PALERMO – Quella delle ex Province regionali siciliane è una storia a dir poco travagliata, che per certi versi si allinea a quanto accaduto a livello nazionale. Una storia fatta di promesse e annunci roboanti che, alla fine dei conti, non hanno prodotto nulla a beneficio dei cittadini. Anzi, alla lunga, forse i disagi hanno superato le note positive. Anche perché i costi sulle spalle della comunità sono rimasti alti, con un apparato che, solo in Sicilia, fino allo scorso anno ha superato i 500 milioni di euro di spese (come si può vedere dalla tabella in basso).
La riforma del 2014: da Province a Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni
Tutto ebbe inizio nel 2014, quando l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, con la Legge 115, di fatto svuotò gli Enti intermedi di funzioni e risorse. Con il senno di poi, con molta probabilità, la cosa più significativa fu il cambio di denominazione con cui le Province regionali diventarono Città Metropolitane (a Palermo, Catania e Messina) e Liberi Consorzi di Comuni (nelle restanti, in ordine di popolazione, Trapani, Agrigento, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta ed Enna).
Undici anni di confusione: commissariamenti, elezioni rinviate e manutenzione al palo
Da allora i cittadini hanno assistito a situazioni a dir poco paradossali, con questi apparati istituzionali quasi incapaci di svolgere quelle che sono le principali competenze (ovvero la manutenzione di scuole e strade) a causa di una riorganizzazione mai realmente portata a compimento, con elezioni di secondo livello rinviate di volta in volta e commissariamenti infiniti. Il tutto, come accennato anche a causa di quanto avvenuto a livello nazionale con la Legge 56/2014, detta anche semplicemente Legge Delrio.
Alla fine nel 2025, dopo undici anni scanditi da tanta confusione – soprattutto per i Liberi Consorzi, visto che in ogni caso le Città Metropolitane potevano contare su una guida politica chiara, in quanto affidate ai sindaci dei Comuni capoluogo – è finalmente arrivata una sorta di svolta, con le attese elezioni di secondo livello che hanno definito presidenti dei Liberi Consorzi e consiglieri di Città Metropolitane e Liberi Consorzi. Nonostante i tentativi siciliani di ripristinare le elezioni dirette, quindi affidandole ai cittadini, questi si sono continuamente scontrati (a suon di leggi regionali impugnate dal Governo di Roma) con un’impostazione nazionale differente. E così si arriva alla situazione odierna, che però sembra ben lontana dall’essere definitivamente risolta.
Enzo Lattuca eletto presidente Upi: “Indebolire le Province ha creato danni enormi”
Il futuro delle ex Province (tanto siciliane quanto nazionali in generale) è infatti tra i primi punti nell’agenda del neo presidente dell’Upi (Unione province italiane) Enzo Lattuca, già presidente della Provincia di Forlì-Cesena. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi all’unanimità e per acclamazione degli oltre duecento delegati, tra presidenti e consiglieri provinciali, provenienti da tutte le 88 province italiane, che si sono riuniti a Roma in occasione della 36° Assemblea congressuale.
Tra gli obiettivi di Lattuca c’è proprio quello di rimettere l’attività delle Province al centro del futuro del Paese. “Sono fermamente convinto – ha affermato – che siano la cerniera del Paese, le istituzioni che tengono insieme piccoli comuni e grandi città, ma dopo più di dieci anni dalla riforma che ha destrutturato le Province, è il momento di uscire dal limbo. Indebolirle ha creato danni enormi e i cittadini, soprattutto quelli dei piccoli comuni e delle aree interne, hanno pagato un prezzo ingiustificabile con la perdita di diritti e l’aumento delle diseguaglianze”.
“In questo ultimo scorcio di legislatura – ha spiegato il neo presidente dell’Upi – dobbiamo essere realistici: servono alcuni interventi mirati, per dare stabilità alle Province. Chiediamo a Governo e Parlamento di cancellare la norma assurda che differenzia la durata dei mandati dei Consigli provinciali e dei presidenti di Provincia, che tra l’altro ci costringe a ripetere più volte l’anno i turni elettorali. Sul fronte delle risorse, chiariamo da subito che non siamo in grado di sostenere alcun taglio ai nostri bilanci, che già ora sono in condizioni critiche. La presenza e gli interventi dei rappresentanti degli enti locali dei partiti ai lavori di questa Assemblea ci fa ben sperare sulla volontà delle forze parlamentari di sostenerci in questo percorso. Le nostre comunità, i territori che amministriamo hanno bisogno di sistemi territoriali fortemente integrati, per non lasciare indietro nessuno. Per questo, tra i primi impegni della nuova presidenza chiederemo al presidente Anci, Gaetano Manfredi, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, di incontrarci per condividere i nostri punti programmatici e consolidare le associazioni di rappresentanza dei territori”.
Sicilia e Sardegna: dopo 14 anni di commissariamento, urgenza di ricostruire funzioni e risorse
E tra i punti programmatici, uno è espressamente dedicato alle ex Province delle Regioni a Statuto speciale, Sicilia e Sardegna che, a seguito delle elezioni, dopo quattordici anni di commissariamento hanno urgenza di essere ricostruite dal punto di vista delle funzioni, del personale e delle risorse finanziarie. L’attenzione sul tema degli Enti intermedi, dunque, è tornata molto alta e adesso l’auspicio è che le istituzioni, insieme e di concerto, possano finalmente trovare una soluzione per riavvicinare le ex Province alle esigenze delle comunità amministrate e rendere le risorse utilizzate per il loro funzionamento sempre più produttive.

