia etnea”.

La funivia è stata poi messa a gara?
“Nel 2022 scade la concessione per Etna Sud della funivia. Il Comune di Nicolosi dovrebbe fare quello che nel 2016 l’Antitrust ha delineato per liberalizzare il mercato. Per quanto riguarda il versante Nord, la concessione è scaduta sei anni fa e per questo tempo non c’è stata attività di accompagnamento da Linguaglossa alle aree sommitali. Oggi è stata attivata insieme ai Comuni”.

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