Niente sconto di pena per Giovanni Salamone, il 64enne di Agrigento che il 16 ottobre 2024 uccise a coltellate la povera moglie Patrizia Russo: la Corte di Assise di appello di Torino ha infatti confermato la condanna all’ergastolo dell’uomo. La Pg Sara Panelli ha sottolineato in aula che si è trattato di un femminicidio in piena regola, e che la contestazione non è stata possibile perché all’epoca non era previsto come reato autonomo: si è proceduto quindi per omicidio volontario aggravato.
Confermato l’ergastolo per il marito di Patrizia Russo
Subito dopo il delitto, il marito reo confesso ha chiamato i carabinieri, sostenendo di essere posseduto dal diavolo. L’uomo si trovava – e lo vive tutt’oggi – in uno stato di instabilità mentale, tanto che è risultato affetto da depressione. La coppia si era trasferita dalla Sicilia in Piemonte quando la vittima aveva ottenuto un incarico come insegnante di sostegno. I due figli – assistiti dagli avvocati Anna Maria Tortorici e Maria Luisa Butticè – si sono costituiti nel processo come parte civile.
L’ok alla giustizia riparativa
Stando a quanto si apprende, i giudici – su richiesta della difesa – hanno autorizzato l’avvio di un iter finalizzato a valutare l’ammissione dell’imputato a un percorso di giustizia riparativa, data la sua psicologica. Quest’ultima consiste in un approccio che ha come obiettivo il ristoro delle persone offese anche dal punto di vista emotivo. In questo caso, spiegano i giudici, può rivelarsi “utile per dirimere le questioni derivanti dal fatto”. La Procura generale ha dato parere favorevole e la Corte ha disposto che l’imputato contatti un centro di Torino specializzato in giustizia riparativa per verificare se ci siano le condizioni per l’avvio del percorso.
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