Fase 2, la Cisl dell'Isola ora vuole un patto post lockdown - QdS

Fase 2, la Cisl dell’Isola ora vuole un patto post lockdown

redazione web

Fase 2, la Cisl dell’Isola ora vuole un patto post lockdown

sabato 16 Maggio 2020 - 16:48

Il sindacato spiega che in Sicilia sono stati persi tre miliardi di euro per ogni mese di stop e propone al governatore Musumeci un master plan in dodici punti in vista delle riaperture. Il segretario Cappuccio, "occorre un colpo d'ala". Accendere i riflettori anche su Infrastrutture, Sanità e Lavoro



Un master plan in 12 punti per puntare al dopo-emergenza da Covid-19.

A proporlo al Governo Musumeci è la Cisl Sicilia in vista delle riaperture di lunedì secondo le nuove linee-guida concordate tra lo Stato e le Regioni.

“Il lockdown di questi mesi – sostiene il segretario Sebastiano Cappuccio – per l’economia siciliana ha portato una perdita di giro d’affari pari a tre miliardi di euro ogni mese. E la disoccupazione reale, che in epoca ante-virus in Sicilia sfondava il tetto del quaranta per cento, ora rischia di tradursi in paralisi sociale in una terra dalla quale ogni anno a fare le valigie e andare via sono già venticinquemila persone”.

Insomma, il virus ha acceso un’ipoteca.

“Ma ora si impone un colpo d’ala e di guardare avanti – assicura il leader sindacale -. Altrimenti, senza una visione, ripartire sarà come navigare a vista”.

Da qui il Piano per la ricostruzione economica e sociale e l’efficienza burocratica della Regione, che il sindacato consegna al Governo Musumeci.

Analisi e proposte su infrastrutture, lavoro, salute e sicurezza, sanità e medicina del territorio, welfare, istruzione e formazione, turismo e beni culturali, ambiente, agroalimentare, pubblica amministrazione, edilizia, industria.

Nella convinzione, afferma Cappuccio, che “la Sicilia abbia bisogno, ora più di prima, di un patto sociale e per il lavoro, modello ponte Morandi, che getti le basi dell’architettura del prossimo futuro, sui fronti sociale, dello sviluppo, della semplificazione burocratica, della modernizzazione. Pensiamo a un tavolo permanente di confronto tra governo e parti sociali, per definire accordi, obiettivi, tempi e risorse”. In ogni caso, per il sindacato va accelerata l’entrata a regime delle Zes, le Zone economiche speciali e “si potrebbe anche pensare a Zes specializzate per i distretti turistico-culturali”.

C’è bisogno poi di “un piano straordinario di assunzioni per una pubblica amministrazione sburocratizzata”.

Dev’essere recuperato “il ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione” anche attraverso compensazione con i debiti fiscali e contributivi, per tutti i livelli istituzionali. Servono incentivi selettivi agli
investimenti privati, all’innovazione e alla creazione di occupazione produttiva ed è necessario un approccio nuovo allo smartworking e alle politiche per la salute.

Al riguardo, “le risorse del Mes – argomenta la Cisl – per regioni come la nostra sarebbero fondamentali per sostenere la riqualificazione e il rinnovamento della rete ospedaliera. Ma non solo”.

“Insomma – conclude Cappuccio -, la Sicilia ha necessità di un piano di rilancio e di una politica espansiva che abbia almeno un respiro di medio periodo. Ma il futuro non può essere demandato solo ai fondi comunitari e al fondo di sviluppo e coesione, risorse tra l’altro quasi totalmente assegnate e programmate”.

Inoltre, il governo regionale dovrebbe impegnarsi a sollecitare a Roma “il rispetto della clausola del 34 per cento di investimenti pubblici che per legge deve essere destinato al Sud”.

Accendere i riflettori anche su Infrastrutture, Sanità e Lavoro

“La Sicilia ha necessità del ‘modello Morandi’ per sbloccare opere per più di 12 miliardi. Serve semplificare e accelerare e per questo è importante pensare a gestioni commissariali per le opere strategiche e per itinerari che possano
costituire grandi dorsali di comunicazione”.

A dirlo è la Cisl Sicilia, che, dopo la proposta al Governo Musumeci di un patto post lockdown, vuole accendere i riflettori su infrastrutture e lavoro.

“Per far fronte alla crisi più devastante dal dopoguerra, gli ammortizzatori sociali devono essere estesi e l’assegno di ricollocazione va erogato a tutti i disoccupati, non solo ai percettori del reddito di cittadinanza”, spiegano dal sindacato.
Inoltre, servono un forte investimento su politiche attive, formazione, riorganizzazione, smartworking, competenze digitali e la riforma dei centri per l’impiego.

Capitolo a parte la salute. Per la Cisl, l’attuazione del protocollo nazionale sul contrasto alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro, sottoscritto il 14 marzo e integrato il 24 aprile, è “imprescindibile”. Idem riguardo all’intesa
regionale del 19 marzo, ma vanno anche rilanciati “ruolo e funzioni del già esistente comitato regionale di coordinamento”.

Mai più, afferma la Cisl, scure sulle politiche per la salute. Per il sindacato, “va adeguata e riqualificata la rete ospedaliera siciliana e anche per questo le risorse del Mes senza condizionalità, a una regione come la nostra, farebbero molto comodo”.

Inoltre, va ridisegnata la medicina del territorio restituendo “nuova centralità ai medici di famiglia”.

Serve poi un nuovo welfare.

“Desideriamo – puntualizza la Cisl – un sistema di welfare universale, solidale, inclusivo e sussidiario, che abbia al centro chi è più fragile: famiglie povere, minori e giovani, persone anziane, disabili, i non autosufficienti, i malati cronici”.

Il sistema attuale, invece, è “frammentato, disomogeneo, emergenziale, riparatorio e assistenziale”.

C’è poi un’altra esigenza che riguarda il mondo della scuola e della formazione.

“Occorre riorganizzare subito le attività scolastiche, dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per essere pronti a settembre”, rimarca la Cisl sollecitando “investimenti in ristrutturazione e adeguamento dell’edilizia scolastica, con misure a integrazione di quelle nazionali”.

Sul fronte del turismo il piano della Cisl propone interventi che vadano “al di là dell’emergenza” e che tengano conto dell’elevatissimo numero di stagionali per i quali il lavoro per quest’anno è compromesso. “Si potrebbe pensare a Zes centrate sui distretti turistico-culturali”. Il tema di fondo resta la sburocratizzazione.

“Pensiamo a una pubblica amministrazione efficiente, snella, semplificata e che garantisca i livelli essenziali dei servizi. Per questo c’è bisogno di riorganizzazione e di potenziare gli organici con un piano di assunzioni stabili”, conclude il sindacato.

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