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Festa del Lavoro? Si fa lavorando

Festa del Lavoro? Si fa lavorando
Concertone Primo Maggio a Roma – Foto da Imagoeconomica

Commemorare diritti lavoratori

Il lavoro è una delle attività più importanti per gli esseri umani, perché permette di dare un senso alle proprie giornate e di contribuire al benessere della Collettività. Guai a non averlo e guai a passare le giornate nell’ozio forzato dalla sua assenza.

Esso non è un regalo, ma si deve conquistare. Come? Assimilando conoscenze e imparando processi: insomma, acquisendo il cosiddetto saper fare.

Ma quanta gente, fin dalla scuola inferiore e superiore, si pone questo progetto di vita, consistente nell’acquisire continue informazioni e competenze, in modo da imparare un mestiere o una professione, per poi poterle esercitare e quindi soddisfare sia l’esigenza materiale del necessario per vivere, che quella personale che consiste nel fare, nel fare bene, nell’ottenere risultati?

Purtroppo quanto precede non è di dominio pubblico, perché solo in pochi ragionano in questo modo ed è per questo motivo che noi, nella nostra lunga attività, abbiamo sempre scritto quanto precede, nella speranza che sia stato, sia e sarà recepito.

Primo maggio: storia e origini della Festa del Lavoro, dal massacro di Haymarket a oggi

Proprio perché è un’attività primaria delle persone, il lavoro va festeggiato ed è per questo che vi è un’apposita data di calendario nella quale, appunto, si mettono in moto i relativi festeggiamenti. Essa è il primo maggio, cioé oggi.

La celebrazione nasce dalla volontà di ridurre la giornata lavorativa a otto ore e la data fu scelta simbolicamente nel 1889 a Parigi per ricordare lo sciopero generale statunitense del 1886, culminato nel massacro di piazza Haymarket a Chicago, dove morirono operai e poliziotti durante le proteste. La festività si diffuse globalmente come simbolo delle rivendicazioni operaie, venendo adottata in Italia nel 1891.

Milioni di italiani che lavorano il primo maggio: dalla sanità all’agricoltura, passando per i trasporti

Come tutte le feste, essa è riempita di canti, balli, musiche, discorsoni, impegni, promesse, proteste e via enumerando. Ma mentre tanti fanno il folclore precedentemente elencato, vi è una grandissima parte degli italiani che proprio oggi lavora alacremente, festeggiando in maniera concreta questa data.

Tutto il settore della ricettività e della ristorazione, i trasporti di ogni genere, una parte dei servizi pubblici, tra cui il settore sanitario, quello dell’agricoltura e così via: milioni di italiani che lavorano regolarmente.

Dipendenti pubblici e cultura del risultato: quando lo stipendio diventa una variabile indipendente

Conosciamo tanti dipendenti pubblici che un anno per l’altro si vanno a guardare tutte le festività per vedere quando possono incastrare giorni fra l’una e l’altra in modo da lavorare il meno possibile. Sappiamo di altra gente che va a lavorare nei pubblici uffici alle sette della mattina per poi uscire all’uno, ma non si sa cosa faccia in quelle ore mattutine. Per contro, vi sono tanti italiani che tutti i giorni lavorano, a qualsiasi ora, o che prendono i mezzi per andare a lavorare, facendo tragitti di un’ora o più.

Insomma, il lavoro è una cosa seria e va affrontato con spirito di sacrificio, badando ai risultati e non al trascorrere delle ore. Questo è un versante poco conosciuto, soprattutto nel settore pubblico, nel quale non esiste un calendario mensile con le scadenze dei risultati nei giorni lavorativi, con la conseguenza che lo stipendio è diventato una variabile indipendente, mentre ogni persona che riceve dei soldi dal proprio datore di lavoro, pubblico o privato, dovrebbe chiedersi se lo abbia meritato.

“A 85 anni lavoro ancora 40 ore a settimana”: una testimonianza sul valore del lavoro

Dunque, la Festa del Lavoro per molta gente si fa lavorando. La mia personale testimonianza, che vale poco, è che da quando avevo diciotto anni fino ai trentasei non ho mai preso un giorno di ferie, lavorando anche la domenica. Successivamente le mie ferie annuali sono state limitate a una settimana. Anche oggi, alla mia veneranda età di ottantacinque anni, lavoro quaranta ore la settimana e godo di una settimana di ferie.

Mi rendo conto che la mia testimonianza è del tutto inutile, anzi riceverò critiche di ogni genere. Tuttavia c’è e ognuno la pensi come vuole, ma resta un fatto indiscutibile che ripetiamo: il lavoro riempie la vita perché dà soddisfazione, non solo economica, soprattutto se si è potuta scegliere una professione che piace.

Un Paese come il nostro, nel quale vi sono milioni di cittadini che non hanno voglia di lavorare, non è destinato a crescere complessivamente, anche perché la cultura, cioé la conoscenza, non è diffusa come dovrebbe. Ricordiamo che, comunque, “Cultura è Libertà”.