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Flotilla, rientrati a Roma gli attivisti italiani rilasciati: “Almeno 15 casi di violenza sessuale”

Flotilla, rientrati a Roma gli attivisti italiani rilasciati: “Almeno 15 casi di violenza sessuale”

Denunciati “almeno 15 casi di violenza sessuale, inclusi stupri”, tra gli oltre 400 attivisti trattenuti dalle forze israeliane

Sono rientrati nella serata di giovedì 21 maggio all’aeroporto di Fiumicino gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla per Gaza fermati e poi rilasciati dalle autorità israeliane. L’arrivo in Italia è stato accompagnato da racconti pesantissimi sulle violenze che sarebbero state subite durante il fermo e il trasferimento.

Tenuti sotto tiro

 “Noi siamo stati sotto tiro sin dalle fasi dell’abbordaggio, almeno due persone sono state colpite dai cecchini che prendevano la mira per fare male”. È il racconto di Marco, uno degli attivisti rientrati in Italia. Secondo la sua testimonianza, le violenze sarebbero iniziate già durante l’operazione in mare. “Hanno iniziato a sparare sulle barche in fase d’abbordaggio. Poi, durante l’abbordaggio, diverse persone hanno usato dei taser”.

Le sevizie subite

 Il racconto prosegue con accuse ancora più gravi sulle ore successive al fermo. “Le violenze si sono ripetute dopo, siamo stati fatti salire sulle prue delle barche per farci prendere acqua, poi quando siamo saliti su questa sorta di campo di concentramento galleggiante sono continuate in diverso modo: persone sono state massacrate di botte, sono state ore di sevizie, torture e malmenamenti”. Anche altri partecipanti alla missione parlano di pestaggi e persino di abusi sessuali.

Accuse pesantissime

 “A chi hanno rotto costole, a chi hanno molestato sessualmente ma è stata anche una tortura psicologica”, hanno raccontato alcuni attivisti dopo il rientro.

Flotilla: “Almeno 15 casi di violenza sessuale”

La Global Sumud Flotilla ha denunciato “almeno 15 casi di violenza sessuale, inclusi stupri”, tra gli oltre 400 attivisti trattenuti dalle forze israeliane, oltre a persone “colpite da proiettili di gomma a distanza ravvicinata” e a “decine di casi di persone con ossa rotte”. “Mentre l’attenzione del mondo è puntata sulla sofferenza dei nostri partecipanti, non possiamo sottolineare abbastanza che questo è solo un piccolo esempio della brutalità che Israele infligge quotidianamente agli ostaggi palestinesi”, ha scritto la Flotilla sui propri account social, invitando a rafforzare “le pressioni necessarie a porre fine a questa violenza coloniale” perché “le dichiarazioni di condanna non bastano”.


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