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La famiglia del bosco e il trauma della separazione madre-figli, l’appello unanime: “Si tutelino i minori”

La famiglia del bosco e il trauma della separazione madre-figli, l’appello unanime: “Si tutelino i minori”
Foto da Adnkronos

Dal rischio di “sovraesposizione mediatica” ai traumi legati alla separazione degli affetti, gli interventi dell’Autorità Garante per la privacy e dei Garanti per l’infanzia dopo i recenti sviluppi della vicenda della famiglia del bosco.

Il caso della famiglia del bosco di Palmoli (Chieti, Abruzzo) è, ormai dalla fine del 2024, costantemente al centro dell’attenzione nazionale e – data “la significativa esposizione mediatica” tollerata dai tre bimbi protagonisti della vicenda – negli scorsi giorni sulla vicenda sono intervenute sia l’Autorità Garante per la privacy sia la Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, e Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni.

Famiglia del bosco, le parole del Garante della Privacy

L’appello dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali è unico e chiaro: tutelare i piccoli protagonisti della vicenda, che – oltre a subire il trauma dell’allontanamento dalla famiglia e dell’indagine in corso – si trovano purtroppo in una condizione di “significativa esposizione mediatica”. In una nota, l’Autorità “richiama pertanto tutti gli organi di informazione al rispetto dei principi di essenzialità dell’informazione e di tutela della dignità delle persone coinvolte, raccomandando la massima attenzione nella diffusione di elementi che possano consentire, anche indirettamente, l’identificazione dei minori”.

Il Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo: “Nessuna separazione definitiva”

Sulla “famiglia del bosco” è intervenuta anche la Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis. Data la circolazione di informazioni non del tutto veritiere sulla vicenda, la Garante specifica: “Allo stato attuale non esiste alcun rischio di adozione dei bambini e il provvedimento adottato non ha mai previsto la separazione definitiva dei minori dalla loro famiglia. Si tratta di misure temporanee di tutela, disposte esclusivamente nell’interesse dei minori”.

E ancora chiarisce: “È inoltre opportuno precisare che i tre bambini non saranno separati tra loro. Non è corretto affermare che non esistano strutture disponibili ad accoglierli. Le istituzioni competenti stanno valutando tutte le soluzioni possibili, compresa l’eventualità che i minori possano restare nella struttura che attualmente li ospita, per evitare ulteriori traumi. Va tuttavia ricordato che nelle comunità sono presenti anche altri minori, la cui tutela deve essere garantita. I responsabili della struttura mi hanno inoltre rappresentato un episodio grave avvenuto sabato scorso: mentre si svolgeva un sit-in all’esterno, una minorenne ospite della comunità è stata pesantemente offesa perché scambiata per un’operatrice. Si tratta di un fatto inaccettabile“.

“Rivolgo un appello al massimo rispetto per tutti i minori presenti nella struttura e per le loro vite. Come Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo sto seguendo personalmente la vicenda e adotterò, nell’esercizio delle mie funzioni, tutti i provvedimenti necessari a tutela dei diritti dei minori coinvolti”, conclude la Garante.

La vicenda

Ormai da oltre un anno la storia della “famiglia del bosco” ha scatenato il dibattito pubblico. Tutto è iniziato da una semplice intossicazione, che nel 2024 ha portato i tre bambini e i genitori – di origine anglo-australiana – in ospedale. Il personale sanitario avrebbe notato le condizioni igieniche della famiglia e avvisato i carabinieri. Da lì l’intervento dei servizi sociali e la scoperta: la famiglia viveva in un casolare senza luce, gas, acqua corrente e i bambini non andavano a scuola. Lo scorso novembre, il Tribunale dei minorenni dell’Aquila aveva disposto il collocamento dei piccoli e della madre in una casa-famiglia. Poi, qualche giorno fa, la decisione di separare la madre dai figli per un presunto atteggiamento ostile della madre, ritenuta “gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”. I giudici ritengono che la madre sia “divenuta fonte di grave pregiudizio non solo per l’istruzione dei figli ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità”.

La decisione di procedere con la separazione, però, è stata osteggiata, parzialmente o in toto, da più parti. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni negli scorsi giorni ha commentato: “Qualche settimana fa una perizia indipendente realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti aveva già segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori e indicato come fosse ‘indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini’. Auspicio scientificamente fondato che non ha invece trovato alcun ascolto. Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria, infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”.

Terragni ha aggiunto: “In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore – che è e deve restare sempre e saldamente al centro di questi provvedimenti – auspico un ulteriore approfondimento medico indipendente sulla base di quanto già verificato. Approfondimento atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini. E auspico pertanto che la decisione di trasferire i minori separandoli dalla madre venga sospesa in attesa degli esiti di questo nuovo esame”.

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