Fenomenologia della corruzione in Sicilia - QdS

Fenomenologia della corruzione in Sicilia

Dario Immordino

Fenomenologia della corruzione in Sicilia

venerdì 22 Gennaio 2021 - 00:00

In Sicilia la diffusione della corruzione è superiore rispetto al resto del territorio nazionale

di Dario Immordino *

I recenti rapporti dell’Anac e dell’Istat e le statistiche giudiziarie evidenziano che in Sicilia la diffusione della corruzione è superiore rispetto al resto del territorio nazionale. Si tratta di dati allarmanti, tanto più se si considera che il fenomeno corruttivo resta in larga misura sommerso, e deve pertanto essere considerato molto più esteso di quanto lascino intendere le rilevazioni ufficiali.

Al di là del numero dei casi risultano particolarmente preoccupanti la pervasività del fenomeno e l’assuefazione di cittadini ed imprese. Il rapporto dell’Istat certifica che la corruzione viene considerata dalla maggioranza dei siciliani una consuetudine talmente diffusa e sistemica da rendere pericoloso denunciare i tangentisti, le recenti inchieste della magistratura hanno portato ad emersione gravi episodi corruttivi che hanno inquinato appalti sanitari del valore di circa seicento milioni di euro, le relazioni e le sentenze della Corte dei conti evidenziano l’incidenza del fenomeno su tutti i settori strategici dell’economia e della società regionale: dagli appalti alla sanità, dalle concessioni ai finanziamenti pubblici.

Il profondo radicamento della corruzione contribuisce ad attivare un circolo vizioso che falsa la concorrenza, ostacola la meritocrazia, moltiplica il contenzioso, alimenta la criminalità e l’evasione fiscale, falcidia le entrate tributarie, fa lievitare i costi di servizi ed opere pubbliche e ne riduce la qualità, ostacola gli investimenti, riduce la competitività delle imprese.

Le norme penali sono molto severe, ma si sono dimostrate inadeguate a contrastare il dilagare della corruzione a causa del ridotto numero di denunce, della difficoltà di scoprire e sanzionare i casi di corruzione e di accertare il passaggio di denaro o il conseguimento di altri vantaggi, dei tempi lunghi delle indagini e dei processi, che richiedono svariati anni e spesso si interrompono a causa della prescrizione.

Per ovviare a queste criticità la legge del 2009 ha imposto a tutte le amministrazioni, gli enti e le società pubbliche di prevenire e perseguire come eventi corruttivi tutti i casi di violazione delle norme vigenti, a prescindere dal conseguimento di denaro e dalla conclusione delle indagini penali, e di adottare un piano anticorruzione ed una serie di strumenti per prevenire e contrastare il fenomeno: rotazione del personale, regole stringenti sul conflitto di interessi, codici di comportamento, tutela di chi segnala episodi corruttivi, incompatibilità specifiche per alcuni incarichi dirigenziali, obblighi di trasparenza per gli atti pubblici e i dati su dipendenti, dirigenti ed amministratori, adozione di meccanismi di prevenzione del rischio di corruzione, informatizzazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, accesso generalizzato agli atti pubblici, misure di semplificazione dell’organizzazione burocratica e dell’attività amministrativa, controlli efficienti.

Queste norme consentono di anticipare, estendere e rendere più efficace il contrasto alla corruzione, tuttavia le relazioni dell’Anac e della Corte dei conti rivelano che le amministrazioni e le società pubbliche le hanno applicate solo formalmente, come complessi e fastidiosi adempimenti burocratici.

Il campionario delle elusioni delle regole è vasto: piani anticorruzione fotocopia, sostanziale inattuazione delle misure precauzionali imposte dalla legge, e delle regole di semplificazione e trasparenza, controlli inefficaci, scarsa responsabilizzazione del personale, assenza di coordinamento tra il piano anticorruzione e quello della performance, scarso coinvolgimento di dirigenti e vertici politici. Le sanzioni, inoltre, sono soltanto virtuali, poiché l’Anac non ha la struttura adeguata per verificare l’attività di venti regioni, oltre 8.000 comuni e decine di migliaia di altri soggetti che svolgono funzioni pubbliche, e per verificare la legittimità di un infinta mole di atti.

Questa allarmante situazione potrebbe notevolmente aggravarsi a causa dell’emergenza sanitaria, che impone di accelerare procedimenti e acquisti pubblici attraverso deroghe alle regole standard, riduzione e semplificazione dei controlli. Basti pensare al regime speciale (provvisorio) per l’affidamento degli appalti pubblici introdotto dal cd decreto semplificazioni, che estende l’applicazione delle procedure di urgenza per l’affidamento e la consegna dei lavori, amplia la possibilità di aggiudicare gli appalti senza gara, “taglia” numerosi adempimenti e controlli previsti dal Codice dei contratti, consente di procedere all’aggiudicazione delle gare e all’esecuzione dei lavori in deroga a ogni disposizione di legge (con pochi vincoli: il rispetto delle norme penali, della normativa antimafia e delle regole europee), accentra in capo ai commissari pressoché tutti i poteri di aggiudicazione ed esecuzione delle opere di particolare rilievo. Queste norme, peraltro, vengono abbinate alle disposizioni che rendono non punibili gli sprechi di risorse pubbliche causati da grave negligenza, superficialità, mancanza del livello minimo di prudenza di dipendenti e amministratori pubblici, depotenziano il reato di abuso di ufficio ed introducono limiti all’annullamento dei contratti dichiarati illegittimi dai giudici amministrativi.

Questo regime speciale comporta un rischio concreto di proliferazione degli episodi di corruzione, degli sprechi e delle irregolarità negli acquisti pubblici. Non a caso le verifiche dell’Anac hanno evidenziato una vasta gamma di criticità: proliferazione degli affidamenti diretti, gare revocate, difformità dei servizi eseguiti rispetto a quelli appaltati, prodotti non certificati, ed in Sicilia appena il 26,5% dei 63 milioni di euro spesi tra marzo e aprile per l’acquisto di forniture e servizi sanitari “anticovid” sono stati affidati attraverso le procedure centralizzate previste.

Per invertire la rotta è indispensabile garantire il rispetto delle norme sulla trasparenza, che facilitano i controlli, inserire l’adempimento delle misure anticorruzione tra gli indicatori di performance dei dipendenti pubblici che condizionano percorsi di carriera e retribuzione accessoria, prevedere controlli efficienti sulla qualità dei piani anticorruzione e sulla corretta attuazione delle misure previste, coinvolgere concretamente dirigenti e vertici politici nell’attuazione dei piani e renderne effettiva la responsabilità, rendere efficienti i procedimenti disciplinari.

Durante l’emergenza sanitaria, in particolare, è necessario compensare le deroghe alle regole che garantiscono la qualità e l’economicità dell’attività amministrativa e degli acquisti pubblici con controlli efficienti e misure che garantiscano la trasparenza di atti e contratti della p.A.
La soglia di adempimento alle regole anticorruzione potrebbe essere considerata come requisito per l’attribuzione di finanziamenti a società pubbliche ed enti locali, in modo da premiare le amministrazioni virtuose e sanzionare quelle inefficienti.

*Componente del gruppo di lavoro sulla riforma della contabilità regionale istituito presso la Regione siciliana

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