PALERMO – “Sebbene si registri un progresso nella qualità della programmazione rispetto agli anni precedenti, in diversi casi le attività pianificate non si sono tradotte in un adeguato livello di servizi effettivamente resi a cittadini e utenti”. Sfogliando le oltre quattrocento pagine prodotte dall’Organismo indipendente di valutazione (Oiv) della Regione Siciliana, nell’ambito dell’analisi delle performance dei singoli dipartimenti nel corso del 2025, il passaggio più interessante lo si trova alla numero 57. È qui, infatti, che trovano spazio le considerazioni dell’Oiv sulla mole di attestazioni provenute dagli uffici per dimostrare la produttività raggiunta lo scorso anno. Il tema è di quelli che negli anni hanno fatto più parlare, suscitando le critiche e il sarcasmo di quanti non si capacitano di come, a fronte di un’esperienza collettiva spesso non invidiabile nei rapporti con la pubblica amministrazione, quest’ultima finisca non solo per autoassolversi ma addirittura per premiarsi.
La burocrazia regionale siciliana si autopremia ancora
Anche quest’anno la sfilza di target raggiunti a pieno è lunghissima: tranne alcune eccezioni, la burocrazia regionale risulta avere ottenuto ciò che si prefissava. Il problema, però, sta proprio in questo: in ciò che si cerca. Se l’asticella è posta ad altezze limitate, la tentazione di ricorrere a uno slogan pubblicitario in voga anni fa – “ti piace vincere facile?” – diventa forte. “Il risultato raggiunto, pur presentando elementi di positività, deve essere esaminato con attenzione – scrivono i componenti dell’organismo di valutazione, presieduto da Lucantonino Cataliotti del Grano e composto anche da Maria Bannò e Simone Nanfa – È essenziale continuare a individuare obiettivi che siano realmente sfidanti e rilevanti, sia sotto il profilo qualitativo sia quantitativo, sostenuti da indicatori chiari e coerenti con la generazione di valore pubblico. In questa prospettiva, si suggerisce di definire traguardi via via più ambiziosi, capaci di rispondere in maniera sempre più efficace alle esigenze della collettività amministrata”.
La relazione è ancora parziale: nessuno dei 41 dirigenti generali è stato valutato
Fatta questa premessa, prima di passare all’esame dei pochi casi “non eccellenti” registrati nel 2025, vale la pena fissare un altro punto: la relazione, che è stata apprezzata – è questo il termine tecnico – dalla giunta Schifani la scorsa settimana, è ancora parziale. Il lavoro dell’Oiv proseguirà anche nelle prossime settimane e, al momento, la versione che è finita sul tavolo del governo non contiene la valutazione dei dirigenti generali. Un elemento che può creare un effetto straniante, considerato che compito specifico dell’Oiv è quello di misurare la capacità dei dirigenti apicali di dare gli input corretti alla macchina burocratica per riuscire a portare a compimento gli indirizzi politici espressi dal presidente della Regione e dagli assessori. Le regole prevedono poi che siano i singoli elementi della piramide amministrativa – dai dirigenti non apicali in giù – a occuparsi della valutazione del personale coordinato.
Al momento in cui la relazione è stata apprezzata dal governo Schifani, nessuno dei 41 dirigenti generali aveva ricevuto la valutazione. La fotografia rilasciata dall’Oiv si componeva dello screening dell’operato di 243 dirigenti non apicali su 744, per una percentuale del 32,66 per cento, e poi con i risultati raggiunti dall’85,83 per cento di chi detiene una posizione organizzativa, del 94,39 dei funzionari, del 93,33 degli assistenti e, infine, dal 93,31 per cento dei coaudiutori.
L’organico regionale: 11mila dipendenti, l’87% over 51 e il gap di genere nelle carriere
L’organico complessivo di cui dispone la Regione supera le 11mila unità, delle quali il 47 per cento sono donne. Interessante è l’elemento anagrafico: oltre l’87 per cento, infatti, ha almeno 51 anni. Dal punto di visto del livello d’istruzione, il 56,86 – dunque ben oltre uno su due – dei dipendenti regionali ha un diploma di maturità. Sul fronte della parità di genere, emerge invece che salendo la scala gerarchica, il gap tra uomini e donne aumenta: tra i funzionari, per esempio soltanto il 30 per cento è donna.
