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Fipe:in centri storici perse 10mila imprese in 10 anni, bar -18,2%

Fipe:in centri storici perse 10mila imprese in 10 anni, bar -18,2%

In aumento take away, con ricadute negative su degrado urbano

Roma, 16 giu. (askanews) – In 10 anni nei centri storici italiani il settore dei pubblici esercizi ha perso quasi 10.000 imprese, con un ‘profondo rosso’ per i bar, che hanno registrato un -18,2%. Il tutto in un quadro di proliferazione dei take away che generano però anche preoccupazioni sul piano del degrado urbano. Numeri con riscontri a macchia di leopardo tra Nord e Sud, visto che in controtendenza al Sud ristoranti, bar e gelateria hanno continuato a crescere, Napoli in testa. E’ quanto emerge dalla indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE-Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentata oggi a Roma.

I pubblici esercizi si confermano campioni della prossimità in Italia, garantendo un presidio di relazioni sociali e sicurezza sul territorio. Su 7.900 comuni italiani, soltanto 162, pari ad appena il 2% del totale, sono oggi privi di almeno un bar o un ristorante: una rete capillare che conta 262mila imprese attive con una densità di un esercizio ogni 182 abitanti.

Il settore, però, ha ormai smesso di espandersi, registrando una flessione del 3,7% rispetto al 2015, con una perdita netta che sfiora le 10.000 imprese a livello nazionale. Emergono soprattutto le difficoltà dei bar, che in dieci anni sono diminuiti di 22.300 unità (-18,2%) in tutta Italia: diminuzione da attribuirsi principalmente alla trasformazione di bar in ristoranti, più che a una vera e propria chiusura di attività.

La mappa del Paese si presenta inoltre spaccata dal punto di vista geografico: se molte città del Centro e del Nord guidano la classifica delle chiusure, con Trieste che ha registrato la flessione maggiore perdendo 172 attività (-16%), seguita da Pisa (-114 imprese, -14,6%), Pesaro (-92, -18,3%) e Ancona (-78, -17%), Mentre bar, ristoranti, take away e gelaterie/pasticcerie hanno continuato a crescere in diverse piazze del Mezzogiorno. In testa alla classifica per saldo positivo Napoli, con un boom di 704 nuove attività (+19,7%), seguita da Palermo (+163 imprese, +8,7%), Bari (+76, +5,8%) e Taranto (+71, +10,6%), a confermare che la ristorazione resta una modalità di autoimpiego in alcune zone del Paese, dove l’occupazione è più problematica.

Nelle grandi e medie città, sottolinea Fipe, le dinamiche del mercato hanno spesso portato ad un’eccessiva concentrazione dell’offerta e allo sviluppo di forme di ristorazione più informali con ricadute negative in termini di pressione antropica, rumore, rifiuti. Scendendo nel dettaglio dei singoli quartieri che i numeri si fanno evidenti, come si evince dall’indagine: nella zona di Porta Venezia a Milano le attività di ristorazione con somministrazione sono aumentate del 53,2% e quelle da asporto del 32%, mentre a Roma, in una porzione del quartiere di Trastevere, i take away sono cresciuti del 33,3% a fronte di una flessione del 24,1% dei bar tradizionali. Spinte da affitti insostenibili e da costi di gestione sproporzionati, molte attività si sono trasformate in locali di metratura ridotta senza servizio e con poco personale.