Il processo di valutazione dell’Oiv punta a verificare il raggiungimento dei target assegnati ai dipartimenti tramite le “Direttive generali per l’azione amministrativa e la gestione” emanate ogni anno dai componenti della giunta regionale. In tal senso, i risultati vengono indicati in percentuali che descrivono il “livello di completamento, nei termini preventivati, delle azioni prescelte in sede di declinazione dell’obiettivo operativo così come rendicontato da ogni singolo dirigente apicale” e non tengono conto “delle motivazioni, eventualmente esterne, che hanno inciso sull’attuazione delle singole azioni”.
Assessorati quasi tutti al 100%: i pochi flop tra liquidazioni, Pnrr e porti
Stando alle valutazioni registrate dall’Oiv, il 2025 è stato un altro anno in cui le cose alla Regione hanno funzionato in maniera pressoché perfetta. Un esempio è dato dal dato generale riguardanti i target dei singoli assessorati: buona parte hanno segnato il 100 per cento e chi non l’ha fatto ci si è avvicinato molto (la media è del 98,9%). Ecco quelli che hanno sfiorato l’ideale: la presidenza della Regione che si è fermata al 99,84, a causa di una leggera mancanza da parte del dipartimento dell’Autorità di Bacino; l’assessorato all’Economia che ha toccato il 92,84 per cento, rallentata dal complicato percorso dell’Ufficio speciale per la gestione e la liquidazione delle società a partecipazione pubblica regionale; l’assessorato all’Energia e Servizi di pubblica utilità che ha raggiunto il 98,73 per cento; e poi ancora gli assessorati alla Salute, alle Infrastrutture e Trasporti e quello alla Famiglia e alle Politiche sociali che hanno registrato comunque percentuali tra il 96,43 e il 98,96 per cento. Lavorando metaforicamente con lo zoom, si possono rintracciare casi specifici in cui i risultati sono stati negativi. Ma si tratta comunque di rarità.
Uno zero, per esempio, lo ha incassato l’Ufficio speciale per le liquidazioni che non è stato in grado – ma non è una sorpresa considerata l’annosa questione riguardante la chiusura di società in cui la Regione ha un ruolo ma che hanno, per motivi diversi, smesso da tempo di essere efficienti – di completare il percorso di chiusura dei Consorzi di ripopolamento ittico, dell’Ente Minerario Siciliano, delle società Terme di Acireale e Terme di Sciacca, oltre che il contenzioso con la Multiservizi.
Flop anche da parte del dipartimento della Pianificazione strategica, quello che per buona parte dell’anno è stato guidato da Salvatore Iacolino, il burocrate finito indagato per rapporti sospetti con un mafioso-massone. In questo caso a non essere stato raggiunto è l’obiettivo riguardante il rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi.
Qualche problema si è registrato anche nei dipartimenti Famiglia e Politiche sociali ed Energia. Nel primo caso, nell’ambito degli interventi per il rafforzamento della qualificazione professionale e nello specifico l’attuazione del programma Garanzia occupabilità lavoratori (Gol) non è stata raggiunta la platea di persone da raggiungere con le attività di orientamento finanziate con il Pnrr. Nel secondo, invece, il risultato parzialmente negativo ha riguardato la promozione di misure di efficientamento energetico in edifici e strutture pubbliche – con una spesa nell’anno che è stata di circa 411mila euro rispetto a un target che superava i 638mila – ma anche difficoltà con i decreti di impegno e liquidazione “del 30 per cento delle somme risultanti dal quadro economico post-gara” per i progetti di elettrificazione delle banchine dei porti di Siracusa e Gela: a fronte di una cifra di quasi 19 milioni, entro i termini fissati dall’obiettivo assegnato al dipartimento erano stati liquidati poco più di 174mila euro.
Il problema dell’asticella bassa: rispettare i termini di accesso agli atti non può essere un obiettivo
Il problema, però, resta sempre lo stesso. La valutazione dell’Oiv riguarda le risposte date dagli uffici regionali, ma quali sono le domande poste? A che altezza si è deciso di mettere l’asticella? Una risposta sintetica potrebbe essere data facendo riferimento ad alcuni target di riferimento per misurare le performance. Tra questi, c’è stato quello di rispettare i termini di conclusione dei procedimenti come le richieste di accesso agli atti. Qualcosa che altrove probabilmente verrebbe visto come normale – e doverosa – amministrazione.
Ma si va verso un sistema che considererà le valutazioni degli utenti
Ma se i burocrati, stando ai risultati della misurazione delle performance, risultano praticamente tutti sul pezzo, cosa ne pensa chi fruisce dei servizi erogati dalle strutture centrali e periferiche della Regione? La domanda è tutt’altro che peregrina: in Sicilia le carenze della macchina amministrativa emergono da più lati, dalle tempistiche con cui vengono gestite le pratiche alla trasparenza degli iter, senza tenere conto delle indagini giudiziarie che negli ultimi anni hanno toccato i gangli della burocrazia.
Valutazione partecipativa: la svolta che potrebbe cambiare la misurazione delle performance
Tuttavia, quella che è l’impressione o l’esperienza dei singoli si scontra con le valutazioni che, anno dopo anno, vengono fatte dall’Organismo indipendente di valutazione (Oiv). Quest’ultimo a propria volta è vincolato a misurare il livello delle prestazioni tenendo conto degli obiettivi fissati dalla politica. I valutatori possono in sostanza agire come dei termometri, senza scandagliare o mettere in discussione i fenomeni che hanno originato quella data temperatura. Qualcosa in parte potrebbe cambiare nel prossimo futuro. Passa dall’implementazione della cosiddetta valutazione partecipativa nella valutazione delle performance.
“L’attività svolta nel corso del 2025 ha consentito di avviare, per la prima volta in maniera strutturata e uniforme nell’ambito dell’amministrazione regionale, un sistema di rilevazione della soddisfazione degli utenti dei servizi pubblici nell’ambito della valutazione partecipativa prevista dal sistema di misurazione e valutazione della performance”, si legge nella relazione presentata dall’Oiv alla giunta Schifani. L’anno che è passato è servito per mettere a terra i processi, con l’auspicio di riuscire nel 2027, quando si farà la valutazione sulle performance dell’anno in corso, a tenere in considerazione anche l’opinione dell’utenza.
Gli strumenti per la customer satisfaction
“L’attività è stata avviata predisponendo innanzitutto gli strumenti operativi necessari. Nello specifico – viene descritto nella relazione – è stato elaborato un modello di questionario, concepito quale format unico per lo svolgimento delle indagini da realizzare; inoltre, è stata ulteriormente perfezionata e approfondita la funzionalità di una piattaforma web, già esistente, quale strumento standardizzato utile alla messa in atto di rilevazioni sistematiche di customer satisfaction, al fine di consentire la raccolta, l’elaborazione e la sintesi dei dati raccolti e, quindi, la messa a punto di risultati misurabili e comparabili”.
A essere chiamati a esprimersi sulle attività dei burocrati saranno quanti, per un motivo o per un altro, come singoli cittadini o rappresentante di imprese, dialogheranno con la Regione. Chiaramente, anche in questo caso, servirà che le valutazioni tengano conto espressamente del livello di servizio ricevuto, pena l’inquinamento dei risultati.
“L’introduzione di modelli strutturati di rilevazione della soddisfazione degli utenti rappresenta certamente un ambito di sviluppo recente, che richiede una progressiva diffusione della cultura della valutazione dei servizi e della partecipazione degli stakeholder ai processi di miglioramento dell’azione amministrativa”, viene sottolineato.
L’auspicio dell’Organismo indipendente di valutazione è che a partire dal 2026 si attuino strategie tali, compreso l’incremento del personale da dedicare a queste attività, da sensibilizzare le procedure di valutazione partecipativa. Affinché quest’ultima “non rappresenti soltanto l’adempimento di una disposizione normativa o programmatoria, ma costituisca un elemento qualificante della nostra azione amministrativa”.